L’immagine della donna nello Shintō

Scritto da Giulia Zucconi -
L’immagine della donna nello Shintō

La principessa Toyotama, figlia del signore del mare, ormai prossima al parto, si mise a preparare sulla battigia una capanna dove partorire, ma la costruzione non era ancora completa quando fu costretta a entrarci, dicendo al marito Howori, principe dei cieli:

Gli esseri di altri mondi al momento del parto assumono le sembianze originarie. Farò così anche io adesso, perciò non guardarmi, ti prego”. Egli, tuttavia, incuriosito dalle parole di lei, spiò il parto e la vide trasformata in un coccodrillo enorme che strisciava e si contorceva. Terrorizzato se la diede a gambe e sua altezza la principessa Toyotama, accortasi di essere stata spiata, abbandonò per la vergogna il neonato sul posto.

In questo passo del Kojiki, testo scritto nel 712 che ci offre una preziosa panoramica della narrazione mitica shintoista, il parto viene descritto come un evento estraneo alla sfera umana e la donna viene presentata come intrinsecamente selvaggia...

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Pagine Zen 122

settembre / dicembre 2020
Tawaraya Sōtatsu, Alberi di pino, 1621, dodici porte scorrevoli (una parte), colore su carta a foglia d’oro, 174 x 76 cm (ciascuna), Yōgenin, Kyōto. Importante Proprietà Culturale.
Sommario
  • Tawaraya Sōtatsu (1570? – 1640?) Un artista all’avanguardia
  • Johakyū 序破急 Introduzione, sviluppo, conclusione.
  • Il tavolo del letterato cinese (prima parte)
  • Un’indagine su “Mottainai” (Prima parte)
  • Un Okimono di avorio del Museo d’Arte Orientale di Venezia Figura femminile con acqua, arco e frecce
  • L’immagine della donna nello Shintō
  • Kaze no denwa Il Telefono del vento
  • Amae Il lato dolce del Giappone
  • Pagine Giapponesi Immagini e racconti dal Giappone attraverso i libri della Biblioteca Braidense
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Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (seconda e ultima parte)

Scritto da Marianna Zanetta -
Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (seconda e ultima parte)

I luoghi appena trattati rappresentano, pur nella loro importanza, elementi dal carattere eccezionale e unico, con importanti connessioni con l’immaginario popolare, spesso fonte anche di curiosità. Tuttavia, spesso questi luoghi non rappresentano una pratica quotidiana e costante, pratica che si concretizza più facilmente nei piccoli tempi di quartiere che, anche se non unicamente o principalmente votati ai mizuko kuyō, offrono e pubblicizzano questa attività.

Ho avuto modo di recarmi personalmente in uno di questi templi, nello specifico al Jōshōji 常性寺, nell’area di Chufu nella periferia di Tokyo. Come si può leggere dai volantini e dal sito internet, il tempio risale all’epoca Kamakura, ed è costituito da un padiglione principale dove si erge la statua del buddha Yakushi Nyorai, il buddha della guarigione e della medicina. Accanto ad esso troviamo...

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Pagine Zen 120

gennaio / aprile 2020
Utagawa Kuniyoshi - Kojo Miyagino 孝女宮城野 (Miyagino the Filial) / Kataka-uchi chuko den 仇撃忠孝傳 (Stories of Dutifulness and Loyalty in Revenge) - British Museum
Sommario
  • Quando la vendetta è donna L’esempio delle sorelle Miyagino e Shinobu
  • Calligrafia: kokoro / mente
  • Poesia e illuminazione La raccolta poetica del Maestro Dōgen
  • Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (seconda parte)
  • Zen e spade
  • Il drago in Cina Storia straordinaria di un’icona
  • Gli eroi suikoden e il tatuaggio giapponese
  • Ima wa mukashi… Konjaku Monogatari-Shu: una raccolta di favole dall’India, dalla Cina e dal Giappone
  • Un mondo allo specchio Viaggio e fotografia nel Giappone dell’Ottocento
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Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (prima parte)

Scritto da Marianna Zanetta -
Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (prima parte)

Il termine mizuko kuyō 水子供養 (lett. riti per i bambini d’acqua) indica un insieme di riti e di pratiche dedicate ai bambini e ai feti abortiti, sviluppatisi in Giappone a partire dalla seconda metà del Novecento, momento in cui ha avuto un vero e proprio boom, fino ai giorni nostri, dove trova ancora notevole successo presso la popolazione, a diversi livelli e intensità. Gli elementi che concorrono a dare vita a tale fenomeno sono molteplici, e affondano le radici in diverse tradizioni culturali e pratiche rituali antecedenti, elaborate nel corso dei decenni (se non di qualche secolo), con un conseguente slittamento di significato e di valenza. Il termine mizuko 水子 viene tradotto letteralmente con bambino d'acqua, e da tempi recenti indica l'anima dei bambini abortiti.

L’immaginario che circonda queste credenze è variegato, ed anch’esso il risultato di evoluzioni storiche, ma possiamo dire che nella maggior parte dei casi, la rappresentazione ricorrente è quella che vede gli spiriti dei bambini radunarsi lungo...

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Pagine Zen 118

maggio / agosto 2019
Immagine di Kokeshi tratta da www.1stdibs.co.uk
Sommario
  • I kokeshi del Tōhoku
  • Lealtà 誠忠
  • Le porcellane Celadon …dove Celadon rotola giù - il suo rapido flusso…
  • Il ritratto buddhista giapponese e l'iconografia di Daruma Una riflessione
  • Luci al neon: Gutai a Osaka City
  • Leggiadre visioni (seconda parte) Pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità
  • Hikikomori ひきこもり La socialità negata delle personalità evanescenti
  • Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (prima parte)
  • Muga-muchū
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Pagine Zen 116

settembre / dicembre 2018
Elmo da parata ricoperto in lacca nera in stile “zunari kabuto” con vere corna di cervo e cimiero frontale (maedate) a forma di mezza luna crescente. Periodo Taishō-Shōwa.
Sommario
  • Kabuto Funzioni e simboli dell'elmo giapponese
  • Mushotoku 無所得
  • Il Kirin di Meinertzhagen Una leggenda?
  • Buddhismo e arte nel medioevo giapponese
  • Sulla scena del Nō Costumi da teatro del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Un kami fra i ciliegi Ebisu il sorridente
  • Il diario giapponese di Antonio Locatelli (1923)
  • Il disegno giapponese Tra manga e comics (terza e ultima parte)
  • Un ricordo di Sōseki bambino
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Pagine Zen 115

maggio / agosto 2018
Pagoda al tempio Kiyomizu di Kyoto - Foto di Aldo Tollini
Sommario
  • Buddhismo e arte nel medioevo giapponese
  • 精進 Shōjin
  • Otomi Dicerie su una geisha di Edo
  • Il Drago e la Fenice tra Cina e Giappone
  • Mettersi in viaggio Strani incontri lungo la Tōkaidō.
  • Il disegno giapponese Tra manga e comics (seconda parte di tre)
  • La ri-apparizione di Giovanni Battista Sidotti
  • Le lettere dal Giappone (1929) di Maria A. Loschi
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Pagine Zen 113

settembre / dicembre 2017
L’“okoshi daiko”, il grande tamburo sacro che “risveglia” e i suoi battitori
Sommario
  • Battiti del cuore, nel cuore della notteIl matsuri di Hida Furukawa
  • FUDŌ 浮動fluttuare, galleggiare
  • Yamato Kotoba Primordialismo e atavismo nel Giappone moderno
  • Le forme dell'impermanenzaIl cinema di Ozu Yasujiro
  • Le cinque fasi e i rapporti coniugaliin un paravento del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Il concetto di esperienzanel pensiero di Nishida Kitarō e le sue radici indiane
  • Seiyuu, questi sconosciuti, ma non troppo! Una simpatica incursione nel mondo del doppiaggio del cinema d’animazione giapponese
  • Rintocchi di campanaRisveglio a Tokyo
  • L’aurora del Giappone tra mito e storiografia Nascita ed evoluzione dell’alterità nipponica nella cultura italiana, 1300-1600. Di Gianluca Caputo (Olschki Editore, 2016)
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Zen e bugia: fra arte e religione

Franco Fusco -
Bodhidharma (Daruma) dipinto dall'artista coreano Kim Myŏng-guk (1600-1663?)

John Cage, il musicista statunitense, invitato a tenere una conferenza sullo zen, esordì con queste parole: “Sono qui. E non c’è nulla da dire.”

Aveva ragione. Perché “iniziare è tacere” (A. Tagliapietra) e perché il dicere (nel suo originario significato di ‘mostrare’) è atto rituale silenzioso, ma anche perché la necessaria metaforicità del linguaggio è di per sé ingannevole e ogni parola detta manca il bersaglio dell’essenza delle cose. Soprattutto aveva ragione, perché ciò che si può dire dello zen è nulla. Pertanto qui viene trattato nulla. Voi state per leggere nulla e apprenderete nulla. Dunque aspettatevi proposizioni logiche.

E bugie.

Tutti noi siamo. Presente assoluto. Anche quando non agiamo, siamo. Anche quando non pensiamo, siamo. Anche quando non viviamo ancora, siamo. Anche quando non viviamo più, siamo: il nostro cervello non manda impulsi, il nostro cuore non pompa sangue, i nostri polmoni non aspirano aria, ma le entità (cellule, atomi), che ci compongono, sono.

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Pagine Zen 111

gennaio / aprile 2017
Kawase Hasui - Kinkakuji Temple, evening Snow
Sommario
  • 雪の幽玄 Yuki no yūgen Suggestioni di neve
  • I due guardiani del buddha Yakushi
  • Zen e bugia: fra arte e religione
  • 無必然 “Non ineluttabile”
  • I monaci delle montagne Sul monte Haguro con gli Yamabushi
  • Io l’ho visto! Nakazawa Keiji, mangaka testimone dell’atomica
  • Yumi L’arco giapponese: com’è fatto e come funziona
  • Calligrafia cinese: Corso base Un importante strumento di studio
  • Buio sotto il faro Scritti di un giapponese a Napoli
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Crocevia di spiriti e di vivi: commemorazione dei defunti a Kaminigorikawa, una comunità rurale del Giappone.

Andrea Pancini -
Crocevia di spiriti e di vivi: commemorazione dei defunti a Kaminigorikawa, una comunità rurale del Giappone.

Nel numero 108 di Pagine Zen Andrea Pancini racconta di come vengono onorati i defunti in Giappone, in particolare a Kaminigorikawa. Qui vi proponiamo la versione integrale dello scritto con alcune foto.

Quando l'estate scorsa ho deciso di partire per un viaggio di un mese in Giappone, non avrei mai immaginato di poter assistere in prima persona e prendere parte ai riti obon di Kaminigorikawa, un piccolo paese composto da una manciata di case della prefettura di Niigata. Era da quasi due anni che mancavo dal Giappone ma non avevo particolari aspettative. Pensavo semplicemente di andare a trovare amici e conoscenti; tuttalpiù avrei visitato alcune zone turistiche che nei miei precedenti soggiorni avevo mancato. Grazie alla famiglia S. invece, ho potuto provare un piccolo assaggio della cosiddetta osservazione partecipante di malinovskiana memoria. Ho trascorso due settimane a Kaminigorikawa dove, da semplice itaria no ancha (dial. di "ragazzo italiano"), ho avuto l'onore e il piacere di diventare un oyakata, il capo rappresentante della famiglia durante il rituale conclusivo di obon. Quale migliore occasione, quindi, per scrivere un piccolo diario etnografico?

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