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Nasce Temi Zen

Il compito di questa redazione è sempre stato quello di assistere gli autori, delegando la descrizione del concetto di “zen” ai loro racconti ed alle loro esperienze, ma è stato anche quello di divulgare date ed incoraggiare alla partecipazione di eventi/corsi/manifestazioni asiatiche in tema zen, prevalentemente di origine giapponese.
Riflessioni sulla scarsa diffusione, in Italia, di informazioni sulle tecniche chan e sulle origini cinesi dello zen, scaturite dall’incontro con un istruttore Ddm (法鼓山, Dharma Drum Mountain), ci indussero ad andare oltre, ampliando la nostra attività e completando la nostra documentazione per consentire, a chi fosse interessato, l’approfondimento delle vicissitudini storiche antecedenti.
Anche a distanza di oltre due millenni il chan, da cui nacque lo zen, ha molto da insegnare. Ciò che in particolare abbiamo voluto documentare è stato il cambiamento dei valori dello zen e delle sue regole nel corso dei secoli. Secondo gli studiosi, il primo “portatore di consapevolezza” di cui la storia riporti l’esistenza, disse ai suoi discepoli di non scrivere alcuna regola, affinché la trascrizione dei concetti non disperdesse la coscienza pura. Si dice che i primi “illuminati” siano divenuti tali per induzione, solo grazie all’ascolto delle parole del Buddha e tramite il contatto con il medesimo, facendo affidamento sulla propria percezione. Raggiunta la “visione”, il discepolo non necessitava di altre indicazioni o di regole. Si dice che quella “visione”, chiamata "verità", fosse la risposta perfetta ad ogni domanda e che ai primi "possessori di verità" null’altro restasse da fare, se non espandere quella conoscenza per mezzo dell’insegnamento, che quindi fu trascritto e divenne un insieme di regole. I primi messaggeri del nuovo insegnamento portarono sé stessi ad unica riprova della validità della parola e degli scritti che recavano in dono, ma fu sufficiente per ottenere ascolto presso i potenti, spesso desiderosi anch'essi di imparare le regole suggerite dai monaci messaggeri. Non vi furono coercizioni di sorta, l’insegnamento non fu imposto e fu accettata la disciplina come veicolo per il raggiungimento della libertà interiore.
A distanza di due millenni e mezzo le leggi originali dello zen sono state sostituite da alcuni aspetti della sua forma esteriore, spesso riempite di tutt’altro contenuto, talvolta edonistico. Soprattutto si è creata una grande confusione tra cause ed effetti: definizioni nate per l’insegnamento, inerenti a percorsi coscienziali, oggi liberamente utilizzate per scopi commerciali, sono ormai totalmente scollegate dal loro significato originale.
Ad esempio: “zen” è la pronuncia giapponese della parola cinese “chan” che a sua volta deriva dal sanscrito “dhyāna” (ध्यान), definizione importata dall’India che significa “visione”, “meditazione”.
Ormai con il termine “zen” ci si riferisce ad un’infinità di pratiche e concetti distanti dallo  Zen giapponese, del tutto estranee alla Scuola cinese Chan ed agli altri insegnamenti che ne scaturirono, come quelli della Scuola coreana Seon e della Scuola vietnamita Thiên. Nella fisiologica generalizzazione si estingue, purtroppo, il patrimonio culturale di queste scuole millenarie, istituite da uomini straordinari.
Precursori di ogni insegnamento zen furono i maestri dell’antica Cina:

Negli anni successivi all’introduzione del buddismo, i giapponesi ripudiarono i loro valori e tendenze artistiche originali, dedicandosi all’imitazione pedissequa della cultura cinese ed alla riproduzione delle ricche ed elaborate arti del buddismo continentale. Le tribù insulari del Giappone, adoratrici della natura, erano intimidite dalla religione della Cina, altresì impressionate dalla maniera con la quale l’imperatore cinese governava il proprio paese e si accinsero a ricalcarne la forma di governo. I precedentemente illetterati giapponesi adottarono un sistema cinese di scrittura che restò in uso finché non ne crearono uno semplificato basato sul loro proprio alfabeto-sillabario. Adottati i sistemi amministrativi cinesi, i giapponesi decisero di ricreare anche una città “cinese” e nel 710 consacrarono Nara, una replica in miniatura di Chang'an (長安), che presto fu ricca di templi e pagode in stile cinese. Sacerdoti giapponesi frettolosamente ordinati recitavano scritture buddiste che a stento capivano, mentre l’aristocrazia locale si pavoneggiava in abbigliamento cinese recitando versi di poeti Tang. In epoca medievale fu anche importata e resa “arte zen“ ufficiale, la pittura cinese a inchiostro, mentre elementi architettonici shinto furono integrati con ornamenti propri dei monasteri chan cinesi: il risultato fu la classica casa giapponese di ispirazione zen.
Th. Hoover, Zen Culture

Il nostro progetto è quello di configurare uno spazio per la cultura zen di quest’epoca, promuovendone le tradizioni nel pieno rispetto delle loro origini, dedicando un nuovo spazio alle associazioni che attualmente rappresentano in Italia la cultura zen cinese, coreana e vietnamita ad integrazione di quella giapponese, di cui ci occupiamo da sempre.
Se desiderate approfondire, vi invitiamo a proseguire la lettura nella sezione dedicata alla Storia dello Zen.




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