Zen e spade

Secondo il Brahmajālasūtra ( 梵網経 - 大乗仏教 ) colui che prende i voti non dovrebbe compiere, favorire o assistere ad atti di violenza, procurarsi o conservare armi né approvare l'uccisione di altri in alcun modo ed il trasgressore subirà conseguenze karmiche gravi, specialmente se l’azione fu “consapevole, intenzionale o dettata da ira”.
Attestando l’esistenza di “differenti modi di colpire e di uccidere”, il contenuto del sutra ( 契經 ) si prestò a svariate speculazioni sulle conseguenze karmiche degli atti violenti privi di intenzionalità, come ad esempio quelle generate da colpi inferti per la difesa propria o altrui, in seguito ad un’aggressione non provocata.
Analogamente, alcuni versi del Mahāyāna Mahāparinirvāṇa Sūtra ( 大般涅槃經 ) attestano il consenso all'uso della violenza per la difesa del Dharma ( 法, 仏教 ) e, nel corso dei secoli, le discusioni sulle diverse circostanze delle azioni violente citate dalle sacre scritture generarono leggi non scritte sulla maggiore o minore gravità delle conseguenze karmiche di queste azioni, validate da alcune dottrine buddiste.

Senza queste logiche e “leggi” sarebbe stato impossibile per il clero buddista interagire con la popolazione, in particolar modo quella residente in zone di conflitto, né sarebbe stato possibile, per i monaci delle scuole zen, l’assidua frequentazione degli ambienti samurai in cambio della necessaria protezione.
Tra il 593, anno in cui il principe Shōtoku ( 聖徳太子, o Umayado, regno 593-622) avviò la propagazione del buddismo ed il 1190, anno di fondazione della prima scuola zen giapponese (Daruma-shū, 達磨 1190-1194), il Giappone accolse svariate dottrine buddiste, prevalentemente di provenienza cinese.

Tra esse quella della scuola Tendai ( 天台宗 ), che fu sovvenzionata e protetta dalla famiglia imperiale durante tutto il periodo Heian ( 平安時代 , 794-1185) e divenne la scuola buddista più influente del suo tempo.

Il clero tendai, temendo la perdita dei privilegi acquisiti, osteggiò qualsiasi metodo di insegnamento alternativo, inclusi quelli delle scuole zen (fondate da giovani monaci di Scuola Tendai) ed esercitarono pressioni al fine di sopprimerle.
Un decreto imperiale costrinse la scuola zen Daruma a chiudere i battenti, ma la scuola zen Rinzai ( 臨済宗, fondata negli anni 1193-1195) e la scuola zen Sōtō ( 曹洞宗 , fondata negli anni 1227-1230) sopravvissero, rispettivamente protette dal generale Minamoto no Yoritomo ( 源頼朝 , 1147-1199, primo shōgun di Kamakura) e dal samurai Hatano Yoshishige ( 波多野義重 , ?-1258, governatore di Kyoto).
A partire dal 1192 il Giappone fu retto da un’oligarchia militare con sede nella città di Kamakura ( 鎌倉市) la quale, per volere della vedova di Minamoto Yoritomo, Hōjō Masako ( 北条 政子 , 1156-1225), nel 1200 divenne il primo centro zen del Giappone, con sede nel tempio Jufuku-ji ( 寿福寺 ).
Contrariamente alle istituzioni buddiste tradizionali, i samurai accolsero gli insegnamenti zen con entusiasmo e gradualmente i monaci contaminarono le logiche militari della casta guerriera con i loro insegnamenti.

Il concetto di “reincarnazione” indusse molti samurai ad abbandonare la tortura e le uccisioni inutili, altri ad impegnarsi nella meditazione per acquisire forza ed entrare in battaglia senza timore ed altri ancora ad avvalersi delle pratiche zen per migliorare le tecniche di combattimento.
A partire dal periodo Edo ( 江戸時代, o “periodo Tokugawa 徳川時代, 1603-1863) i precetti zen determinarono cambiamenti anche in alcune tecniche di spada.

Nel 1635 venne emesso l’editto Sakoku (Sakoku-rei, 鎖国令 ) che proibì ai giapponesi di lasciare il paese e vietò i rapporti commerciali con gli stranieri:

solo i mercanti cinesi e quelli della Compagnia Olandese delle Indie Orientali ottennero accesso ( limitato al Porto di Dejima 出島 , Nagasaki 長崎市 ) ed il cristianesimo fu proibito in tutto il Giappone.

A causa della rivolta di Shimabara ( 島原の乱 1637-1638), nella quale samurai insoddisfatti, cattolici giapponesi e contadini sfruttati insorsero contro lo shogunato che sedò la ribellione nel sangue, fu proibita in tutto il Giappone l’introduzione di nuove dottrine religiose.

Contestualmente, allo scopo di monitorare la popolazione, l’amministrazione Tokugawa rese obbligatorio il danka seido ( 檀家制度 , o “terauke seido” 寺請制度, sistema facoltativo di affiliazione ai templi buddisti nato nel periodo Heian 平安時代, 794-1185) e costrinse ogni abitante dello shogunato, shintoisti inclusi, all’iscrizione nel registro di un tempio buddista in cambio del “terauke” ( 寺請, certificato di affiliazione) che diverrà un vero e proprio documento d’identità.

Il danka seido conferì alle scuole zen uno status privilegiato e, per due secoli, le usanze buddiste divennero predominanti in tutto il paese.

A partire dal 1638, in Giappone vi furono solo alcuni conflitti minori ed i samurai dovettero affrontare il dilemma dell’inutilità di una classe guerriera in tempo di pace.
Il tasso di alfabetizzazione della casta, in particolare degli hatamoto ( 旗本, samurai di rango superiore) era molto elevato e, con più tempo a disposizione, alcuni samurai si dedicarono agli studi per divenire burocrati, amministratori, magistrati o scrittori, mentre altri divennero istruttori di “arte della spada” ( 剣術 ).
Gradualmente nacquero le prime teorie sulla messa in pratica di concetti come katsujin-ken ( 活人剣, lett. “spada vivificante” o “spada che non colpisce con l’intento di uccidere”), noti grazie alla pubblicazione di alcuni libri.
Tra essi vi fu il testo in tre parti “Heihō Kadensho” ( 兵法家伝書, lett: “Libro ereditario sull’arte della guerra”), scritto nel 1632 dallo spadaccino di fede buddista Yagyū Munenori ( 柳生 宗 矩, 1571-1646), che fu istruttore e consigliere dello shogun Tokugawa Iemitsu ( 徳川 家光, in carica 1623 – 1651) e creatore dello stile di kenjutsu ( 剣術, lett: “arte della spada”) Yagyū Shinkage-ryū ( 柳生新陰流 ).

Nella prima parte del libro "La spada che uccide" ( 殺人刀 ), Munenori esaminò l’argomento della forza come strumento per affrontare disordine e violenza;
nella seconda, "La spada che dà la vita", (活人剣 ), caldeggiò la prevenzione dei conflitti, mentre nel terza parte, "Nessuna Spada” o “Senza spada" ( 無刀 ), incoraggiò allo sfruttando delle risorse ambientali per avvantaggiarsi negli scontri con il nemico.
A Yagyū Munenori sono dedicati alcuni scritti del monaco zen Rinzai Takuan Sōhō (沢庵宗彭, 1573-1646), abate del tempio Tokaiji ( 東海寺, 品川区 ), costruito appositamente da Tokugawa Iemitsu affinché il monaco risiedesse poco lontano dalla sua dimora.
Oltre ad essere consigliere dello shogun, Takuan Sōhō ebbe rapporti d’amicizia anche con Itō Ittōsai Kagehisa (伊東 一刀斎 景久), fondatore della scuola Ittō-ryū ( 一刀 流 o “Scuola d’una sola Spada”) e con Mikogami Tenzen (神子上典膳 ,noto anche come Ono Tadaaki), allievo di Ittōsai Kagehisa ed istruttore ufficiale dello shogun Tokugawa Ieyasu ( 徳川家康, in carica 1603-1605).

Indifferente alla sua stessa popolarità, pur di diffondere i suoi insegnamenti, Takuan Sōhō frequentò persone di qualunque estrazione sociale e colore politico, dall’imperatore Go-Mizunoo ( 後水尾天皇, regno 1611-1629) al comandante samurai di umili origini Ishida Mitsunari ( 石田 三成, 1559 – November 6, 1600), fedelissimo di Toyotomi Hideyoshi ( 豊臣秀吉, 1536-1598).
Takuan Sōhō pubblicò più di cento poemi, tra i quali un trattato in tre parti su filosofia buddista ed arti marziali, tradotto in italiano con il titolo “La mente senza catene - Scritti di un Maestro Zen a un Maestro di Spada”.
Nei tre scritti "La Saggezza Immutabile" ( 不動智神妙錄 ), "Il tintinnio cristallino delle gemme" ( 玲瓏集 ) ed "Annali della Spada Taia" ( 太阿記 ), egli citò antichi sutra buddisti, testi confuciani, scritti e kōan di monaci chan, versi dei grandi poeti Tang, estratti dello “Ise monogatari” ( 伊勢物語 ) nonché le riflessioni di rinomati monaci buddisti giapponesi, sia di scuola zen Rinzai che delle scuole Jōdo ( 浄土宗 ) e Shingon ( 真言宗 ).
Takuan rielaborò millecinquecento anni di saggezza orientale nell’intento di addestrare menti avvezze alla guerra ad un impiego consapevole della violenza.
Uno dei temi di maggiore conflitto tra etica zen ed etica samurai riguardava il riscatto dell’onore personale o di quello della propria famiglia, attraverso l’uccisione, di altri ( kataki-uchi 敵 討ち) o di se stessi (seppuku, 切腹 ).
Nel 1637 il governo Tokugawa vietò queste uccisioni “legali”, ma non riuscì a sradicarne la mentalità, né a cancellare il rispetto riservato dalla popolazione ai samurai che decisero di non abbandonare questo codice d’onore.

Tratta di etica zen anche il “Libro del Vuoto”, quinto capitolo del trattato su arti marziali ed arte della spada “Il libro dei cinque anelli” ( 五輪の書 ), nel quale i 5 anelli corrispondono ai 5 elementi buddisti ( 五大 ), scritto dal celebre spadaccino Miyamoto Musashi ( 宮本 武蔵, c. 1584-1645).
Nel “Libro del vuoto”
Musashi si riferisce al vuoto del senso di sé ”, tema ricorrente nell’insegnamento zen, che promette l’illuminazione solo a chi persegue strenuamente il distacco dai propri obiettivi.
L’argomento del “vuoto” viene introdotto dal secondo capitolo, il “Libro dell’Acqua”, dedicato alla flessibilità ed all’equilibrio con cui ogni persona dovrebbe affrontare gli eventi, mentre il “Libro della Terra”, il “Libro del Fuoco” ed il “Libro del Vento” si riferiscono a tecniche di combattimento vere e proprie, sia della scuola di Musashi ( Niten Ichi-ryū, 二天一流 ) che di altre scuole di spada dell’epoca.

Nel 1673 fu registrata la prima apparizione della parola “kendō”.
In quell’anno Abe Yoritō ( 安倍頼任, 1624-1693 inserì il termine nella denominazione della sua scuola di kenjutsu Abe-ryū Kendō ( 安倍立剣道o Aberyukendo), nella quale ci si allenava con una spada leggera.
Abe Yoritō era discepolo di Marume Nagayoshi ( 丸目長恵 o Kurando Marume, 1540-1629, fondatore della scuola Taisha-ryū, タイ捨流 ), il cui maestro fu Kamiizumi Ise-no-kami Fujiwara-no-Nobutsuna ( 上泉伊勢守藤原信綱, ca. 1508–1578).
Kamiizumi Nobutsuna, un Kensei ( 剣聖, lett. “santo della spada” o spadaccino dalle abilità leggendarie) del periodo Sengoku ( 戦国時代, o “Epoca degli Stati Belligeranti” 1467-1590) e fondatore della scuola Shinkage-ryū ( 新陰流, lett: "Nuova Scuola d'Ombra"), scontento dei risultati degli allenamenti, inventò il fukuro-shinai ( 袋竹刀 ) antenato rudimentale dell’attuale shinai ( 竹刀, “spada di bambù flessibile”).
A suo parere, le costanti pause necessarie per non ferire i propri compagni con le spade di legno duro (“bokken”, 木剣 ) o con le lame in acciaio smussato, vanificavano l’intero allenamento di kenjutsu, mentre nessuna interruzione sarebbe stata necessaria utilizzando la sua nuova spada leggera, fatta di bambù, con punta e manico avvolti da pelle laccata.

Si dice che Kamiizumi istruisse i suoi allievi avvalendosi di Kōan ( 公案, enigmi zen, affermazioni o domande per sondare l’animo degli studenti) ed insistesse particolarmente sulla necessità di non provare odio durante il combattimento.
"Se chi è dotato nelle arti marziali mantiene il minimo cattivo pensiero, come potrà realizzare l'immortalità della sua mente?"
L’evoluzione delle tecniche di spada, che gradualmente vennero modificate per garantire la sopraffazione dell’avversario senza causarne la morte, proseguì di pari passo con la ricerca di strumenti che rendessero ulteriormente sicuro l’allenamento.
A questo scopo Naganuma Kunisato Shirozaemon ( 長沼四郎左衛門国郷, 1688–1767) della scuola Jikishin Kage-ryū ( 直心影流剣術 ) sviluppò una specie di armatura da addestramento che chiamò kendō-gu ( 剣道具, lett: "attrezzatura da kendō ") e Nakanishi Chuzo Kotake ( 中西忠蔵子武, 1750-?) della scuola Itto-ryū ( 刀流中西派 ) inventò una rudimentale griglia protettiva per il viso, precursore del moderno “men” ( 面 ).

Sia la nascita del Kendō che quella dello speciale Dipartimento di Arti Marziali della Polizia Metropolitana di Tokyo ( 警視庁 - 内務省 1874-1948) furono conseguenti alle iniziative dello spadaccino Sakakibara Kenkichi ( 榊原鍵吉, 1830–1894), già insegnante al Kōbusho ( 講武所, accademia militare dello shogunato Tokugawa) e guardia personale nonchè istruttore di spada dello shogun bambino Tokugawa Iemochi ( 徳川家茂, in carica 1858-1866), morto all’età di 20 anni.
Sakakibara Kenkichi fu allievo di Otani Nobutomo (男谷信友 o Otani Shintaro, 1798-1864, della scuola di kenjutsu Jikishinkage-ryū 直心影流剣術) ed in seguito divenne guardiano del Castello di Edo (江戸城), città che nel 1868, dopo la Restaurazione Meiji ( 明治維新 ), fu rinominata Tokyo.

A causa dell'abolizione dei domini feudali giapponesi ( 廃藩置県 ), cui seguì l'istituzione delle prefetture (都道府県), Sakakibara Kenkichi riprese ad insegnare kenjutsu nel suo vecchio dojo di Kurumazaka, attuale zona di Ueno (上野 , a Tokyo).

A partire dal 1871 Kenkichi dovette confrontarsi con crescenti problemi finanziari ed infine rassegnarsi all’impossibilità di mantenere la sua attività. Lo smantellamento dell’esercito tradizionale giapponese a favore dell’Esercito Imperiale ( 大日本帝國陸軍 1868-1945) generò grande interesse per le armi moderne e penalizzò fortemente la popolarità dell’arte della spada, che venne praticata sempre meno.
Gli allievi diminuirono a tal punto che l’insegnamento del kenjutsu non fu più sufficiente a garantire il sostentamento degli istruttori.

Nel 1872 Sakakibara Kenkichi inscenò la rappresentazione di un duello di spade in onore del suo signore, il defunto 14° shogun Tokugawa Iemochi, durante una commemorazione pubblica nell’anniversario della sua morte.
L’abate del tempio di Zōjō-ji (増上寺) di Tokyo ed i commercianti del quartiere che assistettero alla dimostrazione, ne furono affascinati e proposero di finanziare altri tornei di kenjutsu “sceneggiati” come intrattenimento per il pubblico. Sakakibara, desideroso di offrire un reddito al maggior numero possibile di samurai indigenti, coinvolse altri rinomati spadaccini in stato di povertà ed organizzò la prima “esibizione di arte della spada” (gekiken kōgyō 撃剣興行 ), che fu autorizzata dal governo per il mese di aprile del 1873.
L'evento ebbe successo immediato e molti altri addottarono l'idea: nel giro di pochi mesi a Tokyo si svolsero più di venti esibizioni e presto iniziative analoghe si diffusero in altre prefetture.

Dopo un periodo di sospensione (i tornei furono proibiti per il timore che potessero divenire luogo di riunione per cospiratori), i “gekiken kogyo” ripresero, regolamentati da nuove norme, ma Sakakibara Kenkichi se ne allontanò.
A suo parere le regole imposte, eccessivamente restrittive, non solo“offendevano lo stile” , ma lo snaturavano, rendendolo“inutilizzabile in qualunque vero duello”.
Nonostante le critiche fossero condivise da molti, ai gekiken kogyo venne riconosciuto il merito d’aver risvegliato l’interesse per i combattimenti di spada e d’aver introdotte le prime regole del kendō moderno.

Il 28 marzo 1876 il governo Meiji emise l’editto Haitōrei (廃刀令, “editto di abolizione della spada”), che proibì ai non appartenenti alle forze dell’ordine di portare armi in pubblico (senza però vietarne il possesso).
Quello stesso anno Sakakibara ricevette l’incarico, insieme ad altri rinomati maestri di discipline marziali, di creare le forme del Keishichō-ryū ( 警視庁流, stile di combattimento a tecniche miste ideato per la polizia metropolitana di Tokyo).

Fu solo negli ultimi anni della sua vita che Sakakibara Kenkichi tornò ad allenare nel suo dojo di Tokyo. Tra i suoi allievi Naitō Takaharu ( 内藤高治, 1862–1929, futuro primo istruttore ufficiale di Kendō), Takeda Sōkaku ( 武田 惣角, 1859–1943, futuro creatore dello stile Daitō-ryū Jūjutsu 大東流柔術 ), Heinrich von Siebold (1852-1908, considerato il “caposcuola” dell’archeologia in Giappone) ed Erwin Bälz (1849-1913, medico della famiglia imperiale giapponese).

Il 17 aprile del 1895 nacque a Kyoto la fondazione Dai Nippon Butoku Kai ( 大日本武徳会, 1895-1946, lett. “Grande Società Giapponese di Virtù Marziali”), un’organizzazione privata costituita sotto il patrocinio imperiale allo scopo di preservare, consolidare e standardizzare le discipline delle arti marziali giapponesi, incoraggiarne l'insegnamento e promuoverne la diffusione.

Quello stesso anno l’imperatore Meiji ( 明治天皇 , regno 1867-1912) acconsentì alla ricostruzione del Butokuden (武徳殿, lett. “Sala delle Virtù marziali”), dojo imperiale dell’antica capitale Heian-Kyo ( 平安京, attuale Kyoto), affinché divenisse sede della fondazione Dai Nippon Butoku Kai ed il principe Komatsu Akihito ( 小松宮彰仁親王, 1846–1903 ), all’epoca comandante dell'esercito imperiale, ne fu il primo presidente.

Nel 1912 fu creato il "Dai-Nippon Kendō Kata" ( 日本剣道形, o “Kendo kata del grande impero giapponese”) che eliminò le differenze tecniche regionali, affinché un’unico metodo trasmettesse l'essenza dell’arte della spada giapponese alle generazioni successive dell’intera nazione.

A partire dal 1914 il kendō divenne materia di insegnamento facoltativo in alcune scuole secondarie giapponesi (sarà obbligatorio a partire dal 1931).

La formazione degli istruttori di Kendō avveniva al Budo Senmon Gakko ( 武道専門学校 , scuola di formazione per insegnanti di arti marziali fondata nel 1905) ed il primo istruttore del nuovo stile fu Naitō Takaharu il quale, insieme a Sasaburō Takano ( 高野佐三郎 1862-1950) tracciò le linee guida delle tecniche di insegnamento, che furono pubblicate nel 1915.
Entrambi erano spadaccini di grado Hanshi ( 範士, “grande maestro”) ed entrambi all’epoca furono scelti perché già istruttori al Dipartimento di Arti Marziali della Polizia Metropolitana di Tokyo, da cui fuoriuscirà la maggior parte dei kendōka ( 剣道家 ) che successivamente insegneranno al Dai Nippon Butoku Kai.
Formalmente il kendō ( 剣道, lett: “via della spada”) nacque solo nel 1919, anno in cui Hiromichi Nishikubo (西久保弘道, 1863-1930, sindaco di Tokyo e vicepresidente del Dai Nippon Butoku Kai, usò ufficialmente questo termine per rinominare il nuovo stile.
La distinzione formale si rese necessaria affinché il kendō si differenziasse definitivamente, sia dagli allenamenti con spade di legno gekiken ( 撃剣, lett. “scherma libera”), che dagli stili di combattimento con la katana ( 刀 ) del kenjutsu.

Nel 1924 le squadre giovanili di kendō parteciparono all prima competizione nazionale ( 明治神宮競技大会剣道競技, lett: “Concorso di Kendō alla gara del Santuario Meiji”) e dal 1941 la disciplina divenne materia d’insegnamento anche nelle scuole elementari del Giappone.
Ma il progetto ebbe vita breve.
Il 15 dicembre 1945 fu abolito lo “shintoismo di stato” e furono proibiti i riti militaristici e ultra-nazionalisti, tra cui le arti marziali.
La Costituzione giapponese del dopoguerra ( 日本国憲法 ), avviata dal primo ministro Kijūrō Shidehara ( 幣原喜重郎, in carica 1945–1946) nell’ambito di un progetto di collaborazione con gli alleati, conteneva una "clausola” di smilitarizzazione che impegnava allo smantellamento di qualsiasi forza armata giapponese ed anche il Dai Nippon Butoku Kai dovette cessare ogni attività.
Tuttavia gli Stati Uniti, preoccupati dagli sviluppi della guerra civile cinese ( 国共内战, 1945-1950) e dalle tensioni causate dalla divisione della Corea ( 한반도 분단, 1945), rividero le loro decisioni, ridimensionarono la smilitarizzazione e fecero pressioni sul governo giapponese affinché ricostituisse il suo esercito come baluardo contro il comunismo in Asia.
Nel 1949 il generale Mac Arthur (in carica 1903–1964) riconsegnò alcune posizioni di potere a funzionari giapponesi e l'occupazione gradualmente volse al termine, fino a concludersi con il Trattato di San Francisco (サンフランシスコ条約), firmato l'8 settembre 1951.
Per un breve periodo (1949-1952) il kendō fu praticato come una sorta di “gioco”, chiamato shinai kyōgi ( 竹刀 競技, “competizione con spade di bambù”)

e nel 1952 fu fondata l'Associazione di Kendō Giapponese (全日本剣道連盟, Zen Nippon Kendō Renmei), che diffuse il kendō nella sua veste attuale di strumento educativo.

Sempre nel 1952, nacque a Tokyo la Federazione Internazionale di Arti Marziali ( 国際武道連盟 Kokusai Budoin Kokusai Budo Renmei o IMAF), che ne promosse lo sviluppo a livello mondiale.

Nel 1970 venne fondata la International Kendō Federation ( 国際剣道連盟, FIK) che collegò e coordinò le attività delle federazioni di kendō in tutto il mondo.
La FIK è un'organizzazione non governativa ed in Italia non è affiliata al Coni.
Nel 2003 fu istituita la Japan Kendo Hall of Fame ( 剣道殿堂 ), in onore di tutti i maestri kendōka, Meijin ed Hanshi, che si distinsero in modo particolare o che diedero un contributo indispensabile alla diffusione del kendō.