Zen e spade

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Zen e spade

Secondo il Brahmajālasūtra ( 梵網経 - 大乗仏教 ) colui che prende i voti non dovrebbe compiere, favorire o assistere ad atti di violenza, procurarsi o conservare armi né approvare l'uccisione di altri in alcun modo ed il trasgressore subirà conseguenze karmiche gravi, specialmente se l’azione fu “consapevole, intenzionale o dettata da ira”.
Attestando l’esistenza di “differenti modi di colpire e di uccidere”, il contenuto del sutra ( 契經 ) si prestò a svariate speculazioni sulle conseguenze karmiche degli atti violenti privi di intenzionalità, come ad esempio quelle generate da colpi inferti per la difesa propria o altrui, in seguito ad un’aggressione non provocata.
Analogamente, alcuni versi del Mahāyāna Mahāparinirvāṇa Sūtra ( 大般涅槃經 ) attestano il consenso all'uso della violenza per la difesa del Dharma ( 法, 仏教 ) e, nel corso dei secoli, le discusioni sulle diverse circostanze delle azioni violente citate dalle sacre scritture generarono leggi non scritte sulla maggiore o minore gravità delle conseguenze karmiche di queste azioni, validate da alcune dottrine buddiste.

Senza queste logiche e “leggi” sarebbe stato impossibile per il clero buddista interagire con la popolazione, in particolar modo quella residente in zone di conflitto, né sarebbe stato possibile, per i monaci delle scuole zen, l’assidua...

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Poesia e illuminazione

A cura di Aldo Tollini -
Poesia e illuminazione

Nel mese di febbraio del 2019, è stata pubblicata la mia traduzione dell’intera collezione di poesie in lingua giapponese e quindici poesie in lingua cinese del maestro Zen Eihei Dōgen 永平道元(1200-1253) – Eihei Dōgen, Poesie. Ed. Bompiani - uno dei più importanti pensatori e maestri buddhisti del Giappone pre-moderno.

Le poesie in lingua giapponese in numero di sessanta, sono oggi note col nome di Sanshō dōei 傘松道詠, ossia “composizioni poetiche della Via di Sanshō”. Si tratta di poesie waka 和歌in stile classico di trentuno sillabe, in cinque versi, con la cadenza di 5-7-5-7-7 sillabe.

Le poesie in cinese vanno sotto il nome di raccolta di Sankyo (o Sango) 山居, cioè “vivere tra i monti”, scritte dal Maestro mentre si trovava nella zona montuosa del tempio di Eiheiji. Questa breve collezione non ...

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Un’indagine su “Mottainai” (prima parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Un’indagine su “Mottainai” (prima parte)

Non devi credere che questo mondo esista per te. Il mondo non è un recipiente per contenerti.

Tu e il mondo siete come due alberi che si ergono fianco a fianco, distaccati ed eretti, senza mai inclinarsi l’uno verso l’altro.

Da parte tua, sai che vicino a te c’è l’albero splendido del mondo, e ne sei felice. Quanto al mondo, è possibile che non si ricordi nemmeno della tua esistenza.

È questo l’incipit del racconto Still Life (Sutīru raifu, 1988) di Ikezawa Natsuki, uno scrittore da sempre interessato alla relazione fra uomo e natura e ai rapporti fra le culture.

Ma se è vero che il mondo non è affatto interessato alla nostra singola esistenza, questa ha comunque un forte impatto sull’ecosistema e mi sembra che le vicende degli scorsi mesi siano qui a testimoniarlo. Queste e altre considerazioni mi sono venute alla mente in questo periodo, un’epoca in cui la forzata clausura ha portato tutti a confrontarsi con nuovi possibili scenari futuri, a ripensare alle proprie vite con un occhio di riguardo volto alle mutate condizioni in cui ci troveremo.

Occorre trovare forme di adattamento a condizioni difficili, e questo mi ha naturalmente portata a guardare a come la cultura popolare giapponese ha trovato espedienti per non sprecare risorse, per riutilizzare materiali, per mostrare rispetto e gratitudine per ciò che è stato ricevuto in dono dalla Terra e dall’uomo utilizzato. Tutto questo in Giappone è sintetizzato dall’espressione mottainai 勿体無い ...

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Shikoku e gli 88 templi

Scritto da Luigi Gatti -
Shikoku e gli 88 templi

Diverse sono le leggende relative alla genesi del cammino di Shikoku, la più accreditata ha come protagonista Emon Saburo, un avido commerciante del Novecento che viveva con la moglie e otto figli in una città nel sud dell’isola, l’attuale Matsuyama. Una mattina, un viandante si presentò elemosinando alla porta di Emon il quale, dopo averlo insultato e deriso, lo cacciò malamente.

L’indigente si ripresentò per più giorni, altri sette per l’esattezza, ed ogni mattina Emon gli riservava il medesimo trattamento, divenendo ogni giorno più severo e furioso fino ad aggredirlo con un bastone. Nel tentativo di evitare l’ingiustificata percossa, il mendicante si fece sfuggire dalle mani l’anfora per l’elemosina che cadde al suolo distruggendosi in otto cocci.

Fu l’inizio di un periodo di sciagure che portarono...

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Pagine Zen 119

settembre / dicembre 2019
Torre campanaria, Danjō Garan, Monte Kōya. Foto di Luigi Gatti
Sommario
  • Shikoku e gli 88 Templi Il Cammino del Giappone (seconda e ultima parte)
  • Guardando la cascata del Monte Lu
  • Jisei Le poesie dell'addio
  • Mingei Un movimento alla riscoperta dell'arte popolare
  • Architettura giapponese tradizionale
  • Leggiadre visioni Pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità - Splendore e ricchezza fra i capelli (terza e ultima parte)
  • Blanc de Chine
  • Strumenti musicali giapponesi al Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Akaito Archeologi e antropologi all’ombra del Sol Levante
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Pagine Zen 120

gennaio / aprile 2020
Utagawa Kuniyoshi - Kojo Miyagino 孝女宮城野 (Miyagino the Filial) / Kataka-uchi chuko den 仇撃忠孝傳 (Stories of Dutifulness and Loyalty in Revenge) - British Museum
Sommario
  • Quando la vendetta è donna L’esempio delle sorelle Miyagino e Shinobu
  • Calligrafia: kokoro / mente
  • Poesia e illuminazione La raccolta poetica del Maestro Dōgen
  • Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (seconda parte)
  • Zen e spade
  • Il drago in Cina Storia straordinaria di un’icona
  • Gli eroi suikoden e il tatuaggio giapponese
  • Ima wa mukashi… Konjaku Monogatari-Shu: una raccolta di favole dall’India, dalla Cina e dal Giappone
  • Un mondo allo specchio Viaggio e fotografia nel Giappone dell’Ottocento
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Pagine Zen 122

settembre / dicembre 2020
Tawaraya Sōtatsu, Alberi di pino, 1621, dodici porte scorrevoli (una parte), colore su carta a foglia d’oro, 174 x 76 cm (ciascuna), Yōgenin, Kyōto. Importante Proprietà Culturale.
Sommario
  • Tawaraya Sōtatsu (1570? – 1640?) Un artista all’avanguardia
  • Johakyū 序破急 Introduzione, sviluppo, conclusione.
  • Il tavolo del letterato cinese (prima parte)
  • Un’indagine su “Mottainai” (Prima parte)
  • Un Okimono di avorio del Museo d’Arte Orientale di Venezia Figura femminile con acqua, arco e frecce
  • L’immagine della donna nello Shintō
  • Kaze no denwa Il Telefono del vento
  • Amae Il lato dolce del Giappone
  • Pagine Giapponesi Immagini e racconti dal Giappone attraverso i libri della Biblioteca Braidense
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Il cammino di Shikoku

Scritto da Luigi Gatti -
Il cammino di Shikoku

In Giappone vi sono molti pellegrinaggi religiosi. Uno dei più conosciuti a livello internazionale è l’itinerario buddhista che si sviluppa lungo il perimetro della più piccola tra le quattro isole principali del Giappone, l’isola di Shikoku, che dà il nome al Cammino.

Il percorso forma un anello di circa 1200 chilometri e collega 88 templi buddhisti, distribuiti tra le quattro (Shi) prefetture (Koku) che compongono l’isola: Tokushima, Kochi, Ehime e Kagawa. I templi si trovano in aree urbane, in zone rurali, lungo le scogliere e nel mezzo delle foreste di cedri secolari e tutti sono legati alla storia e alle infinite leggende relative a Saeki no Mao, l’ottavo patriarca del Buddhismo Shingon (Il Buddhismo della parola vera), conosciuto con il titolo onorifico: Kōbō Daishi.

Il Cammino di Shikoku è dedicato alla figura del monaco asceta Kōbō Daishi,  all’anagrafe Saeki no Mao, nato nella seconda metà dell’ottavo secolo nella prefettura di Kagawa, figlio di rinomati nobili in decadenza.  Al termine degli studi superiori si dedicò all’apprendimento della lingua cinese per poi iscriversi all’università di Nara, in quegli anni capitale del Giappone. Fu Proprio a Nara che Saeki no Mao iniziò ad interessarsi al Buddhismo, in particolar modo alla letteratura sacra in sanscrito e alla pratica della meditazione. Quest’ultima disciplina lo colpì a tal punto da...

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Zen e bugia: fra arte e religione

Franco Fusco -
Bodhidharma (Daruma) dipinto dall'artista coreano Kim Myŏng-guk (1600-1663?)

John Cage, il musicista statunitense, invitato a tenere una conferenza sullo zen, esordì con queste parole: “Sono qui. E non c’è nulla da dire.”

Aveva ragione. Perché “iniziare è tacere” (A. Tagliapietra) e perché il dicere (nel suo originario significato di ‘mostrare’) è atto rituale silenzioso, ma anche perché la necessaria metaforicità del linguaggio è di per sé ingannevole e ogni parola detta manca il bersaglio dell’essenza delle cose. Soprattutto aveva ragione, perché ciò che si può dire dello zen è nulla. Pertanto qui viene trattato nulla. Voi state per leggere nulla e apprenderete nulla. Dunque aspettatevi proposizioni logiche.

E bugie.

Tutti noi siamo. Presente assoluto. Anche quando non agiamo, siamo. Anche quando non pensiamo, siamo. Anche quando non viviamo ancora, siamo. Anche quando non viviamo più, siamo: il nostro cervello non manda impulsi, il nostro cuore non pompa sangue, i nostri polmoni non aspirano aria, ma le entità (cellule, atomi), che ci compongono, sono.

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Pagine Zen 110

settembre / dicembre 2016
Onna norimono, portantina per dama - Immagine Museo d'Arte Orientale di Venezia.
Sommario
  • Onna norimono, la portantina per damaUn elegante mezzo di trasporto del periodo Edo
  • Haiku: Momenti d'illuminazione
  • Per un elogio della pioggia
  • Aikidō è amore?
  • Immagini del risveglio Eihei Dōgen, l’illuminazione e la realtà concreta
  • 一期一会 Ichigo Ichie "Un incontro, una vita"
  • Doromizu Un Italiano nel ventre di Tokyo
  • L’arte giapponese dal secondo dopoguerra Cenni sui nuovi linguaggi visivi
  • Au Nippon Studio su Salvatore Chimenz, fra due secoli e due mondi
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Pagine Zen 112

maggio / agosto 2017
Tachi Koshirae di periodo Edo
Sommario
  • Tachi, katana e wakizashi
  • "Domande e risposte tra i monti"
  • La fortuna di Hiroshige Un Furisode del Museo d'Arte Orientale di Venezia
  • Azuma Kengiro Lo zen si fa scultura
  • Diversa da cosa? La locanda degli amori diversi
  • La forma dell'invisibile
  • Ryō Cercare il fresco, godersi il fresco
  • Womansword
  • Bonsai Origini di una parola riconosciuta universalmente
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Pagine Zen 114

gennaio / aprile 2018
Tokiwa Gozen che fugge coi figli, inv. 2682-20 (deposito), di Utagawa Toyokuni (1769- 1825), xilografia policroma.
Sommario
  • L’epica in pittura Iconografia delle glorie militari del passato giapponese nella collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Non agire 無為
  • Le fotografie della Scuola di Yokohama (1860-1910) Immagini e immaginari
  • Incensi in Giappone L’arte millenaria
  • Il disegno giapponese Tra manga e comics
  • Uomini e orsi Il popolo Ainu delle isole del nord
  • Cronache cinematografiche del post-Fukushima
  • Recensione: AL GIAPPONE Impressioni di una viaggiatrice
  • I bonsanLe origini dei bonsai
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