Il ritmo invisibile
Il tempo nelle 72 Stagioni del Giappone

Scritto da Roberta Santagostino -

La scansione del calendario tradizionale giapponese, dove ogni cambiamento naturale definisce un attimo nel ciclo dell'anno.

Ad avvicinarmi al tema delle stagioni è stato il desiderio di approfondire quell'esercizio di osservazione che pratico attraverso l’esperienza dell’ikebana. È stato proprio l’incontro con la Scuola di Ikebana Ohara a insegnarmi a leggere la natura non come uno sfondo, ma come un linguaggio vivo. L’ikebana educa a una forma di attenzione paziente e rispettosa, invita a osservare la crescita, la maturazione e il declino non come perdita, ma come parte della bellezza, riconoscendo il valore di ciò che è minimo, transitorio, apparentemente marginale. Per questo mi sono avvicinata con curiosità al calendario tradizionale giapponese. “Le 72 stagioni del Giappone” nasce dal desiderio di raccontare la poetica attenzione che i giapponesi riservano allo scorrere del tempo.

In primavera i ciliegi,
in estate il cuculo,
in autunno la luna,
in inverno la gelida neve:
che splendore!
Eihei Dōgen

Spesso pensiamo alle stagioni come a quattro grandi blocchi monolitici. Tuttavia, chi pratica ikebana sa bene che la natura non procede a grandi balzi, ma per piccole sfumature. Si impara così a notare i lievi cambiamenti, come il modo in cui l’erba ingiallisce, l'acqua nei prati comincia ad asciugarsi o il momento in cui i primi narcisi iniziano a fiorire, attesi ambasciatori di primavera.

Questa attenzione al dettaglio è alla base del sistema delle Shichijūni-kō (七十二), le 72 microstagioni. Utilizzata nell’antica Cina per guidare le attività agricole, questa suddivisione del tempo fu adottata dal Giappone nel VI secolo e adattata progressivamente ai propri scenari naturali. Per secoli queste microstagioni hanno accompagnato i calendari lunisolari, tra cui il longevo Senmyō-reki (宣明暦). Nel 1685, con la compilazione del Jōkyō-reki (貞享暦) da parte dell'astronomo Shibukawa Shunkai, esse divennero il corollario naturale e poetico del primo calendario interamente sviluppato in Giappone, offrendoci una percezione del tempo molto diversa da quella a cui siamo abituati.

Non è il tempo tiranno dell’orologio né il tempo accelerato delle scadenze, ma un tempo sensibile, fatto di luce, umidità, profumi, suoni e attese. Un tempo che non si misura soltanto, si ascolta e si percepisce. È un invito a sostare, a non correre verso il "prossimo evento", ma ad apprezzare ogni singolo momento per quello che offre.

Vento di primavera
il pennello
rotola nel prato
Kobayashi Issa

Ogni kō (候), o microstagione, ha un nome poetico: "la rugiada brilla bianca sull’erba", "i grilli friniscono fuori dalla porta", "le rondini ritornano", "soffiano venti freschi". Non sono definizioni astratte, ma frammenti di realtà che raccontano il passaggio del tempo attraverso i segnali del mondo naturale. I temi di queste 72 tappe si intrecciano in un racconto che spazia tra eventi atmosferici (come il primo tuono, la nebbia o la pioggia), il risveglio o il letargo del mondo animale (insetti, cervi, orsi e uccelli migratori) e, naturalmente, i cicli botanici, dalle grandi fioriture al lento maturare dei frutti. Ancora oggi, in Giappone, molte tradizioni legate ai sono vive e rispettate: si pensi per esempio all'usanza, diffusa nei templi Zen e nelle case, di scrivere su una striscia di carta la frase Risshun Daikichi (立春大吉), Grande Fortuna per l’Inizio della Primavera, e di appenderla proprio nel primo giorno della prima microstagione, come augurio per un anno di abbondanza e felicità.

Caratteristiche piacevoli delle varie stagioni.
D'estate, la notte:
naturalmente col chiaro di luna, ma anche quando le tenebre sono profonde.
è piacevole allora vedere le lucciole in gran numero
rischiarare volando l'oscurità, oppure distinguere solo le luci di alcune di loro.
Sei Shōnagon

Ma questa scansione del tempo è valida solo in Giappone? Io credo che la natura parli la stessa lingua ovunque, se solo ci fermiamo ad ascoltarla. È questo l’aspetto che rende Le 72 stagioni del Giappone così vicine a noi, che pur ci troviamo in un contesto geografico e culturale molto diverso. Perché anche se i temi rimandano al paesaggio nipponico, il loro insegnamento è universale: imparare a notare i più piccoli cambiamenti. Accorgersi della qualità dell’aria in una mattina di settembre, del sole estivo riflesso sui muri, del primo odore di terra bagnata dopo un temporale primaverile, del silenzio diverso che accompagna l’inverno che arriva. Non serve vivere in campagna o in luoghi incontaminati, anche in città la natura continua a parlare, se rallentiamo abbastanza da notarla.

Bianche rugiade brillano
sul campo autunnale dove soffia il vento,
aspetto un istante
tra l'erba bagnata
Funya no Asayasu (versi presenti sulla stampa)

Mentre leggete queste righe siamo nel pieno di settembre, il mese che il calendario tradizionale associa al periodo di Hakuro (白露), la "Rugiada Bianca". È un momento magico, tra l'8 e il 22 settembre, in cui il calore diurno si attenua e l'aria fresca della notte fa brillare l'erba di gocce che i poeti chiamavano gyokuro (玉露), "gioielli di rugiada". Settembre porta con sé una qualità del tempo particolare, dove la luce si fa più inclinata, l’aria si alleggerisce e le ombre si allungano. L’autunno giapponese non è mai una stagione del declino, racconta il ritorno delle oche selvatiche, il canto insistente degli insetti, la luna più tersa, la rugiada che si deposita, le foglie che via via si accendono. È una stagione di soglia. E ogni soglia, nella sensibilità giapponese, è un invito a entrare e a osservare non solo ciò che cambia in modo evidente, ma soprattutto ciò che muta in modo lento e quasi impercettibile.

Questa visione ha una profonda affinità con la sensibilità Zen, l’idea che la realtà si manifesti pienamente proprio nei dettagli più umili, nei gesti minimi, nei sussurri di fenomeni come l’arrivo di un vento, il ghiaccio che si scioglie o lo sbocciare improvviso di un fiore, che accadono senza troppo clamore. Le 72 stagioni del Giappone ci invitano a stare nel tempo senza volerlo trattenere, a riconoscere la bellezza del passaggio, a fare caso alla trasformazione.

La bellezza di questo sistema è anche la sua circolarità. Non c'è un inizio o una fine prestabilita; è un cerchio che si può iniziare a percorrere in ogni suo punto, esattamente nel momento in cui ci si trova. Anche il libro è stato pensato come un percorso circolare, senza un punto obbligato da cui iniziare. Lo si può aprire in qualsiasi periodo dell’anno, seguendo la stagione che si sta vivendo. Anche settembre, con la sua sommessa eleganza, può essere il momento giusto per iniziare questo viaggio, perché ogni stagione contiene già in sé il seme della successiva. Ogni punto del cerchio conduce agli altri, come il tempo della natura che si rinnova, si trasforma ma ritorna sempre.

Felice di rivedere
il mio paese:
tempo di crisantemi
Natusme Sōseki

Il racconto di questo percorso temporale si arricchisce di immagini d’arte e componimenti haiku, scelti per la loro intima assonanza con ogni singola microstagione. Nella cultura giapponese, infatti, il rapporto con i cicli della natura è spesso mediato da un’estetica condivisa tra pittura e parola, un legame profondo dove la parola evoca l'immagine e l'immagine si fa poesia. Attraverso le suggestioni dei poeti più amati, come Bashō, Issa o Buson, e le visioni dei maestri dell'ukiyo-e, ogni momento dell'anno viene presentato con un linguaggio ricco di simboli e bellezza.

Associato a ciascun periodo sekki (節気) c'è un colore della tradizione, perché in Giappone il colore non è mai semplice ornamento ma atmosfera, memoria e relazione con il mondo esterno. Molte tonalità nascono da elementi concreti del paesaggio, come il colore dei petali di ciliegio, della corteccia bagnata, della nebbia mattutina, dell’acqua profonda o delle foglie d’acero al culmine dell’autunno.

Ogni sfumatura riflette l'atmosfera di un momento preciso. Il colore diventa così un segnale visivo che ci aiuta a sentire il mutare delle stagioni: i verdi teneri della primavera, i blu lattiginosi delle piogge estive, i bianchi opalescenti dell’inverno. Anche in autunno questa sensibilità cromatica si manifesta con profondità. Settembre, ottobre e novembre sono mesi di passaggio e di sfumature, tra il rosso che non è ancora pieno, il giallo che comincia appena a emergere, il grigio azzurrato delle mattine velate e il marrone umido della terra che si prepara al riposo.

Nel cielo
della prima mattina dell’anno
danzano mille gru
fatte di sogno
Yasunari Kawabata

In un mondo che ci abitua alla velocità e alla distrazione, spingendoci a guardare sempre avanti verso la stagione successiva, Le 72 stagioni del Giappone ci invitano ad abitare il presente. Ci insegnano a guardare meglio, ad ascoltare di più, e che la vera meraviglia non sta nel grande evento ma nel ritmo invisibile che attraversa ogni singolo, breve istante dell'anno.

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