Il Giapponismo e Belle Époque in Italia
Il manifesto e le cartoline per l’opera lirica “Iris” di Pietro Mascagni

Scritto da Antonella Aricò -

Vittorio Pica, critico d’arte e grande appassionato del Giapponismo promosse l’arte giapponese sul territorio italiano con la pubblicazione de “L’Arte dell’Estremo Oriente” nel 1894. Quest’opera è considerata una pietra miliare in Italia tra la fine dell’Ottocento e inizio del Novecento, affermando lo studio dei grandi maestri giapponesi da Hokusai, Hiroshige, a Utamaro, fino a Kuniyoshi.

La semplificazione delle forme, la dinamicità e l’uso dei colori a campiture piatte ammirate nelle stampe ukiyo-e “Mondo Fluttuante”; divennero le basi principali dei manifesti pubblicitari che “illuminarono” le strade, i teatri e i centri commerciali delle città europee della Belle Époque. La cartellonistica, promossa da Vittorio Pica nel 1896 considerata come “una nuova forma d’Arte”, fu espressa con le lettere Per la gioia degli occhi e Due nuovi disegni di G. Mataloni, indirizzate a Matilde Serao, nelle quali lo studioso partenopeo introdusse al grande pubblico i primi cartellonisti italiani, Giovanni Mataloni e Adolf Hohenstein.

Con la loro bravura contribuirono all’affermazione di questa nuova arte grafica in Italia, tanto che Giulio Ricordi, eclettico imprenditore editoriale milanese, investì moltissimo su di essa, ampliando e munendo di nuovi macchinari le Officine Grafiche Ricordi di Porta Vittoria, 21 a Milano. Prima ancora di Puccini ci fu Mascagni, che inaugurò l’amore per il Giappone in Italia con la musica, mettendo in scena al Teatro alla Scala nel 1898 la sua Iris.

Di notevole importanza furono le fasi per la promozione della celebre opera lirica: dal cartellone murale, agli annunci pubblicati sulla rivista «La gazzetta musicale di Milano», fino alle copertine per gli spartiti e libretti musicali, realizzati dai due litografi delle Officine Grafiche Ricordi.

Anche le cartoline postali ricoprirono un ruolo fondamentale per la pubblicità, tanto che si diffusero rapidamente in tutto il territorio italiano e negli altolocati salotti letterari.

Inoltre Hohenstein realizzò, sempre su commissione di Giulio Ricordi e del musicista Mascagni, il monumentale manifesto.

La sensualità dell’innocente Iris viene risaltata da un segno struggente che enfatizza la nudità del suo corpo. La plasticità fisica definita dall’energica linea di contorno incornicia la sfortunata eroina al centro della composizione. Così la giovane protagonista avvolta dai propri incubi, divenuti spiriti maledetti, fluttua nel suo dramma esistenziale.

Tutta la tragica situazione è enfatizzata da un’atmosfera tetra e desolante, rappresentata dalla nube plumbea creata dalle teste dei tre Egoismi che ruotano intorno alla sfortunata ragazza. I fantasmi rievocano alcuni yōkai, tipici del folklore giapponese, che sembrano usciti direttamente dalle pagine dei Manga di Hokusai.

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