Corea - Hong Kiltong
Oltre il romanzo
Scritto da - La storia dello Hong Kiltong (홍길동전, Hong Kiltongchŏn) è molto più di una semplice narrazione letteraria. È un’opera che racchiude tensioni sociali, ideologiche e culturali del periodo Chosŏn, e che attraverso la finzione costruisce una riflessione profonda sulla giustizia, la mobilità sociale e l’identità. In questo articolo verranno analizzati i principali aspetti storici, tematici e letterari che rendono questo testo uno dei pilastri della tradizione coreana.
Considerato uno dei primi romanzi scritti in hangŭl, il sistema alfabetico coreano, lo Hong Kiltong occupa un posto centrale nella storia della letteratura nazionale. La scelta dello hangŭl, anziché dei caratteri cinesi, non è un dettaglio marginale: indica infatti la volontà di rivolgersi a un pubblico più ampio, al di fuori dell’élite colta, e di trattare temi che raccontassero la vita quotidiana delle classi subalterne.
È importante aggiungere che per gran parte del periodo Chosŏn, la produzione letteraria era redatta quasi esclusivamente in caratteri cinesi, considerati la forma più elevata e prestigiosa di scrittura. L’hangŭl, al contrario, era spesso definito ŏnmun (“scrittura volgare”), ritenuto adatto alle donne, ai bambini e alle classi popolari, ma non alla letteratura colta.
Il romanzo si sviluppa nel tardo periodo Chosŏn (Fine XVI – inizio XVII secolo), un’epoca fortemente segnata dall’ideologia confuciana e da una rigida stratificazione sociale. La società era suddivisa in classi ben definite:
yangban (양반): la nobiltà, depositaria del potere politico e culturale;
chungin (중인): la classe media istruita, composta da interpreti, medici, astronomi e funzionari specializzati;
sangmin (상민): la popolazione comune, costituita da agricoltori, artigiani e mercanti, rappresentavano l’ossatura economica del regno;
ch’ŏnmin (천민): la classe più bassa, comprendente schiavi, macellai, intrattenitori e altri gruppi considerati “impuri”.
Accanto a queste categorie, chi subiva una maggiore discriminazione sociale erano i sŏ-ŏl (서얼), i figli illegittimi di nobili e concubine di bassa estrazione. Pur essendo spesso colti e talentuosi, erano esclusi dalle cariche ufficiali più prestigiose. È proprio questa condizione liminale a costituire il nucleo tematico del romanzo.
La storia è tradizionalmente ambientata durante il regno del sovrano Sejong (1418–1450), ma la figura storica che avrebbe ispirato l’autore, sembra essere un bandito realmente esistito, attivo durante il regno di Yŏnsan’gun (1495–1506), sovrano noto per la sua spietata crudeltà. Altre ricerche collegano il personaggio al bandito Im Kkŏkjŏng, vissuto nel XVI secolo.
Un’altra fonte di ispirazione fondamentale è il romanzo cinese Shuihu zhuan (水滸傳, I briganti), che presenta numerosi punti di contatto: la figura del fuorilegge giusto, la critica alla corruzione e la costruzione di un gruppo di ribelli che agiscono come correttori morali della società.
L’opera è tradizionalmente attribuita a Hŏ Gyun (1569–1618), intellettuale radicale, poeta e funzionario di corte. Uomo di idee eterodosse, interessato al buddhismo, al taoismo e forse anche al cattolicesimo, Hŏ Gyun criticò apertamente la rigida gerarchia sociale del suo tempo. La sua vita si concluse tragicamente: fu giustiziato nel 1618 per idee considerate sovversive.
Tuttavia, la paternità del romanzo è oggi oggetto di dibattito. Alcuni studiosi ritengono che il testo sia stato rielaborato o composto da autori anonimi, forse nel XIX secolo. Nonostante ciò, la datazione più accettata rimane quella del 1612 come prima redazione.
Hong Kiltong è figlio illegittimo di un aristocratico e di una concubina di bassa estrazione. Dotato di intelligenza straordinaria e abilità quasi sovrannaturali, si scontra fin da giovane con l’impossibilità di ottenere un ruolo ufficiale a causa del suo status di sŏ-ŏl.
Decide quindi di fuggire e diventa capo di una banda di fuorilegge che sottraggono ricchezze ai nobili corrotti per redistribuirle ai poveri. La sua epopea culmina nella fondazione del regno utopico di Yul (율도국), dove governa come sovrano giusto e illuminato.
Il romanzo affronta temi di grande rilevanza quali, la discriminazione sociale, in modo particolare verso i figli illegittimi. La giustizia redistributiva, che rende il personaggio di Hong Kiltong una sorta di “Robin Hood” coreano. La critica alla corruzione dell'élite dell’epoca. L’utopia politica, resa soprattutto dal regno di Yul, modello di governo meritocratico. E infine, la tensione tra ordine confuciano e il desiderio di riforma.
L’opera combina inoltre elementi di bildungsroman, romanzo utopico, narrativa di banditi e racconto fantastico, creando una struttura ibrida e innovativa.
In conclusione, lo Hong Kiltong è considerato un testo rivoluzionario, poiché introduce un protagonista non-aristocratico in un sistema dominato dall’élite, è scritto in hangŭl per raggiungere un pubblico più ampio e propone una critica politica velata ma incisiva. La sua capacità di fondere denuncia sociale, immaginazione utopica e avventura lo rende un’opera unica, ancora oggi centrale nella cultura coreana.
Per un approfondimento si segnala la principale traduzione italiana del romanzo e uno studio di riferimento curati da Maurizio Riotto:
- Hong Kiltong, il brigante confuciano, O barra O Edizioni.
- Hŏ Kyun, Vita del brigante Hong Kiltong, Luni Editrice.