Le porcellane Celadon

Le porcellane Celadon
…dove Celadon rotola giù il suo rapido flusso…

Scritto da Carla Gaggianesi -

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Così Omero, nel VII libro dell’Iliade, descrive le verdi acque dell’Arcadia. E’ a questi versi che la leggenda fa risalire l’origine del nome Celadon per quelle verdi porcellane che, quasi da sempre, ma in modo documentato a partire dal 960 d.C., vengono prodotte in Cina.

Se al più grande poeta dell’antichità classica fa riferimento l’origine più colta del nome Celadon, la più suggestiva ci riporta a quaranta pezzi di porcellana verde donati al Sultano di Damasco da quello d’Egitto Saladino, il cui nome attraverso diversi passaggi linguistici diventerebbe l’attuale Celadon. Ma l’argomentazione più certa ci riporta al colore dei nastri del costume del pastore Celadon, personaggio de L’Astrée, un’opera pastorale di Honoré d’Urfé, autore francese di quel XVI secolo in cui comparvero in Europa i primi Celadon.

Se l’origine del nome si può dire incerta, altrettanto non lo è la loro caratteristica principale, il colore: le porcellane Celadon sono verdi, in un’infinita varietà di sfumature evocative della giada che, da sempre, rappresenta nella cultura cinese l’archetipo della preziosità. Quanto il riferimento alla gemma fosse importante è confermato dal ritrovamento di antichi testi in cui s’identifica il colore verde delle porcellane Celadon con il termine Ts’ui Pi che significa, appunto, giada verde. Non solo, anche le sfumature più scure che spesso caratterizzano certi pezzi e che, fascinosamente, sono state paragonate al “rannuvolamento”, non sono da considerarsi accidentali ma una vera e propria soluzione tecnica affinché la tonalità delle porcellane si avvicinasse il più possibile ai colori che la natura ha donato alla pietra verde. Ipotesi ancora più plausibile se si pensa che gli antichi cinesi identificavano queste prime porcellane con il nome “pelle di giada”.

La loro peculiarità cromatica e la duttilità del materiale, indubbiamente maggiore di quella della giada e quindi più adatta ad ottenere oggetti d’uso quotidiano o di grandi dimensioni, fa sì che i Celadon fossero già al primo comparire molto amati.

La tipicità e la loro bellezza, possiamo affermare, siano legate quasi esclusivamente al colore e che, il decoro, se presente, é funzionale alla forma, misurato ed essenziale. Il più delle volte è a rilievo, modellato assieme all’oggetto o preparato a parte e reso solidale mediante l’uso di argilla liquida, che durante la cottura si solidifica funzionando da “collante”. Quando i decori non sono rivestiti della coperta rimangono “a biscotto” e a cottura ultimata presentano una coloritura rossa tendente al ruggine. Ne è buon esempio una “Stem cup

dove, a fianco di decori incisi sotto coperta che rappresentano fiori di loto, vi sono quattro riserve con medaglioni non invetriati. Osservandone l’eleganza e le caratteristiche si può ipotizzare che questo oggetto era, con ogni probabilità, destinato a un gruppo elitario di persone che aveva come primi acquirenti l’Imperatore, gli aristocratici e gli intellettuali che gravitavano intorno alla corte, nonché i funzionari provenienti dal Medio Oriente. Diversamente non poteva essere se si considera, anche, che i Celadon di qualità erano prodotti esclusivamente presso quelle fornaci dove operavano artigiani protetti e organizzati da funzionari imperiali.

Dal punto di vista tecnico la porcellana Celadon è una grès porcellanoso rivestito da una coperta spessa molto levigata e morbida, traslucida e luminosa. Si dice che un vero Celadon debba rispondere a canoni precisi, cioè "debba ricordare il lustro delle gemme, avere la delicatezza del marmo levigato e l’impatto visivo della giada".

Il loro colore, sotto l’aspetto strettamente chimico, è ottenuto dalla mutazione cromatica che subiscono le polveri di ossido di ferro presenti nella coperta durante la cottura ad alte temperature (tra i 1200 e i 1300 gradi) all’interno di forni ad atmosfera riduttrice, cioè senza ossigeno. Il risultato di questo procedimento è quell’apparente untuosità che contraddistingue la coperta di tutte le porcellane Celadon di pregio.

Le prime porcellane Celadon possono essere datate agli albori della storia dell’arte ceramica cinese, ma raggiungono il loro massimo splendore durante la dinastia Song (960-1279 d.C.) quando sorgono e si sviluppano diversi centri produttivi, le cui caratteristiche tecniche e formali sono assolutamente peculiari e così ben definite da renderle facilmente riconoscibili.

Il primo nucleo degno di nota è da identificare con Yue, una località poco distante da Shangai. I pezzi prodotti, conosciuti come “Celadon di Yue”, sono caratterizzati da un corpo di argilla di un’evidente tonalità grigiastra, inequivocabilmente percepibile, data l’estrema trasparenza della coperta. La decorazione, incisa o stampata, era eseguita prima della stesura della coperta in quanto, nelle fornaci di Yue, i Celadon erano sottoposti ad un’unica cottura durante la quale, per motivi di stabilità, erano appoggiati su supporti d’argilla le cui tracce lasciavano segni precisi ed inconfondibili sotto le basi. Questo tipo di supporto, in un primo tempo esclusivo ai forni di Yue, ha trovato utilizzo anche altrove ed in epoche successive, tanto che i segni lasciati sotto le basi avrebbero potuto generare confusione se le porcellane Yue e i pezzi più tardi non fossero chiaramente distinguibili gli uni dagli altri dal colore del corpo e dalla trasparenza della coperta.

Segue, quella che oggi è considerata una delle produzioni più belle di tutta la storia dei Celadon del Regno del Nord (960-1127), la produzione detta “Yaozhu” o “Celdon del Nord”. Da un punto di vista artistico stupisce la modesta dimensione di successo che ebbero presso i contemporanei se la si raffronta con quella tributata ai posteriori Celadon di Longquan. Non stupisce, invece, se si confrontano le posizioni geografiche delle fornaci, quelle di Yaozhu erano assai più lontane di quelle di Longquan dagli imbarchi marittimi dei commerci con il Medio Oriente. Il trasporto e la commercializzazione delle merci, che agli inizi del terzo millennio consideriamo uno dei problemi più attuali e penalizzanti per lo sviluppo industriale ed economico, era già un fattore vincolante e penalizzante più di mille anni fa!

Un esempio di Celadon del Nord è la “Coppa incisa” che, insieme ai piatti dal bordo particolarmente spesso e ai versatoi, risulta essere una delle forme più usuali del periodo.

Questo pezzo presenta tutte le caratteristiche di produzione proprie dell’epoca. Ha un corpo sottile ma resistente, in origine color grigio fumo, che a cottura ultimata assume un colore bruno olivastro (dovuto all’improvviso raffreddamento del forno) e una coperta vetrificata e semitrasparente del medesimo cromatismo bruno olivastro, costellata da finissime craquelures.

Motivi politici e di sicurezza della corte imperiale, preoccupata da una serie di invasioni verificatisi nelle zone del confine nord della Cina, spingono l’imperatore a trasferire la capitale nel sud del paese, ad Hangzhou, dando così vita alla dinastia “Song del Sud” (1127-1279). Lo spostamento della corte è per i forni del Nord l’inizio di una rapida decadenza, mentre per i ceramisti del Sud, stimolati dalla presenza e dall’attenzione riservata loro dalla Corte imperiale, inizia un momento magico durante il quale perfezionarono una ceramica verde estremamente raffinata diventata la più celebrata delle ceramiche Song e la più rinomata tra le porcellane Celadon. Sono i “Celadon di Longquan”, dal nome di una provincia, del sud della Cina, in cui sono stati rinvenuti più di 250 forni e dove la lavorazione del grès si afferma, appunto, agli inizi del X secolo. Il fascino di questi Celadon è strettamente legato a due fattori: l’ottima qualità dell’argilla e l’abilità dei ceramisti. La prima era d’un grigio così chiaro da svanire nel bianco, i secondi furono abili più d’ogni altro nell’ottenere una coperta trasparente e sufficientemente untuosa da avvicinarsi alla consistenza della giada. La bellezza di questa coperta era valorizzata dalle forme degli oggetti, spesso di reminescenza arcaica, d’una elegante semplicità che ben si accordava con i decori minuti, se non assenti. La nuanche cromatica tende verso tonalità bluastre e lo smalto si distingue per uniformità e levigatezza anche quando è steso sulla superficie delle decorazioni, i cui rilievi creano affascinanti giochi di ombre. Risulta evidente come in questa produzione, più di qualsiasi altra, il colore costituisca l’elemento decorativo di maggior peso.

Rispetto ai primi pezzi Song i “Celadon di Longquan” si differenziano anche per l’introduzione di alcune novità tecniche e artistiche. In fase di cottura viene introdotto l’utilizzo di una base ad anello sotto al piede dell’oggetto così da evitare antiestetiche incurvature; questo “anello a biscotto” è un accorgimento che verrà molto utilizzato anche in seguito. Da un punto di vista stilistico i ceramisti adottano soluzioni decorative più ripartite mantenendo, però, inalterata la semplicità e l’eleganza della decorazione nel suo insieme.

La produzione di Longquan crescerà di importanza e quantità lungo tutto il regno dei Song del Sud, manterrà il suo prestigio nella Dinastia Yuan (1280-1368) fino ad arrivare alla Dinastia Ming (1368-1644). Da questo momento in poi il suo declino sarà accelerato dal rapido sviluppo delle porcellane decorate, in special modo da quelle “Bianco e Blu”.

Nonostante la produzione dei Celadon di Longquan sia molto vasta e copra un arco di tempo così ampio da abbracciare tre dinastie, è bene notare che tra i Celadon Yuan ed i primi Ming non vi furono rilevanti cambiamenti di stile.

I pezzi che sembrano appartenere con una certa sicurezza al periodo Yuan, e più precisamente a cavallo tra il XIII ed il XIV secolo, sono quelli ispirati ai pezzi di argenteria islamica, sia perché risentivano della grande importanza attribuita dalle popolazioni mongole ai metalli preziosi, sia per l’intensificarsi dei rapporti della Cina con il mondo arabo. A tutti gli effetti una caratteristica prevalentemente Yuan sembra essere il decoro a rilievo, posto sulla pasta ancora molle, prima o dopo la posa della coperta.

A questo periodo, 1200-1300, può risale anche il “Vaso a bottiglia” con collo allungato (foto 3), modello che non ha precedenti nella tradizione cinese e la cui introduzione potrebbe avere due differenti origini, entrambe di matrice culturale indiana.

In prima istanza la sua forma ricorda la Kundika, una bottiglia usata dai monaci buddisti per bere, il cui collo svasato consentiva di non porre le labbra a contatto con l’argilla considerata non pura. Forma essenziale e spartana viene prodotta in Cina, abbellita e più morbida, solo come oggetto decorativo, senza alcuna funzione rituale o di culto.

La sua seconda origine potrebbe essere legata alle rappresentazioni del Bodhisattva Maitreya in cui una bottiglia simile viene indicata come contenitore di ambrosia.

Nei “Vasi a bottiglia” Celadon il campo centrale, come in questo caso, è sempre occupato da una fascia decorata con la presenza, mai variata, della palmetta di loto.

Della produzione Ming ci sono giunti molti grandi piatti, testimonianza di una produzione su larga scala, con coperta tendenzialmente verde-oliva. Se i piatti raggiungevano anche i 50-60 cm. di diametro i vassoi non erano da meno misurando fino ad un metro.

Dimensioni così notevoli, sino a quell’epoca non comuni nella produzione cinese e la quantità di pezzi sfornati fanno pensare ad una produzione specifica per il mercato estero che doveva essere sicuramente fiorente nonostante le ferree restrizioni adottate dall’imperatore. Questo regime protezionista, con ogni probabilità introdotto per limitare la circolazione verso l’estero di ottime porcellane sortisce, purtroppo, l’esito contrario spingendo i ceramisti ad esecuzioni di scarsa accuratezza. Questo spiega perché anche oggi i Celadon di epoca Ming abbiano scarsa rilevanza se rapportati alla totalità della produzione dei Celadon Longquan.

Nei secoli seguenti, benché il gusto si sposti verso porcellane dai decori più leggiadri e calligrafici come, la produzione dei Celadon non cessa. Questi esemplari più tardi, si distinguono per una coperta verde dalla tonalità decisamente chiara e fredda.

L’appurato ed innegabile successo ottenuto dai Celadon di Cina ha un riscontro tangibile nella fiorente produzione di pezzi di imitazione che si è sviluppata nelle aree limitrofe alla Cina, la cui qualità però è assai lontana dagli originali. I Sawankalok, i pezzi giapponesi, quelli coreani non sono paragonabili a quelli cinesi né per la brillantezza degli smalti, né per la raffinatezza di forme e decori.


Bibliografia

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