Pagine Zen 130

maggio / agosto 2023
Eiheiji (1244), il tempio di Dōgen.
Sommario
  • La Via del Buddha secondo Dōgen
  • 道生一 Il dao produce l'Uno Godere le arti
  • Sadayakko, la Duse del Giappone Cronache della prima tournée di teatro giapponese in Italia (1902)
  • Yukio Mishima: “Abito da sera”
  • La banalità del bello Estetica ed etica nella poetica haiku
  • Giappone e montagne (prima parte) Sguardi, potere e alterità
  • Eroi della Corea L’invincibile ammiraglio Yi Sun-sin (1545-1598)
  • Flora Japonica Franz Von Siebold, Kawahara Keiga e la classificazione scientifica della natura
  • Yan Geling Autrice tra due mondi
  • Saigoku Il pellegrinaggio giapponese dei 33 templi
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Pagine Zen 129

gennaio / aprile 2023
Torii Kiyohiro (attivo circa 1737–76), Cinque popolari attori nel ruolo dei Cinque Otokodate in "Ume Wakana Futaba Soga”, stampa da matrice di legno, 1755. Esempio di machiyakko.
Sommario
  • I kabukimono Ho vissuto troppo a lungo! Eccesso e provocazione nel Giappone del XVII secolo
  • Yóu yú yì 游於藝 Godere le arti
  • Suzuki Shōsan (1579 - 1655) Lo Zen e l’ideale del guerriero
  • Pregiate sonorità Gli strumenti musicali del teatro nō nella collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Nihon fūzokue Mode e luoghi nelle immagini del Giappone Edo-Meiji. Le silografie policrome della collezione Coronini / Cronberg di Gorizia
  • La Corte coreana tra luce e oscurità La Principessa Hyegyǒng e le cronache del sangue versato (Hanjung-nok, 한중록)
  • Il pattinaggio artistico su ghiaccio in Cina Origine e evoluzione
  • Kyōto Butoh-kan Il primo teatro al mondo dedicato alla danza butō
  • Lo Shaolin Kung Fu La modernità (seconda e ultima parte)
  • Yōkai Le antiche stampe dei mostri giapponesi
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Suzuki Shōsan

Scritto da Aldo Tollini -
Suzuki Shōsan

Si parla spesso dello stretto rapporto che esisteva nel Giappone premoderno tra la scuola Zen, soprattutto Rinzai e la classe dei bushi, i guerrieri. Lo spirito severo, virile e intransigente che connotava questa classe trovava un riflesso e un sostegno nelle altrettanto severe dottrine dello Zen Rinzai e nel suo stile essenziale e privo di orpelli.

Le ragioni di questo connubio non sono solo dovute a una affinità di sensibilità, vuoi culturale o spirituale, ma anche a ragioni storiche che portarono la classe dei guerrieri, al potere dal periodo Kamakura, a proteggere e aiutare la diffusione dello Zen.

In questa occasione vorrei presentarvi un caso che esula dalla consolidata e ampia casistica, ma che riguarda molto strettamente un membro della classe dei bushi, un samurai che intraprese il percorso religioso dello Zen. Si tratta di Suzuki Shōsan (1579-1655), un guerriero che...

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Pagine Zen 128

settembre / dicembre 2022
Tsukioka Yoshitoshi, “Taira no Koremochi sconfigge la donna demone sul monte Togakushi”, 1887, xilografia su carta, dittico oban, Art Institut of Chicago. (Rielaborazione)
Sommario
  • Momijigari La prima pellicola della storia del cinema giapponese (1899)
  • Cerca, esplora a fondo.
  • Lo Shaolin Kung Fu La tradizione (prima parte)
  • L'influenza degli stilisti giapponesi d'avanguardia sulla moda italiana
  • Ming La dinastia dei letterati
  • Ikkyū Sōjun Lo zen della disobbedienza
  • Architettura moderna in Giappone Costruire il futuro
  • I motivi decorativi tessili giapponesi nella Cina repubblicana Verso la modernità
  • Hwarang I ragazzi fioriti di Silla
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Ikkyū Sōjun

Scritto da Ornella Civardi -
Ikkyū Sōjun

Tutti i culti, in tutte le epoche, tendono a evolvere secondo due direttrici, una ortodossa e istituzionale, propugnata dal clero che vi fonda la propria autorità e ne rivendica la trasmissione, e una più irregolare, individuale, mistica, che in genere si fa portatrice di una forte carica trasgressiva, sia verso il potere costituito sia nei confronti del senso comune. Proprio in virtù di questo slancio sovvertitore, spesso è accaduto che alle tradizioni eterodosse si associasse l’immagine della follia. In Russia chiamavano jurodivyj (pazzi in Cristo) quegli asceti laceri e sporchi che per le loro capacità di veggenti potevano permettersi di rimbeccare anche gli zar. In Tibet, i nyönpa (pazzi) erano mistici che perseguivano la Via dell’illuminazione al di fuori delle regole e delle pratiche degli ordini monastici, spesso infrangendo tabù legati al cibo o al sesso.

Anche lo zen giapponese ha il suo nyönpa. Si chiama Ikkyū.

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Pagine Zen 127

maggio / agosto 2022
Endo Genkan. Chanoyu hyōrin (vol. 2). Ed. Izumiya Yamaguchi Mohē, Kyoto 1697. Particolare.
Sommario
  • Chabana Il cuore dei fiori per la cerimonia del tè
  • Fenice 鳳
  • La poesia senza tempo di Li Quingzhao 李清照
  • Il chōken del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • L'illuminazione esiste solo nella dimensione dell'illusione
  • Alla moda di Edo L’abbigliamento maschile nel Giappone di periodo Tokugawa
  • I mostri del notturno giapponese
  • La sublime delicatezza della pittura coreana
  • Lo Shintō, la donna, la miko.
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L’illuminazione esiste solo nella dimensione dell’illusione

Scritto da Aldo Tollini -
L’illuminazione esiste solo nella dimensione dell’illusione

Parlando di “illuminazione” il maestro zen Dōgen, nel capitolo "Yuibutsu yobutsu” (Solo un Buddha e con un Buddha) dello Shōbōgenzō fa una affermazione apparentemente sconcertante:

…l'illuminazione si basa soltanto direttamente sulla forza stessa dell'illuminazione. Si sappia che non esiste illusione, ma si sappia anche che non esiste illuminazione.

Questa affermazione ci induce a fare delle riflessioni su cosa sia il satori 悟りo “illuminazione” e se la Via dello Zen sia davvero, come si continua a ripetere, il mezzo per realizzarla. Si pensa e si scrive che lo scopo ultimo dello Zen sia quello di portare i praticanti, attraverso un percorso di pratica e di regole di comportamento alla realizzazione spirituale più elevata, alla saggezza, insomma all’illuminazione, chiamata anche realizzazione, o liberazione: realizzazione del proprio vero sé, o liberazione dai vincoli imposti dal proprio io illusorio.

L’affermazione di Dōgen, probabilmente il maggior maestro giapponese di questa scuola, quindi personaggio di grande autorevolezza, può, quindi, sorprendere quando afferma, come di fatto fa in varie occasioni, che una cosa come l’illuminazione non esiste, sebbene, però, spesso parli anche di “ottenimento dell’illuminazione” o di “perseguimento dell’illuminazione”.

Tuttavia, scrive anche...

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Miyamoto Musashi

Scritto da Ornella Civardi -
Miyamoto Musashi

Il suo Libro dei cinque anelli è forse il più noto e celebrato trattato di spada di tutti i tempi. Quando lo scrisse, fra il 1643 e il 1645, per tramandare in tempo di pace una sapienza distillata in tempo di guerra, forse Miyamoto Musashi immaginava già che il suo libro avrebbe avuto lunga vita fra i praticanti di spada e di arti marziali.

Ma di sicuro non prevedeva che in capo a qualche secolo avrebbe allargato la schiera dei fruitori a categorie radicalmente estranee agli ambienti del combattimento – manager in cerca di strategie di successo e perfino new-agers ansiosi di accedere a nuove dimensioni dell’essere. Eppure, il guerriero di Harima era ben consapevole di insegnare una via che eccedeva la pratica delle armi: «Sebbene fin dall’antichità la tecnica del combattimento sia ritenuta una scienza pratica, non la si può ridurre all’esercizio della spada. Non basta l’esercizio della spada per dire di conoscere l’arte della spada».

Allora la domanda è: che cosa serve?

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Pagine Zen 126

gennaio / aprile 2022
Rielaborazione da: Yōshū (Hashimoto) Chikanobu (1838–1912), “Nihon shinnō onna sannomiya (La Terza Principessa e Kashiwagi, dal cap. 34 del Genji monogatari)”, xilografia formato trittico, particolare, 1890, MET New York, OA , pubblico dominio.
Sommario
  • Una raffinata eleganza L’abbigliamento maschile di corte nel Giappone di epoca Heian
  • Tansei Kimei 天晴地明 Se il cielo è sereno, la terra è illuminata
  • Miyamoto Musashi Il lato spirituale del combattimento
  • Meisho d'oltremare Vedute del Lago Occidentale
  • Attraversando la letteratura Song
  • T'al, T'allori e T'alch'um La dimensione ritualistica delle maschere coreane
  • Il gioco del Go La sua diffusione
  • Fantasmi e guerrieri Giustizia e vendetta nell’immaginario giapponese
  • Il Tè Dalla Cina: storia, leggenda, estetica (seconda e ultima parte)
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Pagine Zen 124

maggio / agosto 2021
Grotte di Mogao, nei pressi di Dunhuang (prov. di Gansu, Cina) dove sono stati reperiti molti testi risalenti al periodo Tang.
Sommario
  • Alla ricerca della mente originaria nel Buddhismo Chán di epoca Tang
  • Illuminazione originaria 本覚 e acquisita 始覚
  • Tra musica e zen La fioritura del flauto shakuhachi
  • Uniformi e corsetti alla corte del Crisantemo Adozione e adattamento della moda vittoriana nel Giappone Meiji
  • Bonsai Il maschile e il femminile
  • Daruma Da monaco a fanciulla
  • Ainu Spiritualità di un popolo
  • Tra antenati e legami perduti Incontri con le itako del Tōhoku (seconda e ultima parte)
  • Giappone Storie di una nazione alla ricerca di se stessa. Dal 1850 a oggi
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Alla ricerca della mente originaria

Scritto da Aldo Tollini -
Alla ricerca della mente originaria

Vorrei condividere alcune riflessioni al termine della stesura del mio libro “Alla ricerca della mente. Testi del Buddhismo Chán cinese di periodo Tang” , ( Astrolabio Ubaldini 2021) in cui mi sono occupato del Chán cinese di periodo Tang, da cui sarebbe poi scaturito, secoli più tardi, lo Zen giapponese. Dedicandomi soprattutto alla traduzione di testi di maestri di quella tradizione, ho voluto, in un certo senso, scavare nelle lontane origini dello Zen per capire i percorsi che hanno accompagnato nel tempo e nelle diverse culture l’evoluzione di questa forma di Buddhismo che così profondamente ha inciso nella cultura sia della Cina che del Giappone.

Molte sarebbero le riflessioni possibili, ma qui vorrei limitarmi a una sola, che però mi sembra molto rilevante...

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Tra musica e zen

Scritto da Roberto Sallustio -
Tra musica e zen

Le melodie del flauto giapponese 尺八 shakuhachi risuonano già da molti decenni anche al di fuori dei confini nazionali nipponici. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, lo shakuhachi venne portato in giro per il mondo da rinomati maestri giapponesi come strumento identitario della loro tradizione, veicolo di valori di un intero Paese. Un ruolo determinante alla diffusione della sua conoscenza venne giocato, oltre che dalle peculiarità musicali che lo caratterizzano, come una attenta ricerca timbrica del suono connessa con l'attività respiratoria e con la fattura stessa del flauto, o le particolari tecniche esecutive che occorre padroneggiare per poter esprimere tutto il suo potenziale acustico, anche dalla sua relazione - reale o presunta - con una setta buddhista Zen formatasi durante il periodo Edo (1603-1868)...

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