Le fotografie della Scuola di Yokohama (1860-1910)

Moira Luraschi
Le fotografie della Scuola di Yokohama (1860-1910)

Il fenomeno fotografico noto con il nome di Scuola di Yokohama nacque in Giappone in un’epoca che coincide quasi interamente con il periodo Meiji (1868-1912). La città di Yokohama ne fu il principale centro di diffusione, ma ben presto il peculiare stile di queste fotografie si diffuse in tutto il paese. Si trattava di fotografie all’albumina colorate a mano da artisti locali. La tecnica della fotografia all’albumina, importata in Giappone dall’Europa verso la seconda metà dell’Ottocento da fotografi occidentali come Felice Beato (1832-1909), Raimund von Stillfried (1839-1911) e Adofo Farsari (1841-1898),in poco tempo fu padroneggiata anche dai giapponesi stessi come Kusakabe Kimbei (1841-1934), Ogawa Kazumasa (1860-1929), Tamamura Kōzaburō (1856-1923).

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L'arte giapponese dal secondo dopoguerra

Cristina Solano – Giappone in Italia
“Le origini dell’Aikidō” - Il libro di Chiara Bottelli

I profondi e traumatici cambiamenti avvenuti in Giappone alla fine della seconda guerra mondiale hanno certamente scosso violentemente, ma non minato nel profondo la sua solida cultura, anzi, il clima del dopoguerra è sicuramente stato terreno fertile per la nascita di importanti movimenti artistici che, spesso, hanno anticipato ciò che, in arte, sarebbe poi avvenuto in Occidente.

Un nuovo concetto di arte, più libero e sperimentale, senza limiti e regole precise, che si concretizza nell'unione dello spirito con la materia, ispira e muove i componenti del gruppo Gutai, che nasce come espressione dell'energia repressa durante le restrizioni del periodo post bellico. É con questa idea comune che Murakami Saburo, Atsuko Tanaka, Kazuo Shiraga e altri artisti, si uniscono ad Osaka nel 1954, sotto la guida carismatica di Jiro Yoshihara, pionere dell'arte astratta, e Shozo Shimamoto, che aveva pensato al nome del gruppo proprio con il significato ambivalente di "concretezza" o "incarnazione". Così, in una scena artistica in cui i riflettori erano tutti puntati verso l'Occidente, il gruppo Gutai, dall'estremo Oriente, si fa notare mostrando la sua doppia anima: quella pittorica, legata al comune clima planetario dell'Informale, con la ricerca sul gesto e sul segno, anche coerente con l'antica arte della calligrafia (Shodo) e l'altra performativa, le cui azioni avrebbero influenzato gli artisti occidentali, che di lì a poco avrebbero seguito il loro esempio con lo sviluppo degli "Happening". Ciò che proponevano è stata

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Pagine Zen 114

gennaio / aprile 2018
Tokiwa Gozen che fugge coi figli, inv. 2682-20 (deposito), di Utagawa Toyokuni (1769- 1825), xilografia policroma.
Sommario
  • L’epica in pittura Iconografia delle glorie militari del passato giapponese nella collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Non agire 無為
  • Le fotografie della Scuola di Yokohama (1860-1910) Immagini e immaginari
  • Incensi in Giappone L’arte millenaria
  • Il disegno giapponese Tra manga e comics
  • Uomini e orsi Il popolo Ainu delle isole del nord
  • Cronache cinematografiche del post-Fukushima
  • Recensione: AL GIAPPONE Impressioni di una viaggiatrice
  • I bonsanLe origini dei bonsai
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La Via del Noh

Pagine Zen, Rossella Marangoni
La Via del Noh

Pagine Zen: In cosa il Noh è assimilabile alla fotografia e, in particolare, al tuo modo di vivere la fotografia? E quanto, dopo questa esperienza, il Noh, con la sua estetica e la sua grande tradizione, è penetrato nella tua sensibilità di fotografo?

Fabio Massimo Fioravanti: E’ un discorso lungo e complesso. Il mio modo di fotografare è stato influenzato molto dal cinema classico giapponese (il cinema di Kurosawa, Ozu, Ichikawa, Mizoguchi, Oshima) che amo molto e che ho studiato negli anni dell’Università grazie anche al prof. Mario Verdone. E dato che questo cinema ha forti debiti con il Noh – penso in particolare al grande regista Ozu ed al suo Tokyo monogatari, ed a Ichikawa ed al suo Biruma no tategoto, con le loro rigorose e geometriche inquadrature vicine visivamente al mondo del Noh – credo che tutto questo sia passato nel mio modo di fotografare e comporre lo spazio dell’inquadratura. Devo molto anche alla ...

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Pagine Zen 109

maggio / agosto 2016
Maestro Genshiro Inagaki (1911-1995), capo scuola Heki To-ryu.
Sommario
  • Kyudo cenni storici sulla via dell’arco in Giappone
  • La via del Noh intervista a Fabio Massimo Fioravanti, fotografo, autore del libro “La Via del Noh, Udaka Michishige: attore e scultore di maschere”
  • Ritratto all’italiana Edoardo Chiossone ed il Risorgimento giapponese
  • Insui shigen 飲水思源 "Gratitudine"
  • L’altra faccia della Luna Scritti sul Giappone
  • Izumi Shikibu Frammenti di una vita di passione e di poesia
  • Strane Parole. RIA-JŪ vs HIRIA-JŪ: quelli del mondo reale e quelli non
  • Igort: il Giappone a matita Igor Tuveri e i suoi Quaderni Giapponesi
  • Nuotare con un elefante tenendo in braccio un gatto
  • Zen 2.0 Kyakka o Miyo
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Intervista a Flavio Gallozzi

A cura di Pagine Zen
Chanoyu, cerimonia del tè in Estate, con mestolo

Vi proponiamo la versione integrale dell’intervista presentata nel numero 99 di Pagine Zen, assieme a un'affascinante Gallery di fotografie di Flavio Gallozzi

Come avviene la tua “scoperta” del Giappone?

Tutto ebbe inizio molto, ma molto tempo fa… sembra una favola ma, per me, è una storia molto importante, di luci e di ombre, di gioie e dolori, di incontri e di abbandoni: la storia della mia vita.

Come spesso accade è una storia di incontri. Al II° Liceo Artistico di Torino, ebbi la grande fortuna di avere Miyahara Mitsuo come mio professore per il biennio finale. Lo incontrai di nuovo, qualche anno dopo, alla Biennale di Venezia, poi ci perdemmo di vista. Scoprirò, più avanti negli anni, quanto questo incontro fu importante e formativo per il mio gusto e il mio spirito...

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