Gli eroi suikoden e il tatuaggio giapponese

Scritto da Costanza Brogi -
Gli eroi suikoden e il tatuaggio giapponese

Caratteristica fondamentale e una delle più affascinanti dell’Horimono è la scelta dei soggetti che andranno a comporre tutta la storia che un tatuaggio tradizionale giapponese, partendo dalla schiena, racconta. Questi, sia nel periodo Edo così come oggi, sono selezionati da leggende, dal pantheon buddhista, da spettacoli o romanzi, ma la cosa principale è che il tatuato, insieme all’Horishi, il maestro tatuatore, sceglie ciò che preferisce soprattutto sulla base delle caratteristiche e qualità del personaggio che dovrà essere impresso sulla pelle, nella speranza che le immagini siano da monito a migliorarsi al fine di diventare come il soggetto raffigurato, oppure per ottenere protezione, come nel caso delle divinità o perché il personaggio rispecchia caratteristiche appartenenti alla persona che si tatua.

Sulla scia di questa particolare caratteristica, molto improntata all’interiorità della persona, un grosso impatto sul tatuaggio giapponese l’ha avuto un romanzo specifico, quello che narra le gesta dei 108 Suikoden e che deriva dal cinese Shui hu Zhuan...

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Tawaraya Sōtatsu

Scritto da Marta Molinari -
Tawaraya Sōtatsu

Tawaraya Sōtatsu si affacciò sul panorama artistico di fine periodo Azuchi-Momoyama (1568 – 1598) e fu attivo fino alla prima metà del periodo Edo (1603 – 1868), creando capolavori che influenzarono non solo artisti del suo tempo, ma anche moderni e contemporanei. Il mondo della pittura nel quale si colloca Sōtatsu vede attive due delle maggiori scuole artistiche quali: la scuola Kanō e la scuola Tosa. La prima, nata dalla fusione dei generi stilistici kanga (pittura di ispirazione cinese) e yamatoe (pittura tipicamente giapponese), produsse opere sia a inchiostro sia con colori intensi e sgargianti caratterizzate da linee solide e vigorose e raffiguranti paesaggi, personaggi storici e leggendari di ispirazione cinese. La scuola Tosa invece, assurta al ruolo di scuola di pittura della corte imperiale, aveva mantenuto...

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Uniformi e corsetti alla corte del Crisantemo

Scritto da Carla Ruscazio -
Uniformi e corsetti alla corte del Crisantemo

Il periodo Meiji (1868-1912) fu un'epoca di grandi cambiamenti per il Giappone. Il 1868 fu l'anno che segnò ufficialmente la sua trasformazione da mero regno dell'Asia a protagonista della scena coloniale internazionale e, una volta che gli ultimi residui dello Shōgunato di Edo vennero completamente cancellati, il giovane imperatore Mutsuhito (1852-1912) e il suo nuovo establishment governativo diedero il via a un'intensa campagna di restaurazione del Paese; lo scopo era quello di eguagliare nel più breve tempo possibile le maggiori potenze coloniali del pianeta. Per affrontare al meglio tale rinnovo conoscere e incorporare ogni aspetto culturale dell'Occidente divenne fondamentale, pertanto nobili e politici incoraggiarono la popolazione all'utilizzo di tutto ciò che provenisse da Europa e Stati Uniti. I cambiamenti che ne conseguirono furono numerosi e drastici, volti a modificare profondamente anche l'aspetto più intimo della vita degli abitanti della neonata nazione.

Fra tutte le trasformazioni che il Giappone Meiji dovette affrontare, una delle più radicali e affascinanti fu sicuramente...

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Daruma. Da monaco a fanciulla

Scritto da Veronica Gambilare -
Daruma. Da monaco a fanciulla

Dal significato del nome al luogo di nascita, la figura del monaco straniero, primo patriarca del buddhismo chan in Cina e zen in Giappone, è stata oggetto sin dalle origini di mistificazioni, confusioni e vivaci interpretazioni. Con il passare degli anni e poi dei secoli, gli aneddoti e i fatti più o meno realistici, vennero mescolati tra loro e diffusi sia dalla cultura popolare che dalla frangia più colta e consapevole della società cinese e giapponese. Conosciuto come Putidamo 菩提达摩 o Damo in Cina, Boridalma 보리달마 o Dalma in Korea, e BodaiDaruma 菩提達磨, o Daruma 達磨 in Giappone, Bo-dhi-dha-rmo-tta-ra in Tibet, la sua influenza arrivò anche in Vietnam. Considerato dagli orientali come avatar e arhat del bodhisattva Avalokiteśvara, venne confuso per molto tempo dai monaci missionari cristiani con San Tommaso. Secondo alcuni scritti, il monaco sarebbe...

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Giappone: disegno e design

Scritto da Eleonora Lanza -
Giappone: disegno e design

Tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, durante l’era Meiji giapponese, i contatti intensificati tra il nord Italia e il Giappone grazie allo sviluppo del settore della bachicoltura permisero la creazione oltre che di legami duraturi in ambito commerciale supportati da figure attive nella diplomazia e nella politica, anche di nuovi scambi culturali e un crescente interesse per i costumi e la produzione artistica giapponese da parte di viaggiatori e singoli personaggi dell’imprenditorialità italiana che aveva già avuto modo di conoscere qualche aspetto della cultura sulla scia del fenomeno del Giapponismo diffusosi in Europa.

È in questo periodo che entrano in Italia svariati manufatti artistici di importazione che andarono a formare eclettiche collezioni private e raccolte più o meno eterogenee, come si può riscontrare nei musei d’arte orientale, nelle biblioteche anche locali e nelle case-museo italiani. Ed è sempre in questi anni che il Giappone...

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Il Giappone Asuka e Nara

Scritto da Carla Ruscazio -
Il Giappone Asuka e Nara

L'influenza che la Cina ebbe sul Giappone iniziò a rafforzarsi a partire dai primi anni del VI secolo d.C., quando i contatti commerciali fra i due regni si fecero più intensi. L'impero cinese, a quell'epoca, era uno dei più vasti del mondo e il suo ascendente si espandeva per diverse zone dell'Asia e dell'Europa. Il Giappone, al contrario, non era ancora uno stato imperiale unificato, bensì un insieme di territori controllati dai vari clan locali, detti uji 氏, e dominati a loro volta dall' uji di Yamato 大和, il più potente fra tutti. Gli scambi avvenivano solitamente tramite la Corea, divisa in tre grandi regni spesso in guerra fra loro, la quale funse quindi da filtro e mediatore culturale fra le due realtà.

La prima grande innovazione importata dalla Cina fu indubbiamente il sistema di scrittura, una vera e propria novità se si considera che fino a quel momento nei territori giapponesi vigeva quasi esclusivamente la trasmissione orale. È comunque con l'arrivo e la diffusione ufficiale del Buddhismo che l'influsso cinese prese definitivamente piede. La religione buddhista divenne parte integrante del nuovo sistema...

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NAMANARI o della gelosia

Scritto da Renzo Freschi - Asian Art -
NAMANARI o della gelosia
Sono una donna tradita, coltivo il rancore, mi nutro di dolore, la gelosia mi trasforma nel demone della vendetta con zanne feroci e diaboliche corna.
Poi salgo sul palco e consumo la mia ossessione.
Esco dalla scena, mi tolgo la maschera e lascio che Namanari viva, ma esiliata ai confini della mente.

Se un amico sapesse che ho deciso di pubblicare sul mio sito la maschera di una donna che si sta trasformando in un terribile demone potrebbe considerarmi pazzo o quantomeno uno sconsiderato eccentrico.

Quanti infatti potrebbero essere affascinati da un personaggio così carico di sentimenti malvagi?

Io sono uno di questi e vi spiego perché.

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Meisho d'oltremare

Scritto da Giulia Cappello -
Meisho d'oltremare

A partire dal periodo Heian (794-1185), con lo sviluppo della pittura giapponese yamatoe 大和絵, i simboli legati alla natura vennero elaborati secondo differenti modalità che trasformarono lo studio della pittura introducendo categorie come shikie 四季絵 (“immagini delle quattro stagioni”), tsukinamie 月次絵 (“immagini della sequenza dei mesi”) e meishoe 名所絵 (“immagini dei luoghi celebri”). Quest’ultime in particolare rappresentano luoghi che venivano celebrati non solo per la loro connotazione estetica, ma anche per la loro ricca...

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I mostri del notturno giapponese

Scritto da Paolo Linetti -
I mostri del notturno giapponese
Le Jorogumo, avvenenti donne che rivelano alle vittime la loro reale natura di enormi ragni; i Tanuki, simpatici tassi trasformisti; i Bakeneko, gatti mostruosi; i Kappa, esseri acquatici, che importunano le natanti; le Ningyo, sirene giapponesi la cui carne profumatissima può donare agli uomini giovinezza o morte atroce; Okiku, il fantasma inconsolabile che cerca il decimo piatto a lei rubato... Si tratta di miti o leggende? Appartengono al soprannaturale o al preternaturale? I mostri del folklore dell'estremo Oriente popolano il quotidiano. Possono essere di varia natura, grottesca e dispettosa oppure spaventosi e profondamente inquietanti.

Nel Libro “Mostri giapponesi – Brividi e leggende al riflesso della luna” da me scritto con Laura Graziano, Susanna Marino, Gaia Poinelli, Rebecca Rossi si analizza l'importanza terapeutica del suscitare la paura.

La paura è una delle emozioni fondamentali dell'uomo, lo mette in guardia dai pericoli e lo spinge alla sopravvivenza: la rappresentazione di questo sentimento ha la capacità di intrattenere e stimolare alcune aree che suscitano emozioni primordiali, tacitando i problemi della vita quotidiana.

Diventa una valvola di sfogo della parte più istintiva e primitiva radicata in noi, tacitata dalle convenzioni e regole sociali. Essa mette in scena...

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Il chōken del Museo d’Arte Orientale di Venezia e mostra “Trame giapponesi. Costumi e storie del teatro nō”

Mostra a cura di Marta Boscolo Marchi -
Il chōken del Museo d’Arte Orientale di Venezia e mostra “Trame giapponesi. Costumi e storie del teatro nō”

Venezia, Museo d’Arte Orientale - 26 marzo – 3 luglio 2022

Nell’ambito del programma Venezia 1600, per celebrare i sedici secoli dalla mitica fondazione della città, il Museo d’Arte Orientale annuncia la mostra “TRAME GIAPPONESI. Costumi e storie del teatro nō al Museo d’Arte Orientale di Venezia”, a cura della direttrice Marta Boscolo Marchi.

Gli spazi espositivi all’ultimo piano di Ca’ Pesaro ospiteranno, dal 26 marzo al 3 luglio 2022, dipinti, stampe, fotografie, documenti, costumi, strumenti musicali e maschere legati a una delle più celebri forme teatrali giapponesi, il teatro nō.

Grazie al 13° Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia del 1954, il teatro nō arrivò per la prima volta in Europa.

La gran parte degli oggetti e delle opere esposte fanno parte della collezione del museo, a sua volta costituita per lo più dalla raccolta del principe Enrico di Borbone Parma.

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L'influenza del teatro Kabuki sull'Ukiyo-e

Scritto da Paolo Linetti -
L'influenza del teatro Kabuki sull'Ukiyo-e

L'Ukiyo 浮世絵 è uno stile di vita e una nuova cultura che iniziò a delinearsi nel periodo Edo (1603-1868), sviluppando delle tematiche sempre più distintive col passare dei secoli.

Il termine Ukiyo nacque in seno alla classe borghese in contrapposizione al pensiero buddista che per primo utilizzò la parola omofona; ma Ukiyo, scritto con i kanji 憂き世 (mondo di sofferenza) indicava qui uno stato d'ascetismo che mirava all’atarassia e ad estraniarsi dai piaceri terreni, illusori e d'intralcio al raggiungimento dell’Illuminazione.

Il monaco Asai Ryōi (1612 - 1691) nel 1661, nel suo Ukiyo monogatari scherzosamente descriveva lo stile di vita dei suoi concittadini dediti ai piaceri temporanei...

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Scorci di Kyōto

Scritto da Francesca Storti -
Scorci di Kyōto

Il fulcro della ricca e pregiata collezione del Museo d’Arte Orientale di Venezia fu costituito circa centotrenta anni fa, durante il viaggio intorno al mondo intrapreso dal principe Enrico Carlo Luigi Giorgio di Borbone-Parma, conte di Bardi (Parma, 1851 – Mentone, 1905) tra il 16 settembre 1887 e il 15 dicembre 1889. Appena giunta in Europa, la collezione Borbone vantava circa 30˙000 pezzi di cui due terzi acquistati in Giappone, prova evidente di quanto il principe e la moglie Adelgonda di Braganza (1858–1946) fossero rimasti entrambi affascinati da quel Paese. A seguito di varie vicissitudini, una volta divenuta proprietà dello Stato italiano, la raccolta contava nel 1926 poco meno di 17˙400 oggetti, una quantità comunque troppo grande perché fosse possibile un’esposizione integrale nelle stanze al terzo piano di Ca’ Pesaro, tuttora sede del Museo.

Fra le tante pregevoli opere d’arte ancora mai mostrate al pubblico figura anche un gruppo di tre dipinti giapponesi del XIX secolo firmati "Hōen" e accomunati dallo stesso aspetto alquanto inusuale...

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