Dalla necessità alla bellezza

Scritto da Rossella Marangoni -
Dalla necessità alla bellezza

Una lampada il cui paralume è fatto con carta washi riutilizzata più volte e già scritta, uno shōji riparato con ritagli di carta a forma di fiore, oggetti trasportati con un quadrato di stoffa capace di sostituire qualsiasi borsa, il furoshiki, il manto di un abate o la veste di un monaco fatta di pezzi di tessuto cuciti insieme: cos’hanno in comune? All’origine di questi manufatti c’è il riutilizzo, l’assenza di sprechi, in una parola: mottainai.

Se nella prima parte di questa “indagine” attorno al concetto di mottainai mi ero soffermata sui presupposti di carattere spirituale della parsimonia in Giappone, ora vorrei concentrarmi su quelle che chiamo volentieri le radici pragmatiche di mottainai.

E dove individuarle se non nella vita dura e difficile delle comunità contadine nelle campagne giapponesi?

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Un’indagine su “Mottainai” (prima parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Un’indagine su “Mottainai” (prima parte)

Non devi credere che questo mondo esista per te. Il mondo non è un recipiente per contenerti.

Tu e il mondo siete come due alberi che si ergono fianco a fianco, distaccati ed eretti, senza mai inclinarsi l’uno verso l’altro.

Da parte tua, sai che vicino a te c’è l’albero splendido del mondo, e ne sei felice. Quanto al mondo, è possibile che non si ricordi nemmeno della tua esistenza.

È questo l’incipit del racconto Still Life (Sutīru raifu, 1988) di Ikezawa Natsuki, uno scrittore da sempre interessato alla relazione fra uomo e natura e ai rapporti fra le culture.

Ma se è vero che il mondo non è affatto interessato alla nostra singola esistenza, questa ha comunque un forte impatto sull’ecosistema e mi sembra che le vicende degli scorsi mesi siano qui a testimoniarlo. Queste e altre considerazioni mi sono venute alla mente in questo periodo, un’epoca in cui la forzata clausura ha portato tutti a confrontarsi con nuovi possibili scenari futuri, a ripensare alle proprie vite con un occhio di riguardo volto alle mutate condizioni in cui ci troveremo.

Occorre trovare forme di adattamento a condizioni difficili, e questo mi ha naturalmente portata a guardare a come la cultura popolare giapponese ha trovato espedienti per non sprecare risorse, per riutilizzare materiali, per mostrare rispetto e gratitudine per ciò che è stato ricevuto in dono dalla Terra e dall’uomo utilizzato. Tutto questo in Giappone è sintetizzato dall’espressione mottainai 勿体無い ...

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Pagine Zen 122

settembre / dicembre 2020
Tawaraya Sōtatsu, Alberi di pino, 1621, dodici porte scorrevoli (una parte), colore su carta a foglia d’oro, 174 x 76 cm (ciascuna), Yōgenin, Kyōto. Importante Proprietà Culturale.
Sommario
  • Tawaraya Sōtatsu (1570? – 1640?) Un artista all’avanguardia
  • Johakyū 序破急 Introduzione, sviluppo, conclusione.
  • Il tavolo del letterato cinese (prima parte)
  • Un’indagine su “Mottainai” (Prima parte)
  • Un Okimono di avorio del Museo d’Arte Orientale di Venezia Figura femminile con acqua, arco e frecce
  • L’immagine della donna nello Shintō
  • Kaze no denwa Il Telefono del vento
  • Amae Il lato dolce del Giappone
  • Pagine Giapponesi Immagini e racconti dal Giappone attraverso i libri della Biblioteca Braidense
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Pagine Zen 123

gennaio / aprile 2021
Per questa immagine si ringrazia Miyamoto Unosuke Shoten (C)
Sommario
  • Taiko Monogatari Storie di costruzione
  • 清風徐来 La fresca brezza arriva lentamente
  • Kuki Shuzō: Iki o l’estetica della singolarità
  • Kokeshi Il Tōhoku fra tradizione e design
  • Dalla necessità alla bellezza Un’indagine su “Mottainai” (seconda parte)
  • Tra antenati e legami perduti Incontri con le itako del Tōhoku (prima parte)
  • Scorci di Kyōto Tre opere inedite di Hōen nella collezione del Museo d'Arte Orientale di Venezia
  • Il tavolo del letterato cinese (seconda e ultima parte)
  • L'influenza del teatro Kabuki sull'Ukiyo-e
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