Il Kirin di Meinertzhagen

Roberto Gaggianesi
Il Kirin di Meinertzhagen

Capita di frequente a noi collezionisti di affezionarci ad un nostro pezzo per motivi imperscrutabili: molto spesso l’innamoramento è legato ad uno dei primi acquisti, oppure, con un po’ di romanticismo, al ricordo particolare di una trouvaille oppure, quello più fatale, alla convinzione, non sempre avvalorata, che ci porta ad innalzare il nostro "unicum" a onori fantasiosi diventando, a questo punto, il pezzo raro e straordinario da mostrare con orgoglio prima ai famigliari, poi agli amici ed infine... al mondo intero.

Fatta questa premessa, che non nascondo che a volte, seppur in forma più blanda, ha coinvolto anche il sottoscritto, vorrei non essere assolutamente frainteso sull’argomento trattato. Non c’è nessun spirito polemico, né intenzione di confutare o contestare valutazioni e documentazioni di collezionisti ed esperti assolutamente più qualificati di chi scrive. L’intento é invece quello di soffermarmi su alcune affermazioni o solo aneddoti e farvi partecipi di alcune riflessioni su un netsuke sicuramente famoso di cui si è scritto a partire dagli anni ’50 (1950) fino ad arrivare ai giorni nostri ...

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Pagine Zen 116

settembre / dicembre 2018
Elmo da parata ricoperto in lacca nera in stile “zunari kabuto” con vere corna di cervo e cimiero frontale (maedate) a forma di mezza luna crescente. Periodo Taishō-Shōwa.
Sommario
  • Kabuto Funzioni e simboli dell'elmo giapponese
  • Mushotoku 無所得
  • Il Kirin di Meinertzhagen Una leggenda?
  • Buddhismo e arte nel medioevo giapponese
  • Sulla scena del Nō Costumi da teatro del Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • Un kami fra i ciliegi Ebisu il sorridente
  • Il diario giapponese di Antonio Locatelli (1923)
  • Il disegno giapponese Tra manga e comics (terza e ultima parte)
  • Un ricordo di Sōseki bambino
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