Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

La scrittura nella Corea classica e premoderna: dalla calligrafia ai caratteri metallici mobili

Scritto da Jinelle Vitaliano -
La scrittura nella Corea classica e premoderna

La storia della Corea è profondamente legata a una cultura della scrittura che unisce arte, pratiche filosofiche e innovazioni tecnologiche. Dalla produzione degli strumenti dello studio alla creazione di opere monumentali come la Tripitaka Koreana e gli Annali della Dinastia Chosŏn, di cui parleremo più avanti in questo articolo, la penisola coreana ha sviluppato un sistema della conoscenza tra i più sofisticati dell’Asia orientale.

Nella tradizione coreana gli strumenti del letterato, chiamati munbangsau (문방사우), “i quattro amici dello studio”, incarnano l’essenza stessa della coltivazione personale. Sono: 붓(put) – il pennello, 종이(chong’i) – la carta, 먹(mŏk) – l’inchiostro solido, 벼루 (byŏru) – la pietra da inchiostro.
Rinvenuti in tombe antiche e rappresentati in numerose opere pittoriche, questi oggetti testimoniano...

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Impressioni di un viaggio in Giappone 1867-1870: Mathilde Sallier de La Tour

Scritto da Teresa Ciapparoni La Rocca -
Impressioni di un viaggio in Giappone 1867-1870
La nascita dei rapporti fra lo stato italiano e il Giappone è legata ad un filo: la seta. Se a fine Ottocento le grandi potenze cercavano di stabilire accordi con un Giappone chiuso da più di due secoli a liberi rapporti con gli altri paesi per i più vari motivi di commercio, il caso Italia, paese che usciva proprio allora dall’essere una “definizione geografica”, come aveva sostenuto il cancelliere austriaco Metternich nel 1847, sembra avere un unico scopo: procurarsi i bozzoli da seta, che una malattia in Europa aveva reso inutilizzabili...
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A proposito di Zazen

Scritto da Anna Maria Shinnyō Marradi -
A proposito di Zazen

Il termine zazen è composto dai due caratteri: za, stare seduti e zen, traslitterazione del termine sanscrito dhyana, meditazione, concentrazione, la quinta delle pāramitā, le virtù trascendenti del Bodhisattva. Dire zazen equivale a dire Zen, poiché la meditazione seduta è così centrale e pervasiva che si può intendere come la pratica stessa della Tradizione.

Dōgen, capostipite del Sōtō, infatti non ha mai parlato di Scuola Zen, ma solamente di zazen e in origine era in vigore la denominazione Zazenshū, Scuola della meditazione seduta. È stato poi con il passare del tempo che in forma abbreviata è stata detta Zenshū, Scuola Zen.

Nel Buddhismo Sōtō lo zazen è praticato in shikantaza, “sedersi e semplicemente essere” concentrati esclusivamente sulla seduta. Shikan, partecipazione totale, diventare tutt’uno con il processo in sé, ta, colpire, za, stare seduti...

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Bianco, nero, rosso (seconda e ultima parte). I tre colori della bellezza: il nero e il rosso

Scritto da Rossella Marangoni -
Bianco, nero, rosso (seconda e ultima parte)

Nell’ideale pagina bianca che è il volto secondo il trucco tradizionale, il segno lasciato dal nero è rappresentato dalla pratica dell’annerimento dei denti e da quella del disegno delle sopracciglia.

L’usanza di annerirsi i denti o ohaguro (letteralmente “nero per i denti”) sembra documentata in Giappone sin dal III secolo. Nella cronaca cinese Weizhi, infatti, il Giappone è menzionato come “la terra dei denti neri”.

Donne e uomini utilizzavano una combinazione di polvere fushinoko, ricavata dalle noci di galla proveniente dagli afidi che infestano i sommacchi, ricche di tannino, insieme a succo di ferro (tesshō) creato scaldando frammenti di ferro e tuffandoli in una miscela di tè, aceto e sake per farli ossidare. L’acetato di ferro dell’uno e l’acido tannico dell’altro si combinavano per annerire gradualmente i denti. Per preservare il colore nero, era necessario rivestire i denti con questa miscela ogni mattina, un processo che aveva l’effetto collaterale di...

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Pensieri di acciaio e visioni di vetro. Una retrospettiva sull’architettura giapponese contemporanea

Scritto da Carla Ruscazio -
Pensieri di acciaio e visioni di vetro

L’architettura giapponese contemporanea è riuscita, nel corso di settant’anni, a stabilirsi a livello globale come una presenza estetica di riferimento, a cui guardare con ammirazione e rispetto per quanto riguarda le tendenze più attuali, ma anche quelle future. I movimenti stilistici architettonici provenienti dal Giappone, insieme ai loro princìpi e agli architetti che più ne rappresentano i valori, si sono imposti in tempo record nel panorama architettonico mondiale come una inesorabile fucina di Trend Setters a cui puntare per stare al passo con i tempi a livello di gusti e tendenze. Le fondamenta di quelle che sono considerate ancora oggi le più grandi scuole dell’architettura contemporanea giapponese, iniziano a definirsi nel secondo dopoguerra, quando il Giappone, uscito sconfitto e devastato dopo quattro anni di guerra e due bombe atomiche, aveva più che mai la necessità di ricostruire le sue città più importanti, ormai rase al suolo, non solo da un punto di vista urbanistico e materiale, ma anche e soprattutto da un punto di vista...

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