Approfondimenti

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Kabuto: funzioni e simboli dell’elmo giapponese

Moira Luraschi -
Kabuto: funzioni e simboli dell’elmo giapponese

Insieme alla corazza (), una caratteristica costante delle armature giapponesi, dalle più semplici a quelle appartenenti ai grandi samurai, è la protezione per il capo e si ritrova nei corredi delle armature giapponesi fin dai tempi più antichi. Non prenderemo qui in considerazione i semplici jingasa, utilizzati dai bassi ranghi degli eserciti e da altri soldati semplici come i fanti (ashigaru) e realizzati a forma conica in pelle o metallo a volta laccati, e neanche gli elmi in maglia metallica e ripiegabili (kusari kabuto detti anche tatami kabuto). In questa sede si considereranno invece i kabuto, ovvero gli elmi dei samurai di alto rango.

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Il Kirin di Meinertzhagen

Roberto Gaggianesi -
Il Kirin di Meinertzhagen

Capita di frequente a noi collezionisti di affezionarci ad un nostro pezzo per motivi imperscrutabili: molto spesso l’innamoramento è legato ad uno dei primi acquisti, oppure, con un po’ di romanticismo, al ricordo particolare di una trouvaille oppure, quello più fatale, alla convinzione, non sempre avvalorata, che ci porta ad innalzare il nostro "unicum" a onori fantasiosi diventando, a questo punto, il pezzo raro e straordinario da mostrare con orgoglio prima ai famigliari, poi agli amici ed infine... al mondo intero.

Fatta questa premessa, che non nascondo che a volte, seppur in forma più blanda, ha coinvolto anche il sottoscritto, vorrei non essere assolutamente frainteso sull’argomento trattato. Non c’è nessun spirito polemico, né intenzione di confutare o contestare valutazioni e documentazioni di collezionisti ed esperti assolutamente più qualificati di chi scrive. L’intento é invece quello di soffermarmi su alcune affermazioni o solo aneddoti e farvi partecipi di alcune riflessioni su un netsuke sicuramente famoso di cui si è scritto a partire dagli anni ’50 (1950) fino ad arrivare ai giorni nostri ...

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Il disegno giapponese (terza e ultima parte)

Franco Fusco -
Il disegno giapponese (terza e ultima parte)

Altro autore assai popolare del genere gekiga è Kojima Gōseki, autore della saga di Kozure Ōkami pubblicata su Manga Action dal 1970 al 1976. È la storia del rōnin Ogami Ittō, che percorre il Giappone feudale in cerca di vendetta, trascinandosi appresso in un carretto il piccolo figlio Daigorō. Nelle scene dei duelli è evidente il riferimento alle immagini di Kuniyoshi e Yoshitoshi

Il fumetto di Kojima, dal 1987, è stato pubblicato in America col titolo di Lone Wolf and Cub (“Lupo solitario e cucciolo”) con copertine disegnate da Frank Miller. Inoltre ne è stata tratta una serie di film televisivi, visti anche in Italia col titolo Samurai - Lupo solitario.

Dello stesso genere sono i fumetti ispirati alla vita del maestro...

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Otomi

Cristian Pallone -
Otomi

Si dice che fosse così bella da assomigliare all’attore Iwai Hanshirō IV (1747–1800). Il volto paffuto e angelico, l’espressione benevola e rassicurante. Si chiamava Otomi e viveva a Tachibanachō, un quartiere pulsante di vita nella Edo mondana, a due passi dalla bottega del farmacista Ōsakaya Heiroku. Di mestiere faceva la geisha.

Con questo termine non si era fatto altro che tentare di dare un nome nuovo a un’antica professione, ma nessuno era stato così sciocco da non accorgersi che dietro una tanto raffinata etichetta giacevano vecchie abitudini contro cui più volte l’amministrazione di Edo e lo stesso bakufu si erano scagliati. Leggiamo dallo Yakkodako di Nanpo: «Un tempo chiamavamo danzatrici...»

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Mettersi in viaggio

Rossella Marangoni -
Mettersi in viaggio

Tutto iniziava all’alba, al Nihonbashi, il ponte del Giappone, nel cuore di Edo. Da lì partivano tutte le strade del Giappone di periodo Tokugawa (1603-1868) e di quelle strade la Tōkaidō (“strada del mare dell’est”), era la più importante: collegava infatti la capitale dello shōgun, Edo, alla capitale imperiale, Kyōto. Da lì arrivavano, oltre ai prodotti della fertile pianura del Kansai (allora chiamato Kamigata), gli inviati dell’imperatore, le ambascerie degli Olandesi e i grandi signori delle province occidentali che dovevano sottoporsi periodicamente alla pratica delle residenze alternate (sankinkōtai). Lungo la Tōkaidō i daimyō passavano e ripassavano con le loro sfarzose processioni, i loro ricchi equipaggiamenti adeguati al rango. Il seguito del feudatario era commisurato alla grandezza dei suoi possedimenti, giungendo fino a ventimila uomini, che tutti viaggiavano con regale solennità. A questo proposito converrà ricordare che durante il passaggio dei cortei dei daimyō, alcuni personaggi, reclutati sul posto, provvedevano a rammentare al popolino che doveva scoprirsi il capo e prosternarsi nella polvere al passaggio del signore e dei suoi vassalli…

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