Approfondimenti

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Il cammino di Shikoku (Prima parte)

Scritto da Luigi Gatti -
Il cammino di Shikoku (Prima parte)

In Giappone vi sono molti pellegrinaggi religiosi. Uno dei più conosciuti a livello internazionale è l’itinerario buddhista che si sviluppa lungo il perimetro della più piccola tra le quattro isole principali del Giappone, l’isola di Shikoku, che dà il nome al Cammino.

Il percorso forma un anello di circa 1200 chilometri e collega 88 templi buddhisti, distribuiti tra le quattro (Shi) prefetture (Koku) che compongono l’isola: Tokushima, Kochi, Ehime e Kagawa. I templi si trovano in aree urbane, in zone rurali, lungo le scogliere e nel mezzo delle foreste di cedri secolari e tutti sono legati alla storia e alle infinite leggende relative a Saeki no Mao, l’ottavo patriarca del Buddhismo Shingon (Il Buddhismo della parola vera), conosciuto con il titolo onorifico: Kōbō Daishi.

Il Cammino di Shikoku è dedicato alla figura del monaco asceta Kōbō Daishi,  all’anagrafe Saeki no Mao, nato nella seconda metà dell’ottavo secolo nella prefettura di Kagawa, figlio di rinomati nobili in decadenza.  Al termine degli studi superiori si dedicò all’apprendimento della lingua cinese per poi iscriversi all’università di Nara, in quegli anni capitale del Giappone. Fu Proprio a Nara che Saeki no Mao iniziò ad interessarsi al Buddhismo, in particolar modo alla letteratura sacra in sanscrito e alla pratica della meditazione. Quest’ultima disciplina lo colpì a tal punto da...

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Kabuto: funzioni e simboli dell’elmo giapponese

Moira Luraschi -
Kabuto: funzioni e simboli dell’elmo giapponese

Insieme alla corazza (), una caratteristica costante delle armature giapponesi, dalle più semplici a quelle appartenenti ai grandi samurai, è la protezione per il capo e si ritrova nei corredi delle armature giapponesi fin dai tempi più antichi. Non prenderemo qui in considerazione i semplici jingasa, utilizzati dai bassi ranghi degli eserciti e da altri soldati semplici come i fanti (ashigaru) e realizzati a forma conica in pelle o metallo a volta laccati, e neanche gli elmi in maglia metallica e ripiegabili (kusari kabuto detti anche tatami kabuto). In questa sede si considereranno invece i kabuto, ovvero gli elmi dei samurai di alto rango.

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Il Kirin di Meinertzhagen

Roberto Gaggianesi -
Il Kirin di Meinertzhagen

Capita di frequente a noi collezionisti di affezionarci ad un nostro pezzo per motivi imperscrutabili: molto spesso l’innamoramento è legato ad uno dei primi acquisti, oppure, con un po’ di romanticismo, al ricordo particolare di una trouvaille oppure, quello più fatale, alla convinzione, non sempre avvalorata, che ci porta ad innalzare il nostro "unicum" a onori fantasiosi diventando, a questo punto, il pezzo raro e straordinario da mostrare con orgoglio prima ai famigliari, poi agli amici ed infine... al mondo intero.

Fatta questa premessa, che non nascondo che a volte, seppur in forma più blanda, ha coinvolto anche il sottoscritto, vorrei non essere assolutamente frainteso sull’argomento trattato. Non c’è nessun spirito polemico, né intenzione di confutare o contestare valutazioni e documentazioni di collezionisti ed esperti assolutamente più qualificati di chi scrive. L’intento é invece quello di soffermarmi su alcune affermazioni o solo aneddoti e farvi partecipi di alcune riflessioni su un netsuke sicuramente famoso di cui si è scritto a partire dagli anni ’50 (1950) fino ad arrivare ai giorni nostri ...

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Il disegno giapponese (terza e ultima parte)

Franco Fusco -
Il disegno giapponese (terza e ultima parte)

Altro autore assai popolare del genere gekiga è Kojima Gōseki, autore della saga di Kozure Ōkami pubblicata su Manga Action dal 1970 al 1976. È la storia del rōnin Ogami Ittō, che percorre il Giappone feudale in cerca di vendetta, trascinandosi appresso in un carretto il piccolo figlio Daigorō. Nelle scene dei duelli è evidente il riferimento alle immagini di Kuniyoshi e Yoshitoshi

Il fumetto di Kojima, dal 1987, è stato pubblicato in America col titolo di Lone Wolf and Cub (“Lupo solitario e cucciolo”) con copertine disegnate da Frank Miller. Inoltre ne è stata tratta una serie di film televisivi, visti anche in Italia col titolo Samurai - Lupo solitario.

Dello stesso genere sono i fumetti ispirati alla vita del maestro...

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Otomi

Cristian Pallone -
Otomi

Si dice che fosse così bella da assomigliare all’attore Iwai Hanshirō IV (1747–1800). Il volto paffuto e angelico, l’espressione benevola e rassicurante. Si chiamava Otomi e viveva a Tachibanachō, un quartiere pulsante di vita nella Edo mondana, a due passi dalla bottega del farmacista Ōsakaya Heiroku. Di mestiere faceva la geisha.

Con questo termine non si era fatto altro che tentare di dare un nome nuovo a un’antica professione, ma nessuno era stato così sciocco da non accorgersi che dietro una tanto raffinata etichetta giacevano vecchie abitudini contro cui più volte l’amministrazione di Edo e lo stesso bakufu si erano scagliati. Leggiamo dallo Yakkodako di Nanpo: «Un tempo chiamavamo danzatrici...»

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