Approfondimenti

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Leggiadre visioni (seconda parte): Pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità

Scritto da Rossella Marangoni -
Metropolitan Museum of Art - scuola Kaigetsudo

Dono divino o, nei bambini, sede di un kami protettore della crescita, i capelli, in Giappone, sono stati associati al mondo del sacro sin dall’epoca arcaica. “Gli antichi giapponesi consideravano i capelli come una specie di oggetto religioso, pensavano che i capelli fossero il dono di una divinità. Ciò portò in seguito a sviluppare l'idea che i capelli stessi fossero qualcosa di divino perché erano collegati alla convinzione che possedessero poteri magici. Ne derivò la concezione religiosa che un dio risiedeva nei capelli umani e ciò trasmetteva loro un potere magico. Ad esempio, le persone si bruciavano i capelli per ottenere un buon raccolto credendo che ciò avrebbe allontanato dai campi uccelli e animali dannosi. Queste azioni venivano eseguite sulla base della percezione religiosa dei capelli.” Caricata di una potente simbologia magico-religiosa che si riflette nelle cronache del Kojiki (702 d.C.) e del Nihongi (720 d.C.), la capigliatura ha mantenuto nel corso delle varie epoche della storia giapponese una connotazione molteplice: simbolo dell’energia vitale, elemento imprescindibile di bellezza, potente richiamo erotico. E i modi di acconciare i capelli hanno rappresentato, almeno fino agli inizi del XX secolo, e soprattutto per le donne, un mezzo per trasmettere ...

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Le porcellane Celadon

Scritto da Carla Gaggianesi -
Le porcellane Celadon

Così Omero, nel VII libro dell’Iliade, descrive le verdi acque dell’Arcadia. E’ a questi versi che la leggenda fa risalire l’origine del nome Celadon per quelle verdi porcellane che, quasi da sempre, ma in modo documentato a partire dal 960 d.C., vengono prodotte in Cina.

Se al più grande poeta dell’antichità classica fa riferimento l’origine più colta del nome Celadon, la più suggestiva ci riporta a quaranta pezzi di porcellana verde donati al Sultano di Damasco da quello d’Egitto Saladino, il cui nome attraverso diversi passaggi linguistici diventerebbe l’attuale Celadon. Ma l’argomentazione più certa ci riporta al colore dei nastri del costume del pastore Celadon, personaggio de L’Astrée, un’opera pastorale di Honoré d’Urfé, autore francese di quel XVI secolo in cui comparvero in Europa i primi Celadon.

Se l’origine del nome si può dire incerta, altrettanto non lo è la loro caratteristica principale, il colore: le porcellane Celadon sono verdi, in un’infinita varietà di sfumature evocative della giada che, da sempre, rappresenta nella cultura cinese l’archetipo della preziosità. Quanto il riferimento alla gemma fosse importante è confermato dal ritrovamento di ...

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Luci al neon: Gutai a Osaka City

Scritto da Eleonora Bani -
Luci al neon

Venendo in Giappone non sapevo cosa avrei trovato di nuovo sul movimento Gutai. Tanto è stato scritto negli ultimi anni, quando il gruppo di artisti giapponesi è stato ampiamente rivalutato e apprezzato dalla critica internazionale.

Il gruppo Gutai, 具体美術協会 (Gutai Bijutsu Kyōkai), si forma ad Ashiya nel 1954 attorno alla figura carismatica di Jirō Yoshihara (1905-1972), la cui personalità si delinea subito come quella di leader. La rinnovata visione delle arti, all’insegna del motto “Fate ciò che non è mai stato fatto prima”, rende Gutai un precoce e curioso caso di arte che definiremmo a pieno titolo “contemporanea”. Fu grazie ad alcune figure chiave, tra le quali Shōzō Simamoto (1928-2013), Saburō Murakami (1925-1996), Akira Kanayama (1924-2006), Kazuo Shiraga (1924-2008), Atsuko Tanaka (1932-2005), che il Gutai divenne in breve tempo il ritratto dell’unificazione creativa dei generi artistici.Gutai fu un movimento originale, ma anche contradditorio, figlio del Giappone dicotomico del Secondo dopoguerra e ancora oggi vivente, come un riflesso, nelle opere degli artisti di ultima generazione. Fu la rivista “Gutai” lo strumento per il lancio del gruppo sulla scena internazionale ...

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Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (prima parte)

Scritto da Marianna Zanetta -
Mizuko kuyō nel Giappone contemporaneo (prima parte)

Il termine mizuko kuyō 水子供養 (lett. riti per i bambini d’acqua) indica un insieme di riti e di pratiche dedicate ai bambini e ai feti abortiti, sviluppatisi in Giappone a partire dalla seconda metà del Novecento, momento in cui ha avuto un vero e proprio boom, fino ai giorni nostri, dove trova ancora notevole successo presso la popolazione, a diversi livelli e intensità. Gli elementi che concorrono a dare vita a tale fenomeno sono molteplici, e affondano le radici in diverse tradizioni culturali e pratiche rituali antecedenti, elaborate nel corso dei decenni (se non di qualche secolo), con un conseguente slittamento di significato e di valenza. Il termine mizuko 水子 viene tradotto letteralmente con bambino d'acqua, e da tempi recenti indica l'anima dei bambini abortiti.

L’immaginario che circonda queste credenze è variegato, ed anch’esso il risultato di evoluzioni storiche, ma possiamo dire che nella maggior parte dei casi, la rappresentazione ricorrente è quella che vede gli spiriti dei bambini radunarsi lungo...

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Leggiadre visioni: Pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità (prima parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Leggiadre visioni

Nella storia della cultura giapponese capelli, acconciature, pettini e accessori per capelli detengono una posizione di assoluto rilievo e attengono non solo - o non semplicemente - alla storia del costume, bensì possono essere collegati all’antropologia, alla storia, alla storia dell’arte, all’estetica e alla letteratura. Un tema, quindi, vastissimo che affronterò qui per sommi capi, con il desiderio di suscitare nel lettore la ricerca di ulteriori letture e percorsi di approfondimento.

Il pettine, nel mito, è fonte di energia e potere. Nel Kojiki (712 d.C.) e nel Nihongi (720 d.C.), numerosi sono gli episodi particolarmente significativi al riguardo. Ne citerò solo due a titolo esemplificativo.

Nell’episodio della discesa negli inferi per ritrovare l’amata moglie morta, Izanami, Izanagi, incapace di attendere la decisione del signore del paese “delle acque ocra” e ansioso di rivedere la sposa “staccò un dente dal magico pettine infilato nella crocchia sinistra della propria capigliatura, vi accese un fuoco, si addentrò per sbirciare e vide gorghi di vermi brulicarle addosso […]”.

Izanami, umiliata, lo fa inseguire da creature orripilanti e fameliche. Izanagi fugge atterrito: “Egli si tolse allora dai capelli...”

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