Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Lo Shintō, la donna, la miko

Scritto da Cecilia Presciani -
Lo Shintō, la donna, la miko

Il ruolo della donna nel culto religioso più antico del Giappone, lo Shintō (神道 ), è sempre stato oggetto di dibattiti e controversie. Una tradizione autoctona che, considerando la femminilità come qualcosa di negativo, portatrice di impurità (穢れ kegare) ha relegato la donna ai margini della società, permettendole, all’interno delle sue cerimonie, soltanto un ruolo di spettatrice.

Dati questi presupposti potremmo pensare che nello Shintō quella della donna sia sempre stata una posizione di sottomissione, senza aver mai avuto ruoli decisivi e rilevanti, in un contesto totalmente maschile.

Ma è realmente così? Esistono delle particolarità nella storia, delle eccezioni in cui queste regole vengono capovolte?

Andando ad indagare più a fondo, soprattutto nelle fasi più arcaiche di questo culto antico quanto il Giappone, si scopre che non è così.

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Attraversando la letteratura Song

Scritto da Simona Gallo -
Attraversando la letteratura Song

Nella Cina nel X secolo, la perdita di unità politica provocata dallo sfaldamento del glorioso dominio Tang (618-907) dà origine a una fase di forte frammentazione e instabilità, durata tuttavia poco più di un cinquantennio. L’anno 960, infatti, determina simbolicamente la fine di un periodo di divisione e l’origine di una nuova epoca: i Song 宋. Secondo la storiografia ufficiale, all’instaurazione di questa dinastia – a opera di Zhao Kuangyin 赵匡胤, o imperatore Taizu 太祖 – è attribuita la restaurazione della solidità dell’impero, sebbene il regno da lui fondato, quello dei Song del Nord (Bei Song 北宋), ceda poi il posto al dominio dei Song del Sud (Nan Song 南宋, 1227-1279), di origine straniera.
È tuttavia innegabile il carattere di modernità che caratterizza i tre secoli della Cina dei Song in termini di prosperità economica, di innovazione tecnologica, di sofisticatezza amministrativa, nonché di splendore culturale. Sebbene si tratti...

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Il gioco del Go: la sua diffusione

Scritto da Marco Milone -
Il gioco del Go

Quando, nel 1600, il gesuita Matteo Ricci si recò in Cina, ne studiò la lingua, la storia, la cultura e i costumi locali, e infine riuscì a farsi accettare dalla classe aristocratica e a essere considerato il primo intellettuale straniero, tanto che ebbe pure modo di apprendere il gioco del weiqi, meglio conosciuto in occidente come Go, che era ben diffuso a corte.

Ricci rimase stupito da come alcuni cinesi fossero tanto assorbiti da questo gioco da trascorrere la maggior parte della giornata giocando, e dall'importanza che aveva essere forti in questo gioco, tanto da essere apprezzati da chiunque e invitati ovunque.

Ciò che Ricci non sapeva era quanto il gioco del Go avesse...

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Il Tè (seconda e ultima parte) - Dalla Cina: storia, leggenda, estetica

Scritto da Isabella Doniselli Eramo -
Il Tè (seconda e ultima parte)

Sulla scorta delle indicazione fornite dai Chashu dell’epoca, sappiamo che fiorisce anche un'intensa ricerca estetica finalizzata a individuare la tipologia di tazza che meglio esalti il colore del tè, oltre all'aroma e al gusto. La scelta degli esteti si orienta su ceramiche dalla superficie di colore scuro, che evidenzia maggiormente la brillantezza del colore della bevanda. Le manifatture di porcellana si specializzano in varianti sul tema con ombre e riflessi e iridescenze “spontanee”, cioè prodotte naturalmente durante la cottura della tazza nella fornace, in seguito a reazioni chimico-fisiche del tutto spontanee legate alla presenza di ossidi metallici nella “coperta” dell'oggetto. Tipiche sono le ceramiche chiamate Tianmu (occhio del cielo), dal nome di un monte (nel Fujian) presso il quale i monaci di un monastero buddhista avevano...

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T'al,t'allori e t'alch'um: la dimensione ritualistica delle maschere coreane

Scritto da Jinelle Vitaliano -
T'al, t'allori e t'alch'um

Le maschere coreane, sono strettamente correlate alla loro ancestrale dimensione animista-sciamanica. Già dall’etimologia del termine coreano maschera, t’al (탈) che può essere tradotto come malattia o sciagura, si può presagire il carattere rituale e apotropaico.

Durante i kut (굿), rituali purificatori, le mudang (무당), sciamane coreane, figure molto importanti per la società antica, indossavano delle maschere, alle quali veniva attribuito un male o una malattia da debellare. In seguito le maschere venivano bruciate, così da scacciare l’entità maligna. Il loro utilizzo però poteva trovarsi anche nei riti funebri e nelle rappresentazioni teatrali.

Le maschere più conosciute sono...

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