Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

L'influenza del teatro Kabuki sull'Ukiyo-e

Scritto da Paolo Linetti -
L'influenza del teatro Kabuki sull'Ukiyo-e

L'Ukiyo 浮世絵 è uno stile di vita e una nuova cultura che iniziò a delinearsi nel periodo Edo (1603-1868), sviluppando delle tematiche sempre più distintive col passare dei secoli.

Il termine Ukiyo nacque in seno alla classe borghese in contrapposizione al pensiero buddista che per primo utilizzò la parola omofona; ma Ukiyo, scritto con i kanji 憂き世 (mondo di sofferenza) indicava qui uno stato d'ascetismo che mirava all’atarassia e ad estraniarsi dai piaceri terreni, illusori e d'intralcio al raggiungimento dell’Illuminazione.

Il monaco Asai Ryōi (1612 - 1691) nel 1661, nel suo Ukiyo monogatari scherzosamente descriveva lo stile di vita dei suoi concittadini dediti ai piaceri temporanei...

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Il tavolo del letterato cinese (seconda e ultima parte)

Scritto da Carla Gaggianesi -
Il tavolo del letterato cinese (seconda e ultima parte)

In questa seconda parte ricordiamo che la cultura cinese fu per anni influenzata e guidata da una classe speciale, composta da coloro che ancora oggi possono essere definiti "gentiluomini": la classe dei letterati. I letterati in Cina venivano classificati come intellettuali che avevano passato tutta la loro vita a studiare i testi di Confucio per superare gli esami di Stato. Erano proprio questi esami a creare classi differenti tra i letterati; proprio con la filosofia confuciana nacque il concetto di uno Stato governato da uomini d'abilità e cultura, scelti in base ai loro reali meriti e non in base alle conoscenze politiche o alla famiglia di provenienza.

Il successo ottenuto in questi esami di rappresentava ciò a cui tutti aspiravano: la chiave per ottenere un alto status sociale. Coloro che riuscivano a superare gli esami, infatti...

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Mishima monogatari: un samurai delle arti

A cura di Teresa Ciapparoni La Rocca -
Mishima monogatari

Il 25 novembre del 1970 Mishima Yukio, nome d’arte di Hiraoka Kimitake (Tokyo 1925) si toglieva la vita in una sorta di rappresentazione teatrale: un seppuku tradizionale a conclusione di un’arringa ai militari del Jieitai, il corpo di autodifesa del Paese, radunati nella loro sede dopo averne sequestrato nel suo ufficio il capo. Atto violento, soprattutto verso sé stesso, di grande risonanza e che ancora oggi condiziona il giudizio su di lui come scrittore...

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L’immagine della donna nello Shintō

Scritto da Giulia Zucconi -
L’immagine della donna nello Shintō

La principessa Toyotama, figlia del signore del mare, ormai prossima al parto, si mise a preparare sulla battigia una capanna dove partorire, ma la costruzione non era ancora completa quando fu costretta a entrarci, dicendo al marito Howori, principe dei cieli:

Gli esseri di altri mondi al momento del parto assumono le sembianze originarie. Farò così anche io adesso, perciò non guardarmi, ti prego”. Egli, tuttavia, incuriosito dalle parole di lei, spiò il parto e la vide trasformata in un coccodrillo enorme che strisciava e si contorceva. Terrorizzato se la diede a gambe e sua altezza la principessa Toyotama, accortasi di essere stata spiata, abbandonò per la vergogna il neonato sul posto.

In questo passo del Kojiki, testo scritto nel 712 che ci offre una preziosa panoramica della narrazione mitica shintoista, il parto viene descritto come un evento estraneo alla sfera umana e la donna viene presentata come intrinsecamente selvaggia...

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Kaze no denwa: Il Telefono del vento

Scritto da Giampiero Raganelli -
Kaze no denwa: Il Telefono del vento
Una cabina telefonica bianca, con una tettoia in stile vagamente retrò, si erge in un declivio, battuto incessantemente dal vento, da cui si vede l'oceano. Si trova in mezzo a un giardino ben curato, con panchine, conifere, ciuffi di erba delle Pampas, e rappresenta il punto di arrivo di un sentiero che passa sotto un arco di ferro battuto avvolto da piante rampicanti in cui è sospesa una campana. Si accede alla cabina salendo un gradino. Come per contrasto il telefono all'interno è di colore nero ed è uno di quei vecchi apparecchi a rotella. Non è ovviamente collegato fisicamente a una rete telefonica, ma è connesso con il vento e con le voci di chi non fa più parte di questo mondo, con le anime di coloro che hanno perso la vita nel maremoto del Tōhoku dell'11 marzo 2011. Ci troviamo nella cittadina costiera di Ōtsuchi nella prefettura di Iwate. Qui il bilancio di vittime di quel disastroso tsunami è stato di 864 morti e 421 dispersi...
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