Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Tra musica e zen: la fioritura del flauto shakuhachi

Scritto da Roberto Sallustio -
Tra musica e zen

Le melodie del flauto giapponese 尺八 shakuhachi risuonano già da molti decenni anche al di fuori dei confini nazionali nipponici. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, lo shakuhachi venne portato in giro per il mondo da rinomati maestri giapponesi come strumento identitario della loro tradizione, veicolo di valori di un intero Paese. Un ruolo determinante alla diffusione della sua conoscenza venne giocato, oltre che dalle peculiarità musicali che lo caratterizzano, come una attenta ricerca timbrica del suono connessa con l'attività respiratoria e con la fattura stessa del flauto, o le particolari tecniche esecutive che occorre padroneggiare per poter esprimere tutto il suo potenziale acustico, anche dalla sua relazione - reale o presunta - con una setta buddhista Zen formatasi durante il periodo Edo (1603-1868)...

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Daruma. Da monaco a fanciulla - Riflessioni attorno a due dipinti del Museo d’Arte Orientale di Venezia

Scritto da Veronica Gambilare -
Daruma. Da monaco a fanciulla

Dal significato del nome al luogo di nascita, la figura del monaco straniero, primo patriarca del buddhismo chan in Cina e zen in Giappone, è stata oggetto sin dalle origini di mistificazioni, confusioni e vivaci interpretazioni. Con il passare degli anni e poi dei secoli, gli aneddoti e i fatti più o meno realistici, vennero mescolati tra loro e diffusi sia dalla cultura popolare che dalla frangia più colta e consapevole della società cinese e giapponese. Conosciuto come Putidamo 菩提达摩 o Damo in Cina, Boridalma 보리달마 o Dalma in Korea, e BodaiDaruma 菩提達磨, o Daruma 達磨 in Giappone, Bo-dhi-dha-rmo-tta-ra in Tibet, la sua influenza arrivò anche in Vietnam. Considerato dagli orientali come avatar e arhat del bodhisattva Avalokiteśvara, venne confuso per molto tempo dai monaci missionari cristiani con San Tommaso. Secondo alcuni scritti, il monaco sarebbe...

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Kokeshi: Il Tōhoku fra tradizione e design

Recensione di Anna Lisa Somma -
Kokeshi: Il Tōhoku fra tradizione e design

A cura di Virginia Sica, Rossella Menegazzo, Carmen Covito, Scalpendi editore, 2020.

Lo sguardo aperto e ridente, le palpebre abbassate; le labbra che accennano un sorriso, velate dalla malinconia, chiuse a serrare parole di legno; l’espressione giocosa, criptica, quasi nostalgica; i corpi squadrati e severi, accarezzati dai colori, sgargianti… Innumerevoli sono le variazioni dei kokeshi, innumerevoli le ragioni per le quali sono popolari ormai in tutto il mondo. Merito della loro bellezza austera, talvolta quasi ruvida? O dell’essenzialità apparentemente bambinesca delle loro forme?

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Taiko Monogatari: Storie di costruzione

Scritto da Chiara Codetta Raiteri -
Taiko Monogatari

Il concerto sta per cominciare: in proscenio sei tamburi grandi, di oltre mezzo metro di diametro. Solo a guardarli un misto di esaltazione, timore, curiosità; in fondo al palco un gigantesco tamburo di oltre un metro. Che suono farà? I tamburi, la loro forma regolare, la lucentezza della lacca, delineano e dividono lo spazio, lo occupano modificandolo con un potere di incantamento che li avvicina all’opera d’arte. Non so nulla, non so del corpo scavato nel tronco di un albero, non so della fluidità e dell’energia corporea necessaria a far risuonare quella spessa pelle. Attendo trepidante di ascoltare il suono di quegli strumenti che non ho mai visto e che non assomigliano per nulla a quelli europei e mediorientali che conosco...

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Dalla necessità alla bellezza: un’indagine su “Mottainai” (seconda parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Dalla necessità alla bellezza

Una lampada il cui paralume è fatto con carta washi riutilizzata più volte e già scritta, uno shōji riparato con ritagli di carta a forma di fiore, oggetti trasportati con un quadrato di stoffa capace di sostituire qualsiasi borsa, il furoshiki, il manto di un abate o la veste di un monaco fatta di pezzi di tessuto cuciti insieme: cos’hanno in comune? All’origine di questi manufatti c’è il riutilizzo, l’assenza di sprechi, in una parola: mottainai.

Se nella prima parte di questa “indagine” attorno al concetto di mottainai mi ero soffermata sui presupposti di carattere spirituale della parsimonia in Giappone, ora vorrei concentrarmi su quelle che chiamo volentieri le radici pragmatiche di mottainai.

E dove individuarle se non nella vita dura e difficile delle comunità contadine nelle campagne giapponesi?

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