Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

Il gioco del Go: la sua diffusione

Scritto da Marco Milone -
Il gioco del Go

Quando, nel 1600, il gesuita Matteo Ricci si recò in Cina, ne studiò la lingua, la storia, la cultura e i costumi locali, e infine riuscì a farsi accettare dalla classe aristocratica e a essere considerato il primo intellettuale straniero, tanto che ebbe pure modo di apprendere il gioco del weiqi, meglio conosciuto in occidente come Go, che era ben diffuso a corte.

Ricci rimase stupito da come alcuni cinesi fossero tanto assorbiti da questo gioco da trascorrere la maggior parte della giornata giocando, e dall'importanza che aveva essere forti in questo gioco, tanto da essere apprezzati da chiunque e invitati ovunque.

Ciò che Ricci non sapeva era quanto il gioco del Go avesse...

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Il Tè (seconda e ultima parte) - Dalla Cina: storia, leggenda, estetica

Scritto da Isabella Doniselli Eramo -
Il Tè (seconda e ultima parte)

Sulla scorta delle indicazione fornite dai Chashu dell’epoca, sappiamo che fiorisce anche un'intensa ricerca estetica finalizzata a individuare la tipologia di tazza che meglio esalti il colore del tè, oltre all'aroma e al gusto. La scelta degli esteti si orienta su ceramiche dalla superficie di colore scuro, che evidenzia maggiormente la brillantezza del colore della bevanda. Le manifatture di porcellana si specializzano in varianti sul tema con ombre e riflessi e iridescenze “spontanee”, cioè prodotte naturalmente durante la cottura della tazza nella fornace, in seguito a reazioni chimico-fisiche del tutto spontanee legate alla presenza di ossidi metallici nella “coperta” dell'oggetto. Tipiche sono le ceramiche chiamate Tianmu (occhio del cielo), dal nome di un monte (nel Fujian) presso il quale i monaci di un monastero buddhista avevano...

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T'al,t'allori e t'alch'um: la dimensione ritualistica delle maschere coreane

Scritto da Jinelle Vitaliano -
T'al, t'allori e t'alch'um

Le maschere coreane, sono strettamente correlate alla loro ancestrale dimensione animista-sciamanica. Già dall’etimologia del termine coreano maschera, t’al (탈) che può essere tradotto come malattia o sciagura, si può presagire il carattere rituale e apotropaico.

Durante i kut (굿), rituali purificatori, le mudang (무당), sciamane coreane, figure molto importanti per la società antica, indossavano delle maschere, alle quali veniva attribuito un male o una malattia da debellare. In seguito le maschere venivano bruciate, così da scacciare l’entità maligna. Il loro utilizzo però poteva trovarsi anche nei riti funebri e nelle rappresentazioni teatrali.

Le maschere più conosciute sono...

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Meisho d'oltremare: vedute del Lago Occidentale

Scritto da Giulia Cappello -
Meisho d'oltremare

A partire dal periodo Heian (794-1185), con lo sviluppo della pittura giapponese yamatoe 大和絵, i simboli legati alla natura vennero elaborati secondo differenti modalità che trasformarono lo studio della pittura introducendo categorie come shikie 四季絵 (“immagini delle quattro stagioni”), tsukinamie 月次絵 (“immagini della sequenza dei mesi”) e meishoe 名所絵 (“immagini dei luoghi celebri”). Quest’ultime in particolare rappresentano luoghi che venivano celebrati non solo per la loro connotazione estetica, ma anche per la loro ricca...

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Miyamoto Musashi: Il lato spirituale del combattimento

Scritto da Ornella Civardi -
Miyamoto Musashi

Il suo Libro dei cinque anelli è forse il più noto e celebrato trattato di spada di tutti i tempi. Quando lo scrisse, fra il 1643 e il 1645, per tramandare in tempo di pace una sapienza distillata in tempo di guerra, forse Miyamoto Musashi immaginava già che il suo libro avrebbe avuto lunga vita fra i praticanti di spada e di arti marziali.

Ma di sicuro non prevedeva che in capo a qualche secolo avrebbe allargato la schiera dei fruitori a categorie radicalmente estranee agli ambienti del combattimento – manager in cerca di strategie di successo e perfino new-agers ansiosi di accedere a nuove dimensioni dell’essere. Eppure, il guerriero di Harima era ben consapevole di insegnare una via che eccedeva la pratica delle armi: «Sebbene fin dall’antichità la tecnica del combattimento sia ritenuta una scienza pratica, non la si può ridurre all’esercizio della spada. Non basta l’esercizio della spada per dire di conoscere l’arte della spada».

Allora la domanda è: che cosa serve?

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