Approfondimenti - Temi Zen

Di seguito sono visualizzate le anteprime degli approfondimenti di articoli pubblicati su Pagine Zen. In alternativa è possibile consultare l'elenco sintetico di tutti gli approfondimenti pubblicati visitando questa pagina.

L’illuminazione esiste solo nella dimensione dell’illusione

Scritto da Aldo Tollini -
L’illuminazione esiste solo nella dimensione dell’illusione

Parlando di “illuminazione” il maestro zen Dōgen, nel capitolo "Yuibutsu yobutsu” (Solo un Buddha e con un Buddha) dello Shōbōgenzō fa una affermazione apparentemente sconcertante:

…l'illuminazione si basa soltanto direttamente sulla forza stessa dell'illuminazione. Si sappia che non esiste illusione, ma si sappia anche che non esiste illuminazione.

Questa affermazione ci induce a fare delle riflessioni su cosa sia il satori 悟りo “illuminazione” e se la Via dello Zen sia davvero, come si continua a ripetere, il mezzo per realizzarla. Si pensa e si scrive che lo scopo ultimo dello Zen sia quello di portare i praticanti, attraverso un percorso di pratica e di regole di comportamento alla realizzazione spirituale più elevata, alla saggezza, insomma all’illuminazione, chiamata anche realizzazione, o liberazione: realizzazione del proprio vero sé, o liberazione dai vincoli imposti dal proprio io illusorio.

L’affermazione di Dōgen, probabilmente il maggior maestro giapponese di questa scuola, quindi personaggio di grande autorevolezza, può, quindi, sorprendere quando afferma, come di fatto fa in varie occasioni, che una cosa come l’illuminazione non esiste, sebbene, però, spesso parli anche di “ottenimento dell’illuminazione” o di “perseguimento dell’illuminazione”.

Tuttavia, scrive anche...

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Alla moda di Edo: L’abbigliamento maschile nel Giappone di periodo Tokugawa

Scritto da Rossella Marangoni -
Alla moda di Edo

Verso la metà del XVI secolo, con l’ascesa - in seguito alle guerre civili - di una nuova classe di guerrieri che sente il bisogno di ostentare il potere appena raggiunto e la nuova ricchezza, si inizia ad apprezzare la novità, e, per quanto riguarda l’abbigliamento maschile, la decorazione si arricchisce, e le forme si diversificano.

La moda di periodo Tokugawa (1603-1858), vede l'assimilazione dello stile cerimoniale della corte imperiale da parte della corte shogunale di Edo e l'elaborazione di nuovi codici di abbigliamento, in primis la predilezione per il kosode, da parte della classe mercantile, confucianamente disprezzata, ma che ora gode di un forte potere economico.

È in questo periodo, dunque, che il kosode (lett. “maniche piccole”, ossia strette) esce allo scoperto. Il kosode era sempre rimasto nascosto sotto altri capi di abbigliamento, uno strato inferiore dalla foggia di una dritta veste kimonoide con maniche dall’apertura in parte cucita, che si rivelò quale tenuta più comoda per una vita più dinamica e che a poco a poco si era trasformato da capo di abbigliamento intimo in veste esterna, sia per le donne che per gli uomini, annullando quella differenziazione di genere che fino ad allora aveva caratterizzato l’abbigliamento...

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Chabana: il cuore dei fiori per la cerimonia del tè

Scritto da Roberta Santagostino -
Chabana il cuore dei fiori per la cerimonia del tè
Si contempla il paesaggio solo come un dipinto, lo si legge come un rotolo di poesie. (…) Ecco in che consiste la preziosa virtù di cui è dotata la natura. La natura in un attimo coltiva il nostro animo, lo purifica e lo conduce in un limpido mondo poetico.

Con queste parole Natsume Soseki nel suo libro Guanciale d’erba, ci introduce alla speciale visione della natura che si ritrova in ogni aspetto della vita e del pensiero giapponese.

Anche nella sofisticata e complessa Cerimonia del Tè la natura è presente e trova la sua espressione in una semplice e delicata composizione floreale chiamata chabana, fiori del tè. Attraverso il chabana la natura irrompe nello spazio raccolto e silenzioso della stanza del tè, catalizza l’attenzione dei presenti creando un’atmosfera distesa e serena, adatta a rendere ancora più confidenziale e piacevole il momento dell’incontro.

Per capire la particolarità dello spirito del chabana bisogna avvicinarsi alla storia dell’ikebana, l’arte tradizionale dei fiori, che si è sviluppata nel corso del tempo in diverse forme, alcune molto complesse e codificate come...

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La sublime delicatezza della pittura coreana

Scritto da Jinelle Vitaliano -
La sublime delicatezza della pittura coreana
Nel corso dei secoli gli artisti coreani hanno prodotto un corpus di opere che, nonostante condividessero tratti comuni con i Paesi confinanti, possedevano caratteristiche uniche, che espressero una visione unica del mondo. I dipinti di genere del periodo Chosŏn (1392-1910) documentarono le pratiche quotidiane e i costumi dell'epoca. Inoltre vennero raffigurati leggendari paesaggi, ricchi di piante e animali indigeni, rivelando una forte connessione con la natura circostante. Vivere in un paesaggio costituito da cime acuminate, profonde valli e ampi fiumi, plasmò il popolo coreano, che trattò la natura con profonda riverenza. Questo rispetto per la natura è evidente nei dipinti coreani, la cui estetica è espressa da linee delicate, forme sinuose e colori naturali. I dipinti mostrano una naturalezza che emoziona lo spettatore con la sua umiltà e una bellezza riscontrabile sia nell'interezza dell'opera che nei dettagli. Come per la pittura occidentale, anche la pittura tradizionale coreana annovera molte forme e generi. I dipinti paesaggistici, conosciuti con il nome di Sansuhwa (산수화) “dipinti dei monti e delle acque”, presentavano inizialmente paesaggi idealizzati, in seguito scenari panoramici del territorio coreano.
La pittura di genere, ritraeva la quotidianità dei nobili e del popolo vissuti durante il periodo Chosŏn. A differenza dei dipinti di paesaggio, che tendavano ad essere sobri e monocromatici, queste opere vennero...
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I mostri del notturno giapponese

Scritto da Paolo Linetti -
I mostri del notturno giapponese
Le Jorogumo, avvenenti donne che rivelano alle vittime la loro reale natura di enormi ragni; i Tanuki, simpatici tassi trasformisti; i Bakeneko, gatti mostruosi; i Kappa, esseri acquatici, che importunano le natanti; le Ningyo, sirene giapponesi la cui carne profumatissima può donare agli uomini giovinezza o morte atroce; Okiku, il fantasma inconsolabile che cerca il decimo piatto a lei rubato... Si tratta di miti o leggende? Appartengono al soprannaturale o al preternaturale? I mostri del folklore dell'estremo Oriente popolano il quotidiano. Possono essere di varia natura, grottesca e dispettosa oppure spaventosi e profondamente inquietanti.

Nel Libro “Mostri giapponesi – Brividi e leggende al riflesso della luna” da me scritto con Laura Graziano, Susanna Marino, Gaia Poinelli, Rebecca Rossi si analizza l'importanza terapeutica del suscitare la paura.

La paura è una delle emozioni fondamentali dell'uomo, lo mette in guardia dai pericoli e lo spinge alla sopravvivenza: la rappresentazione di questo sentimento ha la capacità di intrattenere e stimolare alcune aree che suscitano emozioni primordiali, tacitando i problemi della vita quotidiana.

Diventa una valvola di sfogo della parte più istintiva e primitiva radicata in noi, tacitata dalle convenzioni e regole sociali. Essa mette in scena...

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