Il Tè (seconda e ultima parte)
Dalla Cina: storia, leggenda, estetica

Scritto da Isabella Doniselli Eramo www.icooitalia.it -

Sulla scorta delle indicazione fornite dai Chashu dell’epoca, sappiamo che fiorisce anche un'intensa ricerca estetica finalizzata a individuare la tipologia di tazza che meglio esalti il colore del tè, oltre all'aroma e al gusto. La scelta degli esteti si orienta su ceramiche dalla superficie di colore scuro, che evidenzia maggiormente la brillantezza del colore della bevanda. Le manifatture di porcellana si specializzano in varianti sul tema con ombre e riflessi e iridescenze “spontanee”, cioè prodotte naturalmente durante la cottura della tazza nella fornace, in seguito a reazioni chimico-fisiche del tutto spontanee legate alla presenza di ossidi metallici nella “coperta” dell'oggetto. Tipiche sono le ceramiche chiamate Tianmu (occhio del cielo), dal nome di un monte (nel Fujian) presso il quale i monaci di un monastero buddhista avevano decretato, per i loro rituali in preparazione della meditazione, l’uso esclusivo di tazze di questa tipologia di ceramica.

Proprio a queste tazze Tianmu si riferisce il Chalu (Repertorio del tè) di Cai Xiang (1012-1067) - letterato, poeta, calligrafo, funzionario dell'amministrazione imperiale - uno dei più importanti libri sul tè dell'epoca, che le indica come le più adatte in assoluto a esaltare aroma ed estetica del tè. Questa tipologia di tazza ha avuto particolare successo in Giappone, dove è indicata con il nome di Tenmoku e dove è tutt'oggi apprezzatissima, mentre in Cina è stata presto superata da altri tipi di porcellana.

L’epoca Song è stata caratterizzata da una notevolissima raffinatezza, in ogni campo: letteratura, pittura, filosofia, arti applicate. Anche la passione per il tè si sviluppa ai massimi livelli e raggiunge le più alte vette di eleganza e ricercatezza: il bere il tè diventa un’arte raffinata, una fonte di piacere estetico che si può condividere con altri intenditori nelle case da tè, luoghi privilegiati di incontro tra esperti, dove si possono degustare e confrontare le migliori qualità della bevanda. Si bandiscono concorsi per nuove miscele di tè; si investono fortune per realizzare nuove coltivazioni e si sperimentano nuove qualità come, per esempio, il pregiato ed esclusivo tè bianco. Si scrivono anche numerosi nuovi trattati come il Chalu di cui si è detto. Tra questi non si può non ricordare il

Daguan Chalun, (Trattato del tè dell’epoca Daguan), scritto nientemeno che dall’imperatore Huizong (1082–1135), uno dei più famosi imperatori della dinastia Song.

Poeta, pittore, calligrafo, musicista, scrisse trattati di medicina e di Taoismo. Fu grande mecenate, collezionista di opere d’arte, raffinato intenditore di tè. Con questo suo libro [Tradotto in italiano da Stefano Bertone e pubblicato a cura di I. Doniselli Eramo da Luni Editrice nel 2019, con il titolo Il Tè dell’Imperatore] l’imperatore fornisce i suoi consigli di esperto della qualità del tè e i suoi suggerimenti di esteta; fra i diversi modi di preparazione consiglia il tè frullato, un metodo di preparazione che richiede – come spiega lui stesso - grande maestria, eleganza dei gesti, senso della misura e sensibilità estetica nella scelta degli accessori. Soprattutto Huizong raccomanda, accanto all’attenzione per i dettagli, per la qualità del tè e degli accessori, per l’aspetto gestuale, anche e soprattutto senso della misura e sensibilità per adeguare il rituale e la stessa scelta stilistica degli accessori al contesto in cui si opera, in ottemperanza al principio di armonia ed equilibrio. Gli insegnamenti di Huizong hanno particolare successo in Giappone, dove sono alla base della complessa ritualità della “cerimonia del tè” cha no yu, ancora oggi iconica rappresentazione dell’estetica e dell’animo giapponese.

Intanto il bere il tè comincia a essere percepito anche come una strada per raggiungere l’autocoscienza e si inserisce tra le diverse pratiche di concentrazione e di meditazione impiegate dai monaci e dagli eremiti, specialmente i buddhisti della scuola Chan (lo zen giapponese). In questo contesto, prendono forma veri e propri rituali, molto solenni e meticolosi, per preparare e bere il tè, per accompagnare correttamente ed efficacemente la meditazione.

Tutto sembra cambiare con l'inizio della dinastia Ming (1368-1644): fiorisce una ricca letteratura relativa al tè, ai metodi di preparazione e degustazione, agli accessori e all'estetica delle tazze. E tanta ricchezza di pubblicazioni porta come riflesso un'analoga ricchezza e varietà di punti di vista e di suggerimenti.

Tra i metodi di preparazione consigliati prevale l'infusione, ma vengono conservati e talvolta perfezionati anche gli altri metodi tradizionali. A fianco ad autori che incoraggiano la ricerca di sempre nuove qualità di tè verde o che sostengono la sofisticata ed esclusiva preziosità del tè bianco, altri diffondono il gusto per gli oolong aromatizzati nei modi più vari con fiori e frutta, mentre altri ancora enfatizzano le proprietà del tè nero. Ne consegue una straordinaria ricchezza anche di tipologie di tazze consigliate: accanto alle tradizionali tazze çeladon suggerite per meglio apprezzare il tè verde secondo la più antica tradizione, riemerge il gusto per il vasellame scuro, in particolare per le ceramiche Yixing, che devono la loro colorazione intensa all'elevata percentuale di ferro nella composizione chimica dell'argilla. Tuttavia, la grande innovazione dell'epoca, il tè nero, porta con sé l'affermarsi del gusto per le tazze di porcellana bianca e per la porcellana bianco e blu, con decorazione in blu di cobalto sottocoperta, la vera eccellenza della produzione ceramica di epoca Ming (1368-1644). Queste porcellane, infatti, sono ritenute più adatte a mettere maggiormente in risalto le calde tonalità ambrate dell'infuso di tè nero.

Anche le “buone maniere” per servire e degustare il tè si differenziano e si moltiplicano a seconda delle tipologie e a seconda dei contesti in cui il tè viene servito.

In questa stessa epoca Ming, tra il XVI e il XVII secolo, l’uso di bere il tè si diffonde ad altre classi sociali, complice l’affermarsi di una borghesia cittadina sempre più facoltosa, composta da mercanti, artigiani, piccoli industriali, e complice anche lo spirito di emulazione radicatosi in ogni strato sociale. Il tè non è più solo una bevanda esclusiva per l’imperatore e per la corte; non è più solo un passatempo raffinato per un’élite di artisti e letterati, non è più solo una “via” per la meditazione dei monaci buddhisti e dei seguaci praticanti del Chan.

Ormai è una bevanda di uso comune e tutti i cinesi, a tutti i livelli, hanno l’abitudine di bere tè, in varie circostanze della vita quotidiana e in vari luoghi. Fra questi, gli ambienti privilegiati sono le case da tè che si sono diffuse ovunque, anche diversificandosi a seconda del livello sociale e degli interessi della clientela. Sono luoghi privilegiati di incontro e di intrattenimento, dove è sempre possibile degustare tè di diverse qualità, preparati e serviti secondo le più raffinate o le più consolidate prassi codificate. Nello stesso tempo si può partecipare a dotte conversazioni e a raffinati scambi di riflessioni, così come, a seconda dei contesti, si può prendere parte a vivaci conversazioni sui temi di attualità o addirittura condurre trattative commerciali. In ogni caso, potendo godere della compagnia di raffinate artiste dell’intrattenimento e professioniste dei diversi metodi e rituali di degustazione del tè.

C’è anche la possibilità di assistere a veri e propri spettacoli di musica, danza, acrobazia e giocoleria. Nelle case da tè più importanti e meglio organizzate è allestito un palcoscenico stabile per gli spettacoli, dove ogni giorno e ogni sera si rappresentano opere a cui il pubblico assiste mentre degusta il tè, rifocillandosi con assaggi e piccole pietanze. Infatti è proprio a partire dalle case da tè che si sviluppa la grande tradizione del teatro classico cinese.

Dunque il tè in Cina nel corso della storia, ha agito come catalizzatore e talvolta come propulsore, di innovazioni e sviluppi in diversi ambiti artistico-culturali e tecnologici.

Ma è anche andato molto oltre.

Il tè, infatti, è entrato in profondità nella storia e nell'evoluzione della civiltà a livello mondiale, connettendo diverse tradizioni culturali. Già nell’antichità dalla Cina ha raggiunto l’intera Asia orientale e nel corso dei secoli si è gradualmente diffuso in altri Paesi e in altri Continenti, seguendo le vie carovaniere dei commerci e degli scambi diplomatici o le rotte marittime dei mercanti e degli esploratori. Ovunque è arrivato, non si è imposto come “straniero”, ma ha sempre saputo trasformare se stesso per adattarsi alle esigenze e ai gusti della cultura ospitante, fino a integrarsi perfettamente nelle tradizioni locali, conformandosi al detto di saggezza popolare secondo cui la sapienza dell'acqua sta nel suo sapersi adattare al contenitore in cui viene versata. Allo stesso tempo, tuttavia, il tè ha saputo informare di sé e guidare l'evoluzione culturale, artistica, letteraria e di pensiero dei popoli che lo hanno accolto con maggiore convinzione. Su questo tema si è sviluppata una ricerca dell’Istituto di Cultura per l’Oriente e l’Occidente ICOO, che si è avvalsa dei contributi dei maggiori esperti e studiosi della materia (Cfr. Il Tè. Storia, popoli e culture, Biblioteca ICOO, Luni Editrice, 2017).

Il lavoro svolto ha portato tra l’altro a evidenziare come il tè abbia anche accompagnato e talvolta orientato, momenti decisivi della storia dell'umanità. Basti pensare che a partire dal XVII secolo è stato il cuore delle fortune della Compagnia delle Indie Orientali olandese (VOC) e poco più tardi dell'analoga Compagnia britannica (EIC). Entrambe avevano costruito proprio sulle importazioni di tè e degli accessori connessi imperi commerciali talmente potenti da assumere anche un non trascurabile ruolo in politica internazionale, spesso condizionando scelte e decisioni dei governi delle potenze coloniali.

Per citare qualche esempio, nel 1773 proprio il tè ha rappresentato la scintilla dell'incidente politico-commerciale ricordato come “Boston Tea party” che ha dato inizio alla guerra di indipendenza americana, segnando contemporaneamente una crisi cruciale per l'impero britannico. Ancora il tè e il suo commercio sono stati alla radice delle Guerre dell'Oppio che a metà del XIX secolo hanno determinato l'inizio del declino politico ed economico dell'Impero cinese, avviandolo verso la definitiva caduta (1911). Guerre scoppiate a causa dell’opposizione cinese alla pretesa britannica di scambiare il tè con l’oppio proveniente dalle colonie inglesi dell’India e concluse con la disfatta del Celeste impero.

La ricerca ha anche evidenziato gli aspetti storici, culturali e socio economici legati alla diffusione del tè, del suo consumo e della sua coltivazione in aree geografiche dove non era presente spontaneamente. Infatti, lo stesso diffondersi delle piantagioni di tè in zone esterne a quella d'origine, ha spesso inciso profondamente e beneficamente sulle economie agricole di molti Paesi, fornendo nuove prospettive di sviluppo e influenzandone e modificandone anche l'evoluzione sociale e culturale. E’ il caso dell’India, di Sri Lanka, di ampie aree dell’Asia centrale, della Turchia, dell’Africa centro-meridionale e del sud America.

L'uso di bere il tè ha anche trainato ovunque una ricerca estetica volta a emulare, pur nella diversità delle tradizioni artistiche e culturali, la raffinatezza e l'eleganza dei rituali tipici della Cina e del Giappone e ovunque ha anche incentivato una ricerca e un'innovazione tecnologica finalizzate a produrre accessori, tazze, teiere, bollitori capaci di gareggiare in bellezza e funzionalità con i ricercati oggetti cinesi e giapponesi e in grado di esaltare la squisitezza della bevanda, consentendone una corretta degustazione. In proposito è emblematica la vicenda delle importazioni di porcellane dall'Oriente in Europa nel XVII e XVIII secolo, che ha alimentato lo sfrenato collezionismo di grandi sovrani e case aristocratiche di tutta Europa, dando anche vita alla frenetica attività di ricerca e sperimentazione volte a scoprire il segreto della fabbricazione della tanto affascinante porcellana.

Sono state soprattutto le porcellane bianche con decori in blu di cobalto a riscuotere l’entusiastico apprezzamento dei compratori europei. Questa tipologia – già presente in Cina in epoca Tang (618-907), diffusa soprattutto durante la dominazione mongola (1279-1368) e portata alle massime vette di perfezione e raffinatezza durante la dinastia Ming - era la più richiesta dai mercanti delle Compagnie delle Indie, che ne trasportavano grandi quantità insieme al tè, proprio allo scopo di consentirne una corretta degustazione. Quasi inaspettatamente queste porcellane diventano oggetto di un vivace collezionismo, animando un competizione tra case regnanti e tra famiglie aristocratiche per aggiudicarsi la collezione più bella e più ricca.

Inevitabilmente questo fenomeno dà origine a uno spinto desiderio di emulazione, inducendo le manifatture di ceramiche europee a ricercare il segreto per produrre la porcellana, imprimendo allo scopo una forte spinta alla ricerca scientifica e tecnologica. È stata una rivoluzione industriale ante litteram: in tutta Europa le manifatture che non hanno saputo o potuto investire in ricerca e innovazione, sono uscite dal mercato delle produzioni di qualità. Le più forti, sostenute dai rispettivi governi e dalle case regnanti, hanno dato vita a una competizione senza esclusione di colpi per raggiungere il primato della produzione di porcellana e lo hanno fatto imitando e riproducendo i pezzi cinesi delle collezioni dei sovrani. Si è verificata così anche una rivoluzione del gusto (la famosa moda delle chinoiserie) e delle abitudini quotidiane degli europei che da quel momento hanno adottato usi, quale il bere il tè, e ritrovati tecnico-scientifici, come la porcellana, che sono ancora oggi parte integrante della nostra vita quotidiana.

Se ne conclude che, direttamente o indirettamente, il tè ha profondamente inciso sull'evoluzione delle abitudini e del gusto di tutti i popoli del mondo, ha influenzato l'arte e la letteratura, ha indotto una rivoluzione industriale ante litteram nel settore ceramico di tutta Europa, che ha dovuto adeguare le proprie produzioni e innovare i processi produttivi per soddisfare le nuove richieste del mercato.

Oggi, se si esclude la semplice acqua, il tè è la bevanda più diffusa nel mondo e le sue piantagioni sono arrivate a trasformare il panorama e l'economia agricola di vari Paesi sia dell'Asia, sia dell'Africa e dell'America Latina.