Il tavolo del letterato cinese (prima parte)

Scritto da Carla Gaggianesi www.lagalliavola.com -

La cultura cinese fu per anni influenzata e guidata da una classe speciale, composta da coloro che ancora oggi possono essere definiti "gentiluomini": la classe dei letterati. In Cina, venivano classificati come intellettuali che avevano passato tutta la loro vita a studiare i testi di Confucio per superare gli esami di Stato. Erano proprio questi esami a creare classi differenti tra i letterati; proprio con la filosofia confuciana nacque il concetto di uno Stato governato da uomini d'abilità e cultura, scelti in base ai loro reali meriti e non in base alle conoscenze politiche o alla famiglia di provenienza.

Gli oggetti sul tavolo del letterato

Le Dinastie Song e Ming furono epoche di crescita culturale estremamente importanti per i letterati, durante le quali il loro prestigio e gli oggetti del loro tavolo aumentarono notevolmente. Prima del X secolo, gli oggetti venivano prodotti pensando solo alle loro funzioni pratiche, ma quest'usanza andò modificandosi con l'avvento della Dinastia Song (1101 - 1125 d.C.) dove gli oggetti del letterato cominciarono ad essere scoperti come veri e propri oggetti da collezione e ad essere così creati con cura, appositamente per essere apprezzati per la loro natura raffinata, per le loro qualità estetiche e per il semplice piacere che donavano ai loro possessori.

Con il termine "Quattro tesori" iniziavano ad essere indicati tutti quegli oggetti utili al dipingere ed allo scrivere, ma anche tutto ciò che il letterato usava per esprimere i propri sentimenti. Si parla, dunque, di oggetti appartenenti ad un vero e proprio culto: la pietra da inchiostro, il calamaio, il porta pennelli, il lava pennelli, senza dimenticare i diversi accessori che li completavano: i pennelli, i coltelli da carta, gli appoggia polsi, i brucia incensi e persino i vasi per l'esposizione dei fiori.

Il calamaio e la pietra da inchiostro

Particolare interesse merita sicuramente il calamaio, utilizzato dall'epoca Tang (618 - 907 d.C.), con il caratteristico incavo scavato nella pietra, in modo tale che la sua curvatura non andasse ad alterare il ciuffo del pennello.

Nel calamaio piatto, al contrario, il pennello si schiaccia e il ciuffo si allarga, privando il tratto d'inchiostro della sua caratteristica rotondità. Molti erano i materiali utilizzati per il calamaio, che poteva essere in pietra, in ferro, in rame, in ceramica, in conchiglia d'ostrica, in osso, in bambù o semplicemente in legno. Non sono rare le volte in cui sono stati privilegiati materiali preziosi come lacca, giada, oro o argento. In qualunque materiale fosse forgiato il calamaio aveva sempre le medesime caratteristiche: una cavità, la pozza, destinata all'acqua in eccesso, una superficie piana, che serviva per umettare il pennello prima di strofinare il bastoncino d'inchiostro per stemperarlo. Una caratteristica del mondo cinese era quella dell'uso delle metafore; non ci si deve quindi stupire se, per descrivere i loro calamai preferiti, gli estimatori utilizzavano un linguaggio rituale, spesso figurato, con termini come "occhio lacrimoso", "foglia bianca di banano", "cintura di giada". Il calamaio risultava doppiamente prezioso, in quanto, solitamente, veniva regalato in occasioni particolari a persone importanti, e proprio per questo, se appartenuto ad un personaggio celebre, raggiungeva un valore intrinseco, anche economico, inestimabile. Quello che noi oggi chiameremmo "provenienza storica". Particolare attenzione va riservata alla "pietra da inchiostro" che, pur essendo l'oggetto meno utile alla realizzazione ultima dell'opera, rimaneva indispensabile per il tavolo del letterato. Era abitudine tenere la pietra da inchiostro "ben in vista" sul tavolo, in modo da poter far giudicare subito i gusti del letterato di cui si era alla presenza. Era selezionata per la sua composizione, ma anche per la frizione creata dallo sfregare sopra di essa il bastoncino d'inchiostro. La buona qualità di una pietra da inchiostro, si diceva, si doveva riconoscere dal suono: la pietra doveva vibrare sotto il colpo dell'unghia, ma vi erano altre rigorosissime attenzioni da tenere a mente per una buona scelta.

La pietra non doveva essere troppo scivolosa, ovvero l'inchiostro, una volta sfregato sopra il bastoncino, non doveva scivolare troppo rapidamente dalla pietra stessa, allo stesso tempo, non doveva essere troppo porosa (l'inchiostro non doveva essere assorbito troppo velocemente), ma non doveva essere nemmeno troppo "lenta" nel produrre inchiostro. Un aneddoto può aiutarci a comprendere meglio il valore rituale e simbolico che veniva attribuito a simili oggetti. Si narra che lo studioso Tang Hiun descrivesse i meriti di una particolare pietra chiamandola "seta rossa", questo perché, dopo averla picchiettata con un bastoncino d'inchiostro, si veniva a creare un liquido fluido, nero e brillante come la lacca. Se dopo questa semplice operazione la pietra veniva chiusa in una scatola, l'inchiostro rimaneva umido per parecchi giorni e un vapore di colore rosato si condensava all'interno della scatola. Nel 1922 i giapponesi vollero esplorare la cava che produceva l'ormai famosa "seta rossa" e grande fu il loro stupore nel trovarvi un semplice calcare, che produceva solo inchiostri mediocri. Il miracolo della "seta rossa" non si riuscì più a riprodurre. Si può dunque pensare che i meriti di questo fluido eccezionale dovessero essere attribuiti alla pietra e non al calcare, come era naturale che fosse.

L'inchiostro

Anche l'inchiostro suscita il medesimo interesse. Sin dai tempi antichi in Cina l'inchiostro veniva considerato sacro e si credeva avesse il potere magico di allontanare i demoni. Veniva altresì definito "il mezzo delle metamorfosi" mediante il quale l'artista poteva vedere concretamente realizzati i propri pensieri e le proprie sensazioni. I letterati cinesi possedevano, il più delle volte, ricette personali, con ingredienti tramandati di generazione in generazione per la fabbricazione dei bastoncini d'inchiostro. La base comunque era costituita essenzialmente da due ingredienti: fuliggine, ottenuta bruciando foglie e legna (in particolare il legno di pino veniva considerato il più pregiato) e grasso animale (solitamente di bue, di pesce o di cervo). Venivano poi fatti scaldare, raffreddare e invecchiare per diverse volte e per molti anni. Chiusi all'interno di apposite scatole, questi inchiostri potevano conservarsi per centinaia d'anni. Sopra i bastoncini d'inchiostro veniva orgogliosamente inciso il nome dell'artigiano o del proprietario, ma anche motivi floreali, rappresentazioni di paesaggi, motivi taoisti come la fenice, l'unicorno o la carpa. Proprio la complessità di alcune di queste decorazioni rivela che alcuni di questi bastoncini venivano creati al solo esclusivo scopo di collezionismo e non per essere utilizzati. L'importanza dell'inchiostro era anche sottolineata dal fatto che, addirittura, molte opere si distinguevano per la tipologia d'inchiostro utilizzato e vendute a prezzi altissimi.

Il porta pennelli

Il letterato necessitava di diverse tipologie di pennelli per lavori differenti. Troviamo quindi due diversi tipi di supporto: una struttura di legno, appesa alla parete, alla quale venivano appoggiati quei pennelli che non sarebbero stati utilizzati di lì a breve, oppure un porta pennelli a forma cilindrica, per quei pennelli indispensabili per l'uso quotidiano. Il porta pennelli, come la pietra da inchiostro, era sempre presente sul tavolo del letterato. Per lo più, per la sua fabbricazione venivano utilizzati materiali come l'avorio, la giada, ma anche più semplicemente il bambù, con intricate incisioni.

Nel periodo Kangxi (1662-1722 d.C.) numerose furono le creazioni in porcellana biscuit, materiale non pregiato come la giada, che permetteva però una più ampia decorazione e, quindi, un maggior impatto visivo.

Gli appoggia pennelli

Erano utilizzati per appoggiare momentaneamente il pennello in modo da non bagnare il tavolo o il lavoro stesso. Le forme si presentavano tutte diverse e curiose: sicuramente la più particolare e più amata era quella delle "Cinque Sacre Montagne cinesi". Le cinque punte erano in relazione ai Cinque Picchi delle Montagne Sacre cinesi dei Dodici Ornamenti. Nella mitologia cinese, le Cinque punte costituivano una sorta di Paradiso abitato dai Saggi Immortali. Nell'antica Cina le montagne godevano di speciale venerazione e si credeva assicurassero l'ordine cosmico.

In Europa questi raffinati oggetti, molto apprezzati sia in biscuit che in porcellana, con gli smalti della Famiglia Rosa e della Famiglia Verde, specialmente nella Francia del '700 furono utilizzati dalle dame come porta anelli.

I lava pennelli

Erano generalmente vaschette provviste di una larga base per donare stabilità e far sì che l'acqua, smossa dal pennello, non fuoriuscisse. Avevano varie dimensioni, alcune molto grandi (anche 25-30 centimetri di diametro), ma altri curiosamente piccoli.

Spesso li troviamo provvisti di piccole decorazioni in rilievo sul bordo, che hanno valore estetico ma anche funzionale in quanto, passando il pennello lungo il bordo, queste decorazioni evitavano andasse intaccata la forma appuntita delle setole.

Troviamo anche curiosi lava pennelli con decorazioni all'interno: solitamente si tratta di creature che hanno un legame con l'acqua e che sembrano muoversi quando questa viene versata all'interno.

Il contagocce

Oggetto indispensabile per la preparazione dell'inchiostro. Piccolissime quantità d'acqua, gocce appunto, venivano lasciate scendere sulla pietra da inchiostro, in modo da rendere più omogeneo il melange tra l'inchiostro e la pietra stessa.

Sono proprio i contagocce a presentare le forme più curiose, come quelle zoomorfe (tartarughe, galli, bufali, pesci...) in cui gli animali erano provvisti di un piccolo foro in cima, mentre all'interno della bocca veniva modellato il beccuccio, oppure a carattere naturalistico-vegetale (pesche, zucche, fiori di loto, foglie...).

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(Fine della prima parte)

Nella seconda parte si parlerà di altri oggetti del tavolo del letterato, come i sigilli, le teiere Yixing, i vasi di fiori, i brucia incensi, e i “giochi scherzosi”.