Il Bonsai nel Giappone di Periodo Meiji

Scritto da Taguchi Fumiya - Curatore del Museo d’arte del Bonsai di Ōmiya -

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900, durante il periodo Meiji, politici, finanzieri e personalità di spicco nel panorama culturale nipponico sono stati i fautori della diffusione mondiale dell’arte dei bonsai. L’attività di questi appassionati e le tecniche radicate nella tradizione hanno avuto ampia diffusione anche grazie ai media: riviste e quotidiani hanno ricoperto un ruolo fondamentale nella promulgazione dell’idea del bonsai. Il termine “bonsai”, comparso per la prima volta nei documenti editi a partire dal periodo Meiji è, secondo i letterati dell’epoca, sicuramente calzante, perfetto per indicare quest’arte, ormai scevra dall’influenza di stile cinese che aveva alle origini.

D’altro canto è anche vero che l’ideale di bonsai contemporaneo ritrova una grande influenza nelle origini di questa pratica. Già i vari esemplari di bonsai realizzati in periodo Medievale nascono come interesse privato, creati nell’intimità di ciascun artefice. Tuttavia, la vera spinta verso l’aspetto ideale di queste composizioni viene promossa dalla comunicazione di massa, con manifestazioni pubbliche tenute, dagli appassionati più noti e i raduni per gli amatori di bonsai. All’inizio del 1900 assistiamo al passaggio dell'uso dei bonsai come esigenza personale a ornamenti installati nelle piazze per volere dell’autorità pubblica. Questo meccanismo vede una trasformazione del ruolo del bonsai, da opera d’arte a bene di consumo, un esemplare modellato come parte di una collezione.

La popolarità del bonsai nel periodo Meiji

L’epoca Meiji è un periodo storico ricco di un fascino particolare: benché si stiano sviluppando in maniera repentina delle nuove tendenze, vi è sempre uno sguardo fisso alla tradizione. I giapponesi ricercano quindi uno stile di vita che riesca a conciliare queste due realtà così differenti ed è possibile osservare il risultato dei loro sforzi in diversi campi, dalla moda all’edilizia, fino al lifestyle.
Per quanto riguarda i bonsai, un nuovo stile inizia a essere elaborato a partire dai raduni di tè sencha e, nonostante si stiano sviluppando nuove tendenze dovute alla rivoluzione industriale, continua a perdurare la tradizione degli hachiue di epoca Edo. Nel 1868, quando il periodo Edo raggiunge la sua conclusione, molte delle correnti che l’hanno caratterizzato perdurano anche nel periodo Meiji.
Non vi è alcun dubbio che gli esempi che verranno trattati possano essere considerati come un nuovo fenomeno culturale, che ha preso vita proprio nel periodo Meiji, tuttavia i dipinti e le fotografie che ritraggono i bonsai e i luoghi in cui venivano collocati si ispirano profondamente a quanto prodotto in epoca Edo. Se da un lato gli immutabili hachiue di periodo Edo venivano esposti come simbolo di un’appartenenza culturale raffinata, la modifica del nome in “bonsai”, avvenuta in periodo Meiji, sottolinea un’appartenenza alla vita quotidiana di queste composizioni come forma di benessere. Nel periodo Meiji assistiamo a un fascino unico dato da questa nuova mescolanza di hachiue e bonsai.

Le attività femminili e i bonsai

A partire dalla fine dell’epoca Meiji fino al periodo Showa (1926-1989) gli esperti di bonsai erano principalmente uomini di una certa età, in questo lasso di tempo però emergono delle nuove tipologie di amatore. Come già si poteva osservare da alcune stampe delle collezioni Ukiyo-e di epoca Edo, anche nel Meiji sono molte le donne che scelgono di avvicinarsi all’arte dei bonsai. In epoca Meiji le donne, per approfondire reciprocamente arte e cultura, organizzavano attivamente dei raduni privati. Questi raduni venivano chiamati “cerimonie femminili”.

All’epoca vi erano parecchie attività considerate prettamente femminili, si trattava di discipline che qualsiasi ragazza raffinata avrebbe dovuto conoscere: l’ikebana, l’etichetta, l’arte della cerimonia del tè, la calligrafia, e ancora il cucito, la lettura, i riti tradizionali e l’accudimento di uccelli e piccoli animali domestici. Tutte queste dottrine venivano tramandate e divulgate proprio durante questi raduni privati interamente al femminile.

Le cerimonie femminili sono il soggetto di diverse stampe delle collezioni Ukiyo-e. In molte di queste vi sono ritratte delle donne, sullo sfondo un panorama famoso, con a fianco degli splendidi esemplari di bonsai, intente a cimentarsi in quest’arte con passione. È possibile evincere da queste stampe che nelle cerimonie femminili venissero tenute delle lezioni per approfondire la modellatura dei bonsai.

La stampa qui sotto, intitolata “Dipinto di attività femminili - bonsai”, vede protagoniste delle donne intente ad ammirare dei bonsai durante una cerimonia femminile.

Nella sala con il pavimento in tatami troviamo a incorniciare la scena un paravento a sfondo dorato raffigurante il monte Fuji, mentre le donne dagli eleganti kimono decorati osservano otto composizioni di bonsai di svariate dimensioni. Nel vaso quadrato blu e bianco a sinistra, decorato con un motivo a onde, troviamo un esemplare di Ciliegio collocato sopra a una roccia. Immediatamente a fianco troviamo una pianta di Pino in un vaso di forma esagonale, mentre a sinistra all’interno di un vaso tondo vi è una pianta di Chamaecyparis obtusa. I vasi sono impreziositi da questo colore blu sgargiante ricavato da lapislazzuli. I vasi smaltati decorati con lapislazzuli vedono la loro origine e diffusione nella tradizione degli hachiue di epoca Edo, diventando il modello di vaso prediletto per realizzare le composizioni di quel periodo. In epoca Meiji la manifattura di questi vasi aumenta relativamente, diventando un vero caposaldo, simbolo di un’arte eccelsa. Ma nel periodo Taishō (1912-1926) e Showa questi vasi compaiono sempre più raramente nelle mostre di appassionati e al loro posto vengono sempre più utilizzati i vasi in grès, d’ispirazione cinese.

Questa è una stampa risalente al periodo Meiji, ma viene rappresentata una scena ambientata nell’epoca Edo, riportando quindi i modelli di vasi e hachiue in voga a quel tempo. In molte altre stampe realizzate nello stesso periodo è possibile notare nelle raffigurazioni di cerimonie femminili lo stesso tipo di vasi smaltati, ma anche le piante realizzate dalle fanciulle seguono i canoni di modellatura degli hachiue di epoca Edo.

Queste caratteristiche sono andate modificandosi con il passare dei secoli, ma tali stampe vogliono essere una testimonianza della cultura dei bonsai nell’ambito femminile. Da qui in poi andrà sempre più rinforzandosi l’interesse verso l’estetica cinese che, per contrapposizione, si rivelerà essere un gusto apprezzato prettamente dagli uomini.

Le giovani donne e i bonsai

Tra i documenti riguardanti i bonsai di periodo Meiji ve ne sono alcuni inerenti i bambini. Nell'“Enciclopedia per ragazze Meiji”, (figura qui sotto) rivolta alle giovani donne, sono raccolte diverse immagini esplicative. A pagina 4 della stessa, troviamo la dicitura “Metodo di modellatura dei bonsai”.

Vi troviamo frasi come “Riproduzione di piante di grandi dimensioni”, o ancora “Il divertimento di riprodurre un bosco di alberi secolari”, ritrovando più e più volte il termine bonsai come parola chiave. Nella sezione “Attenzione ai metodi di modellatura” vi è inoltre riportato quanto segue: “Per realizzare un bonsai occorre grande dedizione, dopo aver stabilito precedentemente il proprio obiettivo è necessario acquisire l’esperienza necessaria per realizzarlo e, soltanto allora, si riuscirà a realizzare il modello che precedentemente avevamo progettato”. La stretta connessione tra ragazzi e bonsai rimarrà una caratteristica del periodo Meiji.

La collocazione dei bonsai

Una delle usanze in voga in epoca Meiji che vede protagonisti i bonsai era quella di portare una pianta alle persone ricoverate in ospedale. Vi sono documenti dell’epoca che attestano come i bonsai venissero recati nella stanza del paziente, un ornamento per rallegrare l’ambiente. In alcuni manuali di epistolografia per bambini vi sono diversi esempi in cui si parla dei luoghi in cui venivano collocati i bonsai.

La figura qui sotto illustra una di queste raccolte pubblicata nel 1883. Nell’indice troviamo riportate sia la lettura “bonsai” che “hachiue” per i caratteri che compongono la parola bonsai, un particolare interessante, in quanto deduciamo che la lettura bonsai non si era completamente stabilizzata. La frase recita quanto segue:

“Quando ho fatto visita all’anziano gli ho gentilmente offerto in dono questo raro esemplare di pianta occidentale, affinché gli possa tenere compagnia durante la degenza e rasserenarlo”.

Questo esempio parla di un esemplare di bonsai realizzato con una pianta di provenienza occidentale dato in regalo a un anziano ricoverato. Essendo tratto da una raccolta pensata per dei giovani lettori delle elementari, possiamo capire come i bonsai fossero ben conosciuti non soltanto da un pubblico adulto, ma anche dai più piccoli. Questo genere di raccolte per ragazzini di tutte le età continuarono a essere pubblicate anche in periodo Showa e Taishō, insegnando ai più giovani ad apprezzare l’arte della modellatura dei bonsai. Documenti come i manuali femminili o queste enciclopedie fanno capire come durante il periodo Meiji donne e bambini occupassero un ruolo importante nella diffusione dell’arte dei bonsai.

La gara delle cento bellezze

Nelle fotografie qui sotto vediamo ritratte delle donne giapponesi a fianco di alcuni bonsai. Le immagini seguono i canoni compositivi proposti nelle innumerevoli stampe Ukiyo-e che avevano le bellezze femminili come soggetto: delle donne posano con in mano un ventaglio a fianco di alcuni bonsai. Questi venivano spesso inseriti come ornamenti nelle foto-ritratto, proseguendo quella tradizione già iniziata nelle stampe Ukiyo-e.

Ricreare lo scenario di queste foto è molto più complesso di quanto possa sembrare. Nel novembre del 1890 è stato aperto lo studio Ryūngaku a ovest del parco di Asakusa, in un edificio alto, con lo stile architettonico di quegli anni. L'edificio, soprannominato “i dodici piani di Asakusa”, era talmente alto per quel periodo che si diceva che “potesse toccare le nuvole”. Al cui interno vi erano svariati esercizi commerciali. I piani più alti, però, sono crollati a seguito del grande terremoto del Kanto, avvenuto nel 1923, a seguito del quale l’edificio è stato demolito, ma fino al giorno della sua demolizione questo stabile è stato il luogo in cui hanno avuto luogo diverse manifestazioni.

Il giorno della prima edizione del concorso di bellezza giapponese chiamato “Le cento bellezze”, al Ryūngaku si erano riunite le partecipanti, ossia cento geisha provenienti da tutta Tokyo e un pubblico di votanti che avrebbe dovuto eleggere la vincitrice. Proprio in quel giorno si è guastato l’ascensore, uno dei primi ascensori elettrici mai installati in Giappone. A quel punto i partecipanti avrebbero dovuto salire, con grande affanno, dodici piani a piedi. Per far sì che questo non influisse sull’aspetto delle geisha, le cento partecipanti sono state immortalate all’ingresso del palazzo dal fotografo professionista Ogawa Kazumasa. Ogawa costruì da zero e in poco tempo la riproduzione di una stanza in tatami, potendo così scattare lì le foto. In questo modo il concorso “Le cento bellezze” tenutosi nel 1891 è diventato famoso e indimenticabile.

Le foto scattate durante l’evento sono state in seguito riunite in una raccolta e spedite all’estero per mano dello stesso Ogawa. In ciascuna foto, a fianco alla geisha ritratta, vi è presente un bonsai. La raccolta che porta il nome della manifestazione, “Le cento bellezze”, comprende dodici fotografie delle prime cinque classificate. Tutti gli scatti del set fotografico sono stati eseguiti nella medesima stanza, e in quattro di questi compare a fianco della donna ritratta un esemplare di bonsai di Ciliegio. In tutte le foto è presente un ventaglio appoggiato a un sostegno con i caratteri di “Ryūngaku”, il luogo dov’era stato allestito il set fotografico, mentre abbiamo un ulteriore ventaglio che le geisha, tutte rigorosamente posizionate al centro della scena, tengono in mano. Nella parte in basso a destra dell’inquadratura, posizionato sopra al tatami, troviamo in ciascuna foto un esemplare di bonsai. Sono stati scelti undici diversi tipi di pianta tra cui Pinus pentaphylla, Ciliegio, Acero e Aspidistra, ognuno dei quali è appoggiato su di un tavolo o un piedistallo.

Inoltre è possibile notare che ai bonsai è stata applicata un’etichetta riportante il nome “Taikōen”, il nome del vivaio di provenienza, uno dei tre più noti vivai specializzati in bonsai di epoca Meiji. Tutte le piante utilizzate come ornamento per le foto della raccolta sono state prese in prestito da questa struttura.
Benché l’epoca Meiji copra un lasso di tempo relativamente breve, vi sono molte testimonianze che collegano l’arte dei bonsai a donne e bambini, frutto dell’eredità di periodo Edo. Questa cultura femminile dei bonsai fatta di cerimonie ed esposizioni incontrerà però di lì a breve il suo declino.

Questo articolo, nel rispetto dello spirito e del contenuto e in accordo con l'Editore, è la libera sintesi di un articolo più esteso, che è possibile leggere su Bonsai&News n. 178 – Crespi Editore – www.crespibonsai.it
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