I mostri del notturno giapponese

Scritto da Paolo Linetti -

Le Jorogumo, avvenenti donne che rivelano alle vittime la loro reale natura di enormi ragni; i Tanuki, simpatici tassi trasformisti; i Bakeneko, gatti mostruosi; i Kappa, esseri acquatici, che importunano le natanti; le Ningyo, sirene giapponesi la cui carne profumatissima può donare agli uomini giovinezza o morte atroce; Okiku, il fantasma inconsolabile che cerca il decimo piatto a lei rubato... Si tratta di miti o leggende? Appartengono al soprannaturale o al preternaturale? I mostri del folklore dell'estremo Oriente popolano il quotidiano. Possono essere di varia natura, grottesca e dispettosa oppure spaventosi e profondamente inquietanti.

Nel Libro “Mostri giapponesi – Brividi e leggende al riflesso della luna” da me scritto con Laura Graziano, Susanna Marino, Gaia Poinelli, Rebecca Rossi si analizza l'importanza terapeutica del suscitare la paura.

La paura è una delle emozioni fondamentali dell'uomo, lo mette in guardia dai pericoli e lo spinge alla sopravvivenza: la rappresentazione di questo sentimento ha la capacità di intrattenere e stimolare alcune aree che suscitano emozioni primordiali, tacitando i problemi della vita quotidiana.

Diventa una valvola di sfogo della parte più istintiva e primitiva radicata in noi, tacitata dalle convenzioni e regole sociali. Essa mette in scena la metà oscura nascosta che si cela dentro di noi. È la manifestazione di quello che potremmo essere senza freni inibitori.

È poi l'esplicazione dell'inenarrabile, dell'inspiegabile di cui non troviamo soluzioni razionali, sia esso facente parte di posti isolati e lontani, che della propria casa.

Nei secoli passati un giapponese era consapevole di poter essere osservato costantemente, nel suo quotidiano, da una miriade di esseri, spiriti, creature e mostri. C’era la consapevolezza di coesistere e poter entrare fortuitamente in contatto diretto con loro. Si crede che oggetti stessi di uso quotidiano possano essere “caricati di energia” e prendere vita, così come la longevità può far trasformare in mostri cani, gatti, piante di ciliegio, granchi...

Il concetto di horror cambia a seconda dei vari paesi e del contesto culturale, storico e sociale.

I racconti dell'orrore giapponese sono creati a partire dalle leggende locali orali, di origine shintoista e buddista. Messe per iscritto, mantengono un carattere più psicologico e introspettivo, rispetto alla produzione occidentale (ricordiamo la natura insulare del Giappone), che tende a creare un'atmosfera ansiogena e angosciante, anche mediante un'ambientazione più cupa, oscura, che dà un senso di isolamento e di abbandono.

Stiamo assistendo, negli ultimi anni, a una riscoperta, da parte degli occidentali, dei mostri giapponesi, che stanno diventando una vera e propria moda.

Tuttavia troppo spesso l'approccio è relativizzato da lacune verso l'altra cultura o verso la propria, creando erronee linee interpretative; oppure i mostri vengono visti da un occhio troppo tecnico, che non si pone dal punto di vista del lettore generico, dando per scontate troppe cose.

In Occidente si utilizzano, spesso in maniera sbagliata, termini e concetti quali: soprannaturale, mitologia, paranormale e demoni.

Nell'Europa occidentale il soprannaturale è il mondo dei mostri ben delineato e separato da quello degli umani, in Giappone esso è molto più sfumato o sovrapponibile. Il mondo dei démoni o meglio demòni (esseri infernali preesistenti all'uomo) è un mondo a sé, separato. La interazione nella sfera umana è un atto soverchiante le leggi naturali, le sovrasta con atti di manifestazione e possessione.

L'Europa orientale,contempla una linea più sfumata, quella del preternaturale, ossia oltre al mondo soprannaturale divino e infernale esiste una natura prodigiosa. Nelle chiese riformate si crede che santi e angeli esistano, ma dopo la resurrezione di Cristo, non è più necessario dimostrare l'esistenza di Dio con miracoli e grazie. Ne consegue che se qualcosa di straordinario può accadere sia prodotta da un diavolo oppure, se straordinaria ma non negativa, sia frutto di una natura prodigiosa. Inoltre se per i cattolici, con l'introduzione del Purgatorio, si dà un luogo a qualunque anima errante, per ortodossi e protestanti alcune anime irrisolte rimangano sulla terra, originando fantasmi, licantropi e vampiri. Divertente, riletta ai nostri giorni, fu l'irrisione dei protestanti verso i cattolici, che credevano al potere delle reliquie dei santi, alla quale il papa rispondeva che ridicolo era credere all'esistenza di vampiri e licantropi.

In Giappone si assiste a una sfumatura ancora più lieve: vi è una natura preternaturale fatta di fantasmi, creature non morte, e una cripto-naturale, costituita da mostri che, al pari del nostro mostro di Lockness, esistono in luoghi specifici, ma le loro caratteristiche fisiche sono più o meno vaghe e i loro avvistamenti sono molto sporadici.

La mitologia ha caratteristiche ben distinte. Possiamo parlare di mito solamente quando un racconto ha un valore sacrale, allegorico e universale per la cultura sociale politica che determina un impero, un regno o una nazione. Esso deve contenere risposte cosmogoniche, etiche, rispondere alle grandi domande quali “chi siamo?”, “Chi ci ha creato?”, “da dove veniamo?”, “perché esistiamo?”, “che succederà dopo la nostra morte?”

Le leggende invece sono racconti con una dimensione più locale, spesso ispirati a fatti realmente esistiti, ma poi resi spettacolari o epici.

Ne consegue, secondo i metodi di classificazione in uso in Giappone, che possiamo parlare del mito di Izanagi e Izanami, Amaterasu, Susanoo e pochi altri che furono diffusi principalmente col fine di consolidare la discendenza divina dell'Imperatore; perciò solo in questi casi la loro diffusione fu su tutto il territorio insulare, diversamente delle leggende, collegate a province e villaggi.

Il libro è impreziosito da magnifiche opere dei più famosi artisti giapponesi del XVIII e XIX secolo, il lettore sarà condotto in un percorso fantastico, con storie che miscelano paura, brivido e comicità. Le tre maggiori sezioni del volume seguono le classificazioni dei mostri giapponesi: Yokai (mostri), Bakemono (mostri mutaforma), Yurei (spettri e ritornanti).

Nella zoologia mostruosa giapponese abbiamo un eterogeneo numero di Yokai, divisibili essenzialmente in un gruppo di mostri dispettosi e non nocivi all'uomo, come i kodama, spiriti delle piante, il mostro che lecca lo sporco....., ma anche una serie di mostri orribili, fatali, omukade (centopiedi giganti e velenosi), gli immensi kaiju (bestie solitamente provenienti dal mare), gli oogumo (ragni delle caverne delle dimensioni di vitelli che prosciugano i dormienti), le volpi trasformiste, i Bakeneko (gatti mannari-mammoni) a due code ghiotti, spettri, Gama (rospi vampiri). ci rapiranno con le loro storie.

Attenzione, possono essere cattivi, ma non sono maligni, ossia perseguono i loro interessi e desideri, ma il Maligno non è presente, in questi esseri, come motore immobile e come centro gravitante.

Definire gli Oni shintoisti demoni, nonostante l'aspetto similare a certi diavoli, è profondamente sbagliato a livello filologico. Gli Oni non sono esseri primigeni maligni, immortali, non hanno come obiettivo la corruzione dell'anima umana per una dannazione eterna, ma sono paragonabili ai nostri orchi, per la predispozione a divorare gli esseri umani e per avere una forma di comunità subculturale primitiva, con desideri beceri come avidità di ricchezze e sadismo.

Una sottocategoria di Yokai sono i Bakemono, mostri mutaforma per nascita come le Jorogumo (donne ragno), Tanuki (tassi) e Kitsune (volpi). Sono diventati mostri perché condizioni fisiche, come grandezza o età, hanno di fatto travalicato la loro condizione naturale. Ad esempio topi di lunga vita diventano....., rane, serpenti e granchi. Il Juon, il rancore, è un elemento determinante per la creazione dei vendicativi Yurei. Spesso le donne sono protagonistedi vicende nelle quali hanno subito abusi e ingiustizie. Ma se da vive sono vittime, dopo la morte, si trasformano in carnefici terrificanti.

All'inizio del XX secolo gli Yokai sono stati ripudiati, per poi essere riscoperti e valorizzati come attrazione turistica e identitaria della cultura autoctona giapponese, diventando una vera attrattiva culturale ed economica.

I giapponesi erano e sono attratti dalle storie di paura che sovente finiscono male. Cosa inconcepibile per noi, abituati alla mistificazione di un mostro creato funzionalmente, solo per glorificare l'eroe di turno. Ciò deriva principalmente da un gioco di coraggio molto in voga nel periodo Edo fra i samurai: il gioco delle 100 candele. Ci si riuniva dopo il tramonto in una sala illuminata da 100 candele. Ogni partecipante doveva narrare a turno storie di paura, avendo l'accortezza di riservare le più terrificanti per ultime. Con l'avanzare della notte, ogni candela spenta fungeva da contatore a scalare. L'alba era ancora lontana, la notte più, profonda, le storie più terrificanti e la luce sempre più fioca e tremula. Allo spegnimento della centesima candela nel buio totale, poteva arrivare uno dei mostri narrati. Questa prova di coraggio, si diffuse anche fra cortigiane, mercanti e studenti. La difficoltà di ricordare tutti i cento racconti produsse una serie di libri di paura chiamati Hyakumonogatari kaidankai (百物語怪談会) Insieme dei 100 racconti, informalmente gli Hyaku monogatari, i Cento racconti.

Il motivo del mancato lieto fine aveva quindi un compito importante, generare stress e ansia al partecipante di turno che, rincasando da solo prima dell'alba, era suggestionato dai mostri invitti e ancora liberi di scorazzare nella notte.

Il volume “Mostri Giapponesi – Brividi e leggende al riflesso della luna” presenta una descrizione dei mostri divisi per tipologia ed è il frutto di un accurato studio, effettuato mettendo a confronto sia storici dell'arte, professori e studiosi del folklore giapponese che studiosi di mitologia greca, teologia, leggende e storia della scienza occidentali, col fine di evitare errori di traduzione, trasposizione o impropri parallelismi.