Emaki
Un breve profilo storico

Scritto da Marco Milone -

Le origini degli emaki vanno ricercate in Cina e, in misura minore, in India e in Corea, paesi che rimarranno le principali fonti di ispirazione artistica giapponese sino ai tempi moderni. Già nel III secolo a.c. troviamo forme di narrativa illustratasi durante la dinastia Han, quali i fregi dalle camere funerarie, e nel II secolo d.c. vengono raffigurate scene di caccia per decorare le ceramiche, sotto la dinastia Zhou. I primi esempi hanno la forma di una sottile striscia cesellata, sulla quale si svolge una scena in vivace movimento. Notevole risulta la celebre lastra in cotto, dipinta ad agili tratti di pennello, depositata allo MFA di Boston, che mostra gruppi di figure impegnate in azioni o in trattenimenti vivaci, che sembrano anticipare la tensione psicologica-narrativa e ritmica-formale, tipica degli emaki. Se la rappresentazione di una vicenda in movimento su una lunga striscia dipinta sembra essere una delle conquiste più importanti dell'arte cinese, tuttavia, solo intorno al primo secolo d.c. viene inventata la carta in Cina, e ciò permetterà di semplificare la scrittura su rotolo o sutra, talvolta decorati. I primi rotoli narrativi arriveranno successivamente dopo: diversi maestri mostreranno interesse verso questo nuovo medium, tra cui pure Ku K’ai-chih (345-406) che stava sperimentando nuove tecniche. Le leggende buddiste dipinte sulle pareti di una grotta a Tun-huang risalgono all'inizio del VI secolo: la lunga narrazione viene scandita in singoli scomparti spaziali mediante le quinte del paesaggio in modo da realizzare un legame continuo mediante formule di passaggio e obliquità degli assi di profondità.

Secondo gli storici, i primi rotoli cinesi sarebbero arrivati in Giappone intorno al VI secolo, su istruzione di monaci buddisti a seguito dell'introduzione del Buddismo in Giappone dalla Corea nel 538, e quindi sembra presumibile che fossero dei sutra illustrati: non sembra casuale che il più antico rotolo giapponese sia l'”E inga kyo”, caratterizzato da uno stile semplice, sul modello degli stili del periodo delle Sei Dinastie e del primo periodo Tang, con i dipinti disposti in fregi sopra il testo. Le pitture si svolgono parallelamente al testo, scritto nella parte inferiore, articolate in gruppi secondo un sistema ancora arcaico, infilate una dopo l'altra senza unità pittorica continuativa, e tenute insieme solo dai paesaggi, che hanno la funzione insieme di separare e di collegare. Tuttavia, possiamo già distinguere i germi dei futuri metodi compositivi dell'emakimono maturo rispetto alle forme cinesi che continueranno ad accontentarsi di una successione slegata di gruppi di figure, solitamente presentate come scenette di genere, in atteggiamento di quiete o tuttalpiù in un'azione composta e dignitosa.

La rottura delle relazioni con la Cina intorno al nono secolo, a seguito del declino della gloriosa dinastia Tang, favorirà l’emergere di un gusto nazionale in un contesto culturale che oggi appare come il periodo di massimo splendore della civiltà giapponese: questa percezione deriva dall’estetica e dallo stile di vita codificato e raffinato, sviluppato a corte, come pure da una certa moderazione e malinconia che derivava da un senso di impermanenza delle cose.

Dopo una prima fase di mera riproduzione delle tecniche cinesi, l’arte giapponese diventa gradualmente più delicata, quasi lirica nelle sue composizioni decorative, e decisamente più colorata. Se lo yamato-e rivela aspetti di una pittura caratterizzata da temi religiosi, è pur vero che, invece, la sua evoluzione si manifesta nelle opere da temi profani: le decorazioni dei fusuma e dei byobu del palazzo imperiale di Heian presentano temi, scelti dalla poesia waka, quali i riti annuali, le stagioni o ancora paesaggi famosi. Questa forma di arte profana, molto diffusa all’inizio del decimo secolo, si diffonderà tra i nobili, in particolare tra le dame, le quali maggiormente sembrano interessate all’illustrazione dei romanzi. Ed è plausibile che gli emaki siano nati proprio da questa esigenza di illustrazione della narrativa, in funzione del gusto artistico della corte, incline a una rappresentazione emotiva, malinconica e raffinata. La lenta maturazione degli emaki sembra dunque strettamente legata alla nascita della cultura e della letteratura giapponese, come pure dal formarsi dei o degli atelier di pittura presso i templi, che forniranno una tecnica più professionale.

E se tracciare l’evoluzione degli emaki rimane difficile a causa delle poche opere del periodo Heian che ci sono pervenute, possiamo tuttavia già evidenziare come lo stile pittorico fosse maturato pienamente, favorendo nelle epoche successive una piena produzione per temi e generi. Se quasi tutti gli emaki del periodo Heian sono ascrivibili al genere yamato-e, sono ravvisabili diversi sotto-generi: in particolare, nel periodo Heian, troviamo l'onna-e e l'otoko-e.

Nel periodo che copre la fine del periodo Heian e gran parte del Kamakura, sotto la spinta della nuova classe guerriera al potere e dell’emergere di nuove sette buddhiste, la produzione di emaki è molto sostenuta, oltre che ben variegata. E sul piano stilistico si evidenziano due aspetti fondamentali: la sintesi di generi dello yamato-e e un accentuato grado di realismo. Già il “Ban dainagon ekotoba” aveva segnato una prima fase di transizione verso questa evoluzione contrassegnata dalla libertà di linea e dalla leggerezza di tono (otoko-e) come pure dai colori vivaci resi dall’accurato uso di alcuni pigmenti per determinati elementi della scena (onna-e). Tuttavia, l’aspetto molto raffinato sembra affievolirsi a favore di opere più dinamiche e popolari. Il “Kitano tenjin engi emaki”, con la sua accentuata colorazione e un tratto nervoso, rivela un’accurata ricerca cinetica come pure un innovativo realismo nella mimica facciale. Tali tendenze realistiche, in voga nel periodo Kamakura, sono maggiormente evidenti nella rappresentazione più umana delle emozioni che culmina nel ritratto realistico (nise-e): se alcuni pittori mostrano un'evoluzione verso un maggiore realismo pittorico, altri, come Fujiwara Nobuzane, offrono direttamente gallerie di ritratti di tecniche iconografiche del tempo, come in “Sanjūrokkasen emaki”.

Un cambiamento simile si avverte anche in ambito religioso, dopo che le sette esoteriche buddiste del periodo Heian (Tendai e Shingon) cedono innanzi all’influenza della Terra Pura (Jōdo), che predica l’uso di pratiche semplici di devozione al Budda Amitābha. Queste sette, molto attive tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo, si serviranno ampiamente degli emaki per illustrare e promuovere la propria dottrina. Diverse pratiche religiose influenzeranno gli emaki: l’adozione di sermoni pubblici e di sessioni etoki indurranno gli artisti a usare rotoli sempre più grandi in modo da rappresentare i protagonisti della narrazione come sproporzionati rispetto al resto della scena, ma sufficientemente grandi da essere visibili da lontano, conferendo una tipica prospettiva irrealistica giapponese, come nell'“Ippen Shonin ekotoba den”.

Il ruolo preciso giocato dagli etoki nell'evoluzione degli emaki è difficile da comprendere: monaci buddisti o etoki professionisti cantavano i testi e spiegavano le scene sugli emakimono, sui kakemono o su quadri durante sessioni regolari di letture. E quindi la maggior parte degli emaki religiosi del periodo Kamakura narrano della fondazione di templi o della vita di celebri monaci, come l'“Hōgen Monogatari Emaki”, il “Kegon engi emaki”, il “Taima mandala engi” e l'“Ippen Shonin ekotoba den”. Peraltro, in queste narrazioni si fa più evidente l'influenza della pittura Song, in particolare della tradizione Tang, attraverso un tratto pittorico morbido, lineare e fluttuante, sinuoso e scorrevole, agile e leggero. Ben più chiara ed evidente si rende l'influenza nell'”Ippen Shonin ekotoba den” per la resa paesaggistica dove l'ambiente naturale sembra dominare la scena, rendendo secondarie le scene di figure.

Verso metà del periodo Kamakura riscontriamo pure un rinnovato interesse verso la corte Heian, che appare già come l’apice della civiltà giapponese per la sua cultura raffinata; e quindi il “Murasaki Shikibu nikki emaki”, che ripercorre la vita e gli intrighi di Murasaki Shikibu, riflette in larga misura le tecniche pittoriche del tempo, tra cui lo tsukuri-e, qui adattato in uno stile più decorativo. Altre opere seguono questa tendenza, come l'“Ise monogatari emaki” o “Makura no soshi emaki”.

Verso la fine del periodo Kamakura, gli emaki sembrano perdere già la loro importanza, come dimostrano i nuovi emaki, contrassegnati da un manierismo estremo che sembra prediligere una composizione tecnica all’aspetto creativo, come nel “Kasuga gongen genki-e”.

A seguito del declino dell’emaki nel periodo Kamakura, come si evidenzia nello “Tsuchigumo no soshi emaki” e nello “Hyakki yako emaki”, l’otogizōshi diventa il nuovo movimento letterario di riferimento, affrontando tematiche del Giappone tradizionale tra mitologia e folklore, quasi contrapponendosi alle narrazioni a tema storico-religioso; il pubblico è sempre più sensibile ai temi dei sogni, delle risate e del soprannaturale, e gli artisti sono sempre meno creativi, soprattutto nella loro capacità di conferire armonia ai colori tanto da apparire talvolta persino amatoriali.

Superato il quindicesimo secolo assistiamo nella pittura giapponese all'emergere di due grandi tendenze: da un lato quella antica della yamato-e, dall'altro quella della pittura cinese moderna. Se entrambe hanno subito profonde modifiche tali da rendere difficile un discorso generico sulla loro evoluzione più recente, in qualche modo le due tendenze si sono intrecciate e fuse, soprattutto nella scuola Kano. Dal punto di vista contenutistico assistiamo a uno sviluppo generale della cultura giapponese con una crescente tendenza agli argomenti profani, che trova adesso la sua massima affermazione nell'ukiyo-e: l'emergere del nishiki-e può essere considerata una forma di rinascita dell'antica yamato-e, e potremmo, infatti, affermare che “Tōkaidō Gojūsan-tsugi” di Hiroshige abbia l'aspetto delle sezioni di un emakimono, soprattutto se lo paragoniamo a rotoli moderni come il “Kagayaku Oyashima” di Yokoyama Taikan, ove vediamo sfilare, sullo sfondo di un favoloso paesaggio a inchiostro, località storiche che rappresentano simbolicamente i diversi momenti culminanti in cui si è cristallizzata la storia del Giappone.

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