Pagine Zen 138

gennaio / aprile 2026
Matsuo Bashō (1644-1694) in un'opera di Katsushika Hokusai (1760-1849)
Sommario
  • Matsuo Bashō I suoi insegnamenti sull’arte poetica dello haiku
  • 下本來無一物 Honrai mu ichi motsu / Běnlái wú yī wu “In origine, non si ha nulla”
  • L’immagine del monte Fuji Dal mondo fluttuante alle arti applicate, verso la grafica contemporanea
  • L'altra metà del Giappone Ritratti di donne straordinarie
  • L’arte del ritratto in Cina
  • Il Buddha che ride Ironia e gioia di vivere nella pittura sumi-e buddhista
  • I tesori di Kyŏngju L’antica capitale coreana del regno di Silla
  • Kuji-Hō, il Potere dei Nove Segni Tra Storia, Esoterismo e Arti Marziali
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L’immagine del monte Fuji

Scritto da Eleonora Lanza -
L’immagine del monte Fuji

Poche immagini sono così intimamente legate all’anima del Giappone quanto quella del Monte Fuji, la sua forma conica e il profilo innevato dominano non solo il paesaggio naturale, ma anche quello spirituale e artistico del Paese. Fin dal periodo Edo (1603–1868), e in particolare attraverso le stampe ukiyo-e, il Fuji si è trasformato da montagna reale a icona culturale e spirituale, punto di convergenza tra natura, arte e simbolo...

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L'altra metà del Giappone

Scritto da Ornella Civardi -
L'altra metà del Giappone

Non è un mistero che la parità di genere in Giappone sia un traguardo ancora piuttosto distante. Il paese con un piede nel futuro, che detta le mode all’Occidente, sul versante della condizione femminile arranca. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, per la donna giapponese resta tuttora quasi inimmaginabile far convivere maternità e carriera o raggiungere posizioni di potere in azienda o in politica.

Dopo una lunga epoca di relativa indipendenza, residuo dell’originaria società matriarcale, in cui le donne potevano ereditare e gestire proprietà, studiare e praticare le stesse discipline degli uomini, l’avvento dei samurai nel XII secolo ha rappresentato un colpo di spugna su tutte le libertà che non fossero...

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Kuji-Hō, il Potere dei Nove Segni

Scritto da Christian Russo -
Kuji-Hō, il Potere dei Nove Segni

I "nove segni" (Kuji) rappresentano uno degli aspetti più affascinanti e misteriosi del buddhismo esoterico giapponese. La loro eco ha raggiunto anche l’Occidente, spesso amplificata dal cinema e dal legame, talvolta romanzato, con il mondo del ninjutsu. Ma il Kuji-Hō è ben più di un semplice gesto scenico: è un complesso rituale, dalle profonde radici spirituali e storiche, presente nei manuali tecnici di numerose scuole di arti marziali. Le sue interpretazioni e applicazioni variano in base alle scuole e alle correnti di pensiero, ma il fine è spesso simile: preparazione mentale e fisica, protezione, guarigione, o in certi casi, maledizione. Comprenderne la ricchezza richiede uno sguardo attento alle sue origini e alle molteplici forme assunte nel tempo...

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Pagine Zen 137

settembre / dicembre 2025
Hakuin Ekaku (1686-1769) - Un suo autoritratto del 1764.
Sommario
  • Il Kōan, l’enigma Zen
  • 下載清風 Asai seifū - Asai no seifū “Scaricato il carico, fresca brezza”
  • BIANCO, NERO, ROSSO I tre colori della bellezza: il bianco
  • L'Arte della guerra Sun Zi Wu 孫子武
  • Conigli e lepri Usagi sulla Luna
  • Suminagashi L’arte dell’inchiostro fluttuante
  • Il Siddhaṃ (seconda parte) Una meravigliosa forma di scrittura - Gli aspetti religiosi
  • Samguk Sagi e Samguk Yusa Le fondamenta storiche della Corea
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BIANCO, NERO, ROSSO

Scritto da Rossella Marangoni -
BIANCO, NERO, ROSSO

Shijōbashi
oshiroi atsuki
maihime
no nuka sasayakani
utsu yū arare

La danzatrice percorre il ponte di Shijō.
Denso il belletto
che imbianca il suo viso,
sottile la grandine serale
che ne accarezza la fronte.

Yosano Akiko (1878-1942)

Nel panorama complesso e variegato della storia della cosmesi femminile giapponese può essere individuato un elemento unificatore, una sorta di costante, in quello che vorrei chiamare un po’ scherzosamente il tricolore del maquillage. Si tratta dell’utilizzo esclusivo di una palette di tre colori - il bianco (白い shiroi), il nero (黒い kuroi) e il rosso (紅 beni) - per esaltare la bellezza del volto della donna. Questi colori contrassegneranno l’estetica femminile fino alle soglie del XX secolo, mantenendo a lungo il loro potente valore culturale.

Questo tricolore, soprattutto a partire dal periodo Edo (1603-1868), pur mantenendo il proprio carattere esclusivo, sarà abilmente utilizzato dalle donne giapponesi per...

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Suminagashi

Scritto da Luisa Canovi -
Suminagashi

Suminagashi è l’antica tecnica giapponese per dipingere con l’inchiostro sull’acqua. La parola è formata da sumi che significa inchiostro e nagashi che significa fluttuare, quindi letteralmente “inchiostro fluttuante”. Il disegno che si forma sull’acqua viene poi raccolto da un foglio di carta di riso che lo assorbe completamente.

Il procedimento per fare suminagashi è estremamente semplice, anche se richiede diversi materiali ed attrezzi oltre a una preparazione rituale e spirituale.

Si usano gli stessi materiali della calligrafia e della pittura a pennello, i 4 Tesori del calligrafo...

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Il Siddhaṃ (seconda parte)

Scritto da Costanza Brogi -
Il Siddhaṃ (seconda parte)

I caratteri Siddhaṃ, chiamati Bonji in Giappone, rappresentano il divino, nascono in India e sono stati diffusi in Giappone grazie a Kūkai, il fondatore della scuola Shingon, che li ha approfonditi in Cina, anche se erano già arrivati nel paese del sol levante prima del suo viaggio. È stato grazie a Kūkai se questi caratteri non si sono perduti e se sono arrivati fino a noi così, in tutta la loro bellezza.

Il Siddhaṃ è una forma di scrittura del Sanscrito, nata nel nord dell’India. Il Sanscrito è arrivato in India grazie agli Arii, il popolo che dal Turkestan, regione dell’Asia centrale, ha colonizzato l’India intorno al 1500 a.C., stabilizzandosi e creandovi una civiltà. Il Sanscrito si è sviluppato dal loro linguaggio, anche se la maggior parte delle lingue parlate in Europa, India e Persia hanno tutte questa origine. La forma più antica di Sanscrito deriva dai Veda, poi si è evoluta nel Sanscrito classico, ma era una lingua usata non tanto dal popolo, quanto da...

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Pagine Zen 136

maggio / agosto 2025
La vita di Buddha Śākyamuni, pigmento su tessuto, XIX secolo.
Sommario
  • La meditazione seduta
  • 自他共栄 Jita Kyōei Mutua prosperità, per sé stessi e per gli altri
  • Quando la passione non dà respiro Storie d’amore e morte del teatro giapponese
  • Ondeko Monogatari Due settimane a Kasuga, isola di Sado

  • Le mille storie di Mulan La ragazza che salvò la Cina
  • Seguendo le orme della scimmia Un piccolo itinerario al Museo d’Arte Orientale di Venezia
  • I primi europei giunti in Corea, il Regno Eremita Jan Jansz Weltevree e Hendrick Hamel
  • Il Museo di arte bonsai di Ōmiya Storia, capolavori, attività
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Quando la passione non dà respiro

Scritto da Ornella Civardi -
Quando la passione non dà respiro

Tokubei affonda il pugnale, poi, quando vede Ohatsu accasciarsi, apre la mano: «Posso forse rimanere indietro? Esaleremo insieme l’ultimo respiro».

Così suona – in una parafrasi che a dire il vero sintetizza parecchio l’originale – l’apice melodrammatico di Sonezaki shinjū (Suicidio d’amore a Sonezaki), forse la più nota e rappresentata di tutte le pièce che formano lo straordinario repertorio del teatro giapponese di epoca Edo. Chi ha visto Dolls, il capolavoro di Takeshi Kitano del 2002, può confermare quanto la poesia che scaturisce da un amore impossibile continui a esercitare un fascino potente al di là delle epoche...

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Ondeko Monogatari

Scritto da Chiara Codetta Raiteri -
Ondeko Monogatari
Una stradina tra le risaie, tra piccoli capannoni e casette degli attrezzi, ci conduce ad una rimessa ai margini del paese. La luce del tramonto è fioca e inizia a calare la temperatura. Un po’ intimiditi ed emozionati entriamo. Da un lato attrezzi agricoli, scatole, cianfrusaglie sono ammonticchiate in buon ordine per liberare lo spazio, il resto della rimessa è libero e sulla parete di fondo troneggia il tamburo montato su una torretta. Sul lato le maschere sono appese alla parete a testa in giù, la lunga chioma distesa...
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Il Museo di arte bonsai di Ōmiya

Scritto da Alessandra Bonecchi -
Il Museo di arte bonsai di Ōmiya
Era il 1° settembre del 1923, quando la zona di Tōkyō e le regioni circostanti furono scosse da un forte terremoto accompagnato da incendi devastanti. È ricordato come il Grande Disastro del Kantō e fu proprio a causa della devastazione che ne seguì che un gruppo di professionisti del bonsai decise di lasciare Tōkyō e spostarsi verso la zona di Saitama, in cerca di un territorio favorevole alla creazione ed allo sviluppo dei bonsai.
Il Villaggio dei Bonsai di Ōmiya (Ōmiya Bonsai Mura) fu fondato nel 1925 e furono stabiliti quattro requisiti fondamentali per ottenervi la residenza...
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