Pagine Zen 139

maggio / settembre 2026
Il maestro Zen Kōdō Sawaki Rōshi (1880-1965), seduto in zazen
Sommario
  • A proposito di Zazen
  • 非思量 Hishiryō
  • Bianco, nero, rosso. I tre colori della bellezza. (seconda e ultima parte) Il nero e il rosso
  • Pensieri di acciaio e visioni di vetro Una retrospettiva sull’architettura giapponese contemporanea
  • Sekisui-zu. Una mappa nazionale del Giappone al Museo d'Arte Orientale di Venezia
  • Il Giapponismo e Belle Époque in Italia Il manifesto e le cartoline per l’opera lirica “Iris” di Pietro Mascagni
  • Corea - Hong Kiltong Oltre il romanzo
  • L'astronomia nell'antica Cina Scienza, potere e cosmologia: l'evoluzione delle visioni cosmologiche cinesi fino all'incontro con la scienza occidentale alla fine del XVI secolo.
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Bianco, nero, rosso (seconda e ultima parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Bianco, nero, rosso (seconda e ultima parte)

Nell’ideale pagina bianca che è il volto secondo il trucco tradizionale, il segno lasciato dal nero è rappresentato dalla pratica dell’annerimento dei denti e da quella del disegno delle sopracciglia.

L’usanza di annerirsi i denti o ohaguro (letteralmente “nero per i denti”) sembra documentata in Giappone sin dal III secolo. Nella cronaca cinese Weizhi, infatti, il Giappone è menzionato come “la terra dei denti neri”.

Donne e uomini utilizzavano una combinazione di polvere fushinoko, ricavata dalle noci di galla proveniente dagli afidi che infestano i sommacchi, ricche di tannino, insieme a succo di ferro (tesshō) creato scaldando frammenti di ferro e tuffandoli in una miscela di tè, aceto e sake per farli ossidare. L’acetato di ferro dell’uno e l’acido tannico dell’altro si combinavano per annerire gradualmente i denti. Per preservare il colore nero, era necessario rivestire i denti con questa miscela ogni mattina, un processo che aveva l’effetto collaterale di...

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Sekisui-zu. Una mappa nazionale del Giappone al Museo d'Arte Orientale di Venezia

Interventi di Sonia Favi, Luisa Bienati e Marta Boscolo Marchi -
Sekisui-zu. Una mappa nazionale del Giappone al Museo d'Arte Orientale di Venezia

La mappa nazionale del Giappone intitolata [Zōtei] Dai Nihon kokugun yochi rotei zenzu (Mappa [ampliata e rivista] delle province e itinerari del Grande Giappone), donata dagli eredi della professoressa Adriana Boscaro al Museo d’Arte Orientale di Venezia, è un esempio della ricca produzione cartografica commerciale dell’epoca Tokugawa o Edo (1603-1867). Il suo colophon indica che è stata stampata e pubblicata a Edo e Kyoto dall’editore Izumoji Manjirō, nel 1852, e identifica due autori: come responsabile della zōtei, ovvero della revisione ed espansione, Suzuki Kien, una figura su cui non si dispone di dettagliate notizie biografiche, ma che produsse svariate mappe e testi di natura educativa a cavallo fra...

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Pagine Zen 138

gennaio / aprile 2026
Matsuo Bashō (1644-1694) in un'opera di Katsushika Hokusai (1760-1849)
Sommario
  • Matsuo Bashō I suoi insegnamenti sull’arte poetica dello haiku
  • 下本來無一物 Honrai mu ichi motsu / Běnlái wú yī wu “In origine, non si ha nulla”
  • L’immagine del monte Fuji Dal mondo fluttuante alle arti applicate, verso la grafica contemporanea
  • L'altra metà del Giappone Ritratti di donne straordinarie
  • L’arte del ritratto in Cina
  • Il Buddha che ride Ironia e gioia di vivere nella pittura sumi-e buddhista
  • I tesori di Kyŏngju L’antica capitale coreana del regno di Silla
  • Kuji-Hō, il Potere dei Nove Segni Tra Storia, Esoterismo e Arti Marziali
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L'altra metà del Giappone

Scritto da Ornella Civardi -
L'altra metà del Giappone

Non è un mistero che la parità di genere in Giappone sia un traguardo ancora piuttosto distante. Il paese con un piede nel futuro, che detta le mode all’Occidente, sul versante della condizione femminile arranca. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, per la donna giapponese resta tuttora quasi inimmaginabile far convivere maternità e carriera o raggiungere posizioni di potere in azienda o in politica.

Dopo una lunga epoca di relativa indipendenza, residuo dell’originaria società matriarcale, in cui le donne potevano ereditare e gestire proprietà, studiare e praticare le stesse discipline degli uomini, l’avvento dei samurai nel XII secolo ha rappresentato un colpo di spugna su tutte le libertà che non fossero...

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Pagine Zen 137

settembre / dicembre 2025
Hakuin Ekaku (1686-1769) - Un suo autoritratto del 1764.
Sommario
  • Il Kōan, l’enigma Zen
  • 下載清風 Asai seifū - Asai no seifū “Scaricato il carico, fresca brezza”
  • BIANCO, NERO, ROSSO I tre colori della bellezza: il bianco
  • L'Arte della guerra Sun Zi Wu 孫子武
  • Conigli e lepri Usagi sulla Luna
  • Suminagashi L’arte dell’inchiostro fluttuante
  • Il Siddhaṃ (seconda parte) Una meravigliosa forma di scrittura - Gli aspetti religiosi
  • Samguk Sagi e Samguk Yusa Le fondamenta storiche della Corea
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Bianco, nero, rosso (prima parte)

Scritto da Rossella Marangoni -
Bianco, nero, rosso (prima parte)

Shijōbashi
oshiroi atsuki
maihime
no nuka sasayakani
utsu yū arare

La danzatrice percorre il ponte di Shijō.
Denso il belletto
che imbianca il suo viso,
sottile la grandine serale
che ne accarezza la fronte.

Yosano Akiko (1878-1942)

Nel panorama complesso e variegato della storia della cosmesi femminile giapponese può essere individuato un elemento unificatore, una sorta di costante, in quello che vorrei chiamare un po’ scherzosamente il tricolore del maquillage. Si tratta dell’utilizzo esclusivo di una palette di tre colori - il bianco (白い shiroi), il nero (黒い kuroi) e il rosso (紅 beni) - per esaltare la bellezza del volto della donna. Questi colori contrassegneranno l’estetica femminile fino alle soglie del XX secolo, mantenendo a lungo il loro potente valore culturale.

Questo tricolore, soprattutto a partire dal periodo Edo (1603-1868), pur mantenendo il proprio carattere esclusivo, sarà abilmente utilizzato dalle donne giapponesi per...

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Il Siddhaṃ (seconda parte)

Scritto da Costanza Brogi -
Il Siddhaṃ (seconda parte)

I caratteri Siddhaṃ, chiamati Bonji in Giappone, rappresentano il divino, nascono in India e sono stati diffusi in Giappone grazie a Kūkai, il fondatore della scuola Shingon, che li ha approfonditi in Cina, anche se erano già arrivati nel paese del sol levante prima del suo viaggio. È stato grazie a Kūkai se questi caratteri non si sono perduti e se sono arrivati fino a noi così, in tutta la loro bellezza.

Il Siddhaṃ è una forma di scrittura del Sanscrito, nata nel nord dell’India. Il Sanscrito è arrivato in India grazie agli Arii, il popolo che dal Turkestan, regione dell’Asia centrale, ha colonizzato l’India intorno al 1500 a.C., stabilizzandosi e creandovi una civiltà. Il Sanscrito si è sviluppato dal loro linguaggio, anche se la maggior parte delle lingue parlate in Europa, India e Persia hanno tutte questa origine. La forma più antica di Sanscrito deriva dai Veda, poi si è evoluta nel Sanscrito classico, ma era una lingua usata non tanto dal popolo, quanto da...

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Pagine Zen 134

settembre / dicembre 2024
Falco e fiori di ciliegio – 1834 Katsushita Hokusai (1760–1849)
Sommario
  • Animali e buddhismo in Giappone
  • 無明 Ignoranza Inconsapevolezza Giapponese: mumyō / Cinese: wúmíng / Sanscrito: avidyā
  • Sulle shin hanga
  • Le rocce da letterati Porte che aprono a una diversa visione
  • Il Siddhaṃ Una meravigliosa forma di scrittura - La storia
  • Hanbok La colorata leggiadria degli abiti tradizionali della Corea del Sud
  • Il viaggio in Manciuria di Natsume Sōseki
  • Fuori dal cono d’ombra
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Animali e buddhismo in Giappone

Scritto da Rossella Marangoni -
Animali e buddhismo in Giappone

Nella cosmogonia giapponese le divinità (kami), e gli uomini non sono entità separate, ma condividono una comune origine che le cronache più antiche, il Kojiki (Un racconto di antichi eventi, 712 d.C.) e il Nihongi (Cronaca del Giappone, 720 d.C.) attribuiscono alla Dea del Sole Amaterasu Ōmikami e, risalendo ancora più addietro, ai progenitori divini della Dea del Sole. Uomo e kami possono interagire, perché la biforcazione fra il divino e l’umano non è mai avvenuta.

Allo stesso modo, l’uomo e la natura si trovano in una situazione di comunione inseparabile. Questa relazione con il mondo naturale nasce dalla convinzione che non esiste contrapposizione fra uomo e natura, così come non esiste una distinzione marcata fra la natura e il divino. Questa sostanziale unità non preclude però l’idea di una...

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Il Siddhaṃ (prima parte)

Scritto da Costanza Brogi -
Il Siddhaṃ (prima parte)

I caratteri Siddhaṃ, chiamati Bonji in Giappone, rappresentano il divino, nascono in India e sono stati diffusi in Giappone grazie a Kūkai, il fondatore della scuola Shingon, che li ha approfonditi in Cina, anche se erano già arrivati nel paese del sol levante prima del suo viaggio. È stato grazie a Kūkai se questi caratteri non si sono perduti e se sono arrivati fino a noi così, in tutta la loro bellezza.

Il Siddhaṃ è una forma di scrittura del Sanscrito, nata nel nord dell’India. Il Sanscrito è arrivato in India grazie agli Arii, il popolo che dal Turkestan, regione dell’Asia centrale, ha colonizzato l’India intorno al 1500 a.C., stabilizzandosi e creandovi una civiltà. Il Sanscrito si è sviluppato dal loro linguaggio, anche se la maggior parte delle lingue parlate in Europa, India e Persia hanno tutte questa origine. La forma più antica di Sanscrito deriva dai Veda, poi si è evoluta nel Sanscrito classico, ma era una lingua usata non tanto dal popolo, quanto da...

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Pagine Zen 133

maggio / agosto 2024
“Dipinto di attività femminili - bonsai”, 1905, collezione privata. Chikanobu “Bonsai” da Fujin Shoreishiki no zu (Etichetta femminile), trittico – 1905
Sommario
  • Il bonsai nel Giappone di periodo Meiji
  • 如幻 Nyogen Come un sogno
  • Sulla via dello Zen e dell'arte marziale La mia esperienza
  • Sulle tracce della divinità cinese
  • Neko mon amour Il gatto e il Giappone
  • Emaki Un breve profilo storico
  • Quando gli animali parlano Antropomorfismo e censura nel periodo Edo
  • Il complesso tombale coreano di Koguryŏ
  • Ikebana svelato
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